A Covadonga con la Santina   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

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Con il Papa - Pentecoste 2006

 

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Davanti alla Santina: guardare e lasciarsi guardare. 

Il "Voto di Covadonga" nell'Anno Centenario.

 

COVADONGA, Spagna (Maggio 2006). - Il volto di San Pedro Poveda illuminò la Basilica di Covadonga durante una veglia di preghiera che riunì varie centinaia di persone venute da tutta la Spagna e da varie parti del mondo per rispondere ai desideri espressi dal Fondatore dell'Istituzione Teresiana.

Alla vigilia del tradizionale 'Voto di Covadonga', atto celebrativo con cui gli associati dell'Istituzione Teresiana rinnovano la loro devozione mariana, uno schermo bianco attirò lo sguardo dei pellegrini che si erano riuniti a pregare il 27 maggio. Su di esso apparivano via via fotografie del Poveda nelle varie tappe della sua vita, e anche parole sue che invitavano a vivere il Vangelo.

Tutta la veglia di preghiera fu un invito ad andare in pellegrinaggio "con un mondo in ricerca, alle fonti dell'acqua della Salvezza", come si era espressa Loreto Ballester nella sua lettera di convocazione per il Voto di Covadonga del 2006. La Direttrice dell'Istituzione Teresiana aveva invitato tutti gli associati "affinché in ogni luogo dove sia l'Istituzione si vada in pellegrinaggio a qualche posto di devozione a Maria per unirsi a questa azione di grazia".

E aveva fatto conoscere i nomi delle sette persone che, dalle diverse realtà e paesi, avrebbero rappresentato tutte le nazioni presso la Santina. "Una pluralità di forme in cui si è incarnata l'ispirazione fondazionale in tutta l'ampiezza del mondo, in diversi ambiti del dialogo fra la fede e le culture, nella promozione umana e nella lotta quotidiana per contribuire a formare persone 'eminentemente umane e tutte di Dio' e società più giuste e fraterne", come lei si era espressa.

Per più di un'ora, nell'oscurità della Basilica, piena di pellegrini, la parola, la musica e l'immagine guidarono il pellegrinaggio di quelli che erano accorsi alla chiamata, in quest'anno in cui si compie un secolo dall'arrivo di Pedro Poveda a Covadonga, questo luogo dove, guardando la Santina, iniziò una nuova vita e dove sorse l'idea dell'Istituzione Teresiana.

"Vogliamo andare in pellegrinaggio come popolo… vogliamo portare nel nostro cuore gli aneliti, i dolori e le speranze dei nostri contemporanei": così leggeva Beth Zambrana al microfono, citando l'Arcivescovo Carlos Osoro.

Sullo schermo bianco, alternandosi con immagini del Poveda, apparivano pennellate con la sua parola e, ogni tanto, alcuni operatori della comunità cristiana conosciuta come "Centro d'Arte Los Cabos", adattavano la musica a testi del Poveda.

"Alzati amica mia, mia bella, e vieni", ripeteva Luis Alfredo Diaz, evocando le meditazioni del Poveda scritte a Covadonga.

O anche testi come "… che io pensi quello che tu vuoi che io pensi… che io voglia, che io parli, che io operi quello che tu vuoi. Questa è la mia unica aspirazione, Signore".

La preghiera era composta di tre parti: entrare nell'esperienza vissuta da Pedro Poveda a Covadonga. Fare memoria. Continuare ad avanzare verso il futuro nella fedeltà al carisma con audacia e generosità.

Dopo l'orazione, coloro che portavano l'offerta presentarono le loro testimonianze e le realtà che rappresentano.

"Porto qui tutti quelli che in qualche maniera collaborano con l'Editoriale Narcea", disse Ana de Miguel, ricordando il privilegio che ha significato curare la pubblicazione del primo volume dell'edizione critica degli scritti di San Pedro Poveda con il titolo "Creì, por eso hablé". Nella sua testimonianza incluse editori, collaboratori, traduttori, pianificatori…

"La Vergine li conosce tutti", commentò, sottolineando che l'editoriale ha pubblicato 1600 titoli in spagnolo, cosa che presuppone milioni di esemplari.

Amelia Santos espresse la sua riconoscenza per poter rappresentare coloro che "lavorano nel mondo dell'università e della ricerca e contribuiscono a creare pensiero e scienza, cercando di farli dialogare con la fede". Ricordò quelli che "si impegnano nel rinnovamento pedagogico e didattico e nella formazione attualizzata dei professori non universitari". Disse che la problematica dell'educazione oggi presenta serie difficoltà e c'è bisogno di sostenere l'animo dei professori e "chiedere a San Pedro Poveda che ispiri e incoraggi nuove forme di realizzare questo importante compito".

E inoltre ricordò quelli che nell'Istituzione fanno scienza e pensiero per tutti, impegnandosi nella loro diffusione. "Poveda creò e divulgò il suo pensiero per mezzo di pubblicazioni. Che cosa avrebbe fatto lui se avesse avuto a sua disposizione le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione su cui oggi possiamo contare?" - domandò.

"Credo che ci animerebbe ad usare questi mezzi aperti al mondo intero".

