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Celebrazione della nascita di Victoria Diez a Rossano e a Roma

L’11 novembre il MIT-Giovani di Rossano ha festeggiato l’anniversario della nascita di Victoria Diez