COVADONGA,
Spagna (Maggio 2006). - Il volto di San Pedro Poveda illuminò la
Basilica di Covadonga durante una veglia di preghiera che riunì varie
centinaia di persone venute da tutta la Spagna e da varie parti del
mondo per rispondere ai desideri espressi dal Fondatore dell'Istituzione
Teresiana.
Alla
vigilia del tradizionale 'Voto di Covadonga', atto celebrativo con cui
gli associati dell'Istituzione Teresiana rinnovano la loro devozione
mariana, uno schermo bianco attirò lo sguardo dei pellegrini che si
erano riuniti a pregare il 27 maggio. Su di esso apparivano via via
fotografie del Poveda nelle varie tappe della sua vita, e anche parole
sue che invitavano a vivere il Vangelo.
Tutta
la veglia di preghiera fu un invito ad andare in pellegrinaggio
"con un mondo in ricerca, alle fonti dell'acqua della
Salvezza", come si era espressa Loreto Ballester nella sua lettera
di convocazione per il Voto di Covadonga del 2006. La Direttrice
dell'Istituzione Teresiana aveva invitato tutti gli associati
"affinché in ogni luogo dove sia l'Istituzione si vada in
pellegrinaggio a qualche posto di devozione a Maria per unirsi a questa
azione di grazia".
E aveva
fatto conoscere i nomi delle sette persone che, dalle diverse realtà e
paesi, avrebbero rappresentato tutte le nazioni presso la Santina.
"Una pluralità di forme in cui si è incarnata l'ispirazione
fondazionale in tutta l'ampiezza del mondo, in diversi ambiti del
dialogo fra la fede e le culture, nella promozione umana e nella lotta
quotidiana per contribuire a formare persone 'eminentemente umane e
tutte di Dio' e società più giuste e fraterne", come lei si era
espressa.
Per
più di un'ora, nell'oscurità della Basilica, piena di pellegrini, la
parola, la musica e l'immagine guidarono il pellegrinaggio di quelli che
erano accorsi alla chiamata, in quest'anno in cui si compie un secolo
dall'arrivo di Pedro Poveda a Covadonga, questo luogo dove, guardando la
Santina, iniziò una nuova vita e dove sorse l'idea dell'Istituzione
Teresiana.
"Vogliamo
andare in pellegrinaggio come popolo… vogliamo portare nel nostro
cuore gli aneliti, i dolori e le speranze dei nostri
contemporanei": così leggeva Beth Zambrana al microfono, citando
l'Arcivescovo Carlos Osoro.
Sullo
schermo bianco, alternandosi con immagini del Poveda, apparivano
pennellate con la sua parola e, ogni tanto, alcuni operatori della
comunità cristiana conosciuta come "Centro d'Arte Los Cabos",
adattavano la musica a testi del Poveda.
"Alzati
amica mia, mia bella, e vieni", ripeteva Luis Alfredo Diaz,
evocando le meditazioni del Poveda scritte a Covadonga.
O anche
testi come "… che io pensi quello che tu vuoi che io pensi… che
io voglia, che io parli, che io operi quello che tu vuoi. Questa è la
mia unica aspirazione, Signore".
La
preghiera era composta di tre parti: entrare nell'esperienza vissuta da
Pedro Poveda a Covadonga. Fare memoria. Continuare ad avanzare verso il
futuro nella fedeltà al carisma con audacia e generosità.
Dopo
l'orazione, coloro che portavano l'offerta presentarono le loro
testimonianze e le realtà che rappresentano.
"Porto
qui tutti quelli che in qualche maniera collaborano con l'Editoriale
Narcea", disse Ana de Miguel, ricordando il privilegio che ha
significato curare la pubblicazione del primo volume dell'edizione
critica degli scritti di San Pedro Poveda con il titolo "Creì, por
eso hablé". Nella sua testimonianza incluse editori,
collaboratori, traduttori, pianificatori…
"La
Vergine li conosce tutti", commentò, sottolineando che
l'editoriale ha pubblicato 1600 titoli in spagnolo, cosa che presuppone
milioni di esemplari.
Amelia
Santos espresse la sua riconoscenza per poter rappresentare coloro che
"lavorano nel mondo dell'università e della ricerca e
contribuiscono a creare pensiero e scienza, cercando di farli dialogare
con la fede". Ricordò quelli che "si impegnano nel
rinnovamento pedagogico e didattico e nella formazione attualizzata dei
professori non universitari". Disse che la problematica
dell'educazione oggi presenta serie difficoltà e c'è bisogno di
sostenere l'animo dei professori e "chiedere a San Pedro Poveda che
ispiri e incoraggi nuove forme di realizzare questo importante
compito".
E
inoltre ricordò quelli che nell'Istituzione fanno scienza e pensiero
per tutti, impegnandosi nella loro diffusione. "Poveda creò e
divulgò il suo pensiero per mezzo di pubblicazioni. Che cosa avrebbe
fatto lui se avesse avuto a sua disposizione le nuove tecnologie
dell'informazione e della comunicazione su cui oggi possiamo
contare?" - domandò.
"Credo
che ci animerebbe ad usare questi mezzi aperti al mondo intero".
Betzabeth
Zambrana salutò i pellegrini in 'aymarah', la lingua degli aborigeni
della Bolivia, con i quali realizza il suo lavoro. E servendosi di
diapositive presentò i progetti che porta avanti lì l'Istituzione
Teresiana, nei quali si dà priorità alla formazione di maestri e
attenzione alla gioventù attraverso un collegio tecnico che attende a
300 adolescenti.
"Vengono
percorrendo fino a 48 ore di cammino per cercare di ottenere una loro
abilitazione".
Anche
Virginia Almario condivise la sua esperienza con gli aborigeni della
zona Bukidnon, nel Sud di Mindanao, Filippine, dove si offre educazione
non formale, che prepara le persone perché possano in seguito accedere
alle scuole ufficiali e agli studi superiori. Espresse il suo desiderio
che "l'essere venuti qui ci faccia crescere in creatività ed
energia per camminare con questa gente che è ricca di doni ma è scarsa
di mezzi".
La
coppia André e Marie Josée Wameso rappresentò la Repubblica
Democratica del Congo. In nome di entrambi, André espresse riconoscenza
per la vocazione offerta ai coniugi per compiere la missione secondo il
carisma ricevuto dal Poveda a Covadonga.
"Malgrado
la nostra povertà, abbiamo vissuto l'esperienza del cambiamento e della
trasformazione". E parlò dei luoghi dove si riceve la fede e si
trasmette la vita.
Wameso
è economista e da 25 anni è membro dell'Istituzione. Lo è anche sua
moglie Mary Josée che non si alzò a parlare, ma lo aveva fatto prima
della veglia, durante una riunione previa di tutti gli offerenti. Lì
aveva condiviso l'impatto che aveva ricevuto dal suo lavoro con i
bambini della strada, citando specialmente Vigny, un ragazzo
intrattabile che non parlava con nessuno. Finché lei scoprì che un suo
familiare lo maltrattava. Quando venne a conoscere la sua realtà,
cominciò a guardarlo in un altro modo "e quando lui sentì che io
lo amavo, è cambiato", disse, confessando che "la maggiore
gioia della mia vita fu l'aver ottenuto di farlo sorridere".
Lilla
Ciaccio presentò il lavoro con la gioventù in Italia, che lei
cominciò con i figli di membri dell'Istituzione ed ora sono già un
gruppo con proiezione a Rossano, Palermo e Roma.
"Provo
a presentare qui la vita dei giovani, i loro aneliti, le speranze, la
solidarietà, le sconfitte e i vuoti", disse. Ed anche i loro
desideri di costruire una storia nuova…fatta di senso della vita…".
Sebbene
non fosse programmato, l'Abate di Covadonga, Florentino Hoyos si
avvicinò al microfono per presentare il lavoro e la presenza
dell'Istituzione Teresiana a Covadonga, nella Casina, nella cura della
Santina, con i bambini della "Escolania" e nella pastorale del
Santuario. Anche nell'accoglienza dei pellegrini attraverso i giovani IT
durante l'estate.
La
Direttrice Generale disse che "Covadonga è uno di questi luoghi
pieni di energia. Bisogna solo arrivare, entrare, guardare e lasciarsi
guardare ed entrano cose dentro le persone".
Ricordò
che è un luogo di pellegrinaggio continuo e annunciò che quest'estate
dopo la riunione internazionale di tutte le Associazioni a Los Negrales,
gli assembleisti vi andranno di nuovo in pellegrinaggio.
L'Abate
porse a tutti un saluto a nome dell'Arcivescovo, Mons. Carlos Osoro, e
augurò "che vi sentiate a vostro agio a Covadonga e in questa
Basilica dove San Pedro Poveda ascoltò e predicò la Parola di
Dio".
Li
invitò a "far scendere profondamente la parola ascoltata questa
sera nel proprio cuore, perché li prepari all'Eucaristia di
domani".
Fu
durante questa Eucaristia della domenica, insieme a tutto il popolo di
Dio, che gli offerenti rinnovarono la devozione e la gratitudine
dell'Istituzione Teresiana alla Madonna, secondo i desideri del
Fondatore.
Davanti
a tutto il popolo riunito, Amelia Santos pronunciò le parole
indirizzate alla Vergine di Covadonga.
Dopo
l'Eucaristia e i saluti, la festa continuò tutta la sera, all'aria
aperta, con cena asturiana, sidra e allegria, che rallegrarono la
condivisione.
Testo e
foto: ARACELI CANTERO
Traduzione
Maria Cimino
Originale
in spagnolo nella pagina Wen dell'Istituzione
Teresiana