Betzabeth Zambrana salutò i pellegrini in 'aymarah', la lingua degli aborigeni della Bolivia, con i quali realizza il suo lavoro. E servendosi di diapositive presentò i progetti che porta avanti lì l'Istituzione Teresiana, nei quali si dà priorità alla formazione di maestri e attenzione alla gioventù attraverso un collegio tecnico che attende a 300 adolescenti.

"Vengono percorrendo fino a 48 ore di cammino per cercare di ottenere una loro abilitazione".

Anche Virginia Almario condivise la sua esperienza con gli aborigeni della zona Bukidnon, nel Sud di Mindanao, Filippine, dove si offre educazione non formale, che prepara le persone perché possano in seguito accedere alle scuole ufficiali e agli studi superiori. Espresse il suo desiderio che "l'essere venuti qui ci faccia crescere in creatività ed energia per camminare con questa gente che è ricca di doni ma è scarsa di mezzi".

La coppia André e Marie Josée Wameso rappresentò la Repubblica Democratica del Congo. In nome di entrambi, André espresse riconoscenza per la vocazione offerta ai coniugi per compiere la missione secondo il carisma ricevuto dal Poveda a Covadonga.

"Malgrado la nostra povertà, abbiamo vissuto l'esperienza del cambiamento e della trasformazione". E parlò dei luoghi dove si riceve la fede e si trasmette la vita.

Wameso è economista e da 25 anni è membro dell'Istituzione. Lo è anche sua moglie Mary Josée che non si alzò a parlare, ma lo aveva fatto prima della veglia, durante una riunione previa di tutti gli offerenti. Lì aveva condiviso l'impatto che aveva ricevuto dal suo lavoro con i bambini della strada, citando specialmente Vigny, un ragazzo intrattabile che non parlava con nessuno. Finché lei scoprì che un suo familiare lo maltrattava. Quando venne a conoscere la sua realtà, cominciò a guardarlo in un altro modo "e quando lui sentì che io lo amavo, è cambiato", disse, confessando che "la maggiore gioia della mia vita fu l'aver ottenuto di farlo sorridere".

Lilla Ciaccio presentò il lavoro con la gioventù in Italia, che lei cominciò con i figli di membri dell'Istituzione ed ora sono già un gruppo con proiezione a Rossano, Palermo e Roma.

"Provo a presentare qui la vita dei giovani, i loro aneliti, le speranze, la solidarietà, le sconfitte e i vuoti", disse. Ed anche i loro desideri di costruire una storia nuova…fatta di senso della vita…".

Sebbene non fosse programmato, l'Abate di Covadonga, Florentino Hoyos si avvicinò al microfono per presentare il lavoro e la presenza dell'Istituzione Teresiana a Covadonga, nella Casina, nella cura della Santina, con i bambini della "Escolania" e nella pastorale del Santuario. Anche nell'accoglienza dei pellegrini attraverso i giovani IT durante l'estate.

La Direttrice Generale disse che "Covadonga è uno di questi luoghi pieni di energia. Bisogna solo arrivare, entrare, guardare e lasciarsi guardare ed entrano cose dentro le persone".

Ricordò che è un luogo di pellegrinaggio continuo e annunciò che quest'estate dopo la riunione internazionale di tutte le Associazioni a Los Negrales, gli assembleisti vi andranno di nuovo in pellegrinaggio.

L'Abate porse a tutti un saluto a nome dell'Arcivescovo, Mons. Carlos Osoro, e augurò "che vi sentiate a vostro agio a Covadonga e in questa Basilica dove San Pedro Poveda ascoltò e predicò la Parola di Dio".

Li invitò a "far scendere profondamente la parola ascoltata questa sera nel proprio cuore, perché li prepari all'Eucaristia di domani".

Fu durante questa Eucaristia della domenica, insieme a tutto il popolo di Dio, che gli offerenti rinnovarono la devozione e la gratitudine dell'Istituzione Teresiana alla Madonna, secondo i desideri del Fondatore.

Davanti a tutto il popolo riunito, Amelia Santos pronunciò le parole indirizzate alla Vergine di Covadonga.

Dopo l'Eucaristia e i saluti, la festa continuò tutta la sera, all'aria aperta, con cena asturiana, sidra e allegria, che rallegrarono la condivisione.

Testo e foto: ARACELI CANTERO

Traduzione Maria Cimino

Originale in spagnolo nella pagina Wen dell'Istituzione Teresiana

 

La grotta di Covadonga
La Santina. Il manto porta lo stemma dell'Istituzione Teresiana
Ana de Miguel rappresenta l'ambito delle pubblicazioni
Amelia Santos e l'Abate Florentino Hoyos
Beth Zambrana presentò il lavoro con gli aborigini in Bolivia
Virginia Almario presentò il lavoro a Mindanao, Filipine
André e maia Josée Wameso presentarono l'IT a Kinshasa
Lilla Ciaccio presentò i giovani MIT en Italia
Il gruppo che ha presentato l'offerta alla Santina
Interno della Basilica durante la celebrazione
Concelebrazione con l'Abate
Pranzo con i peregrini
Un momento della festa
Il libro raccoglie le testimonianze dei peregrini
 

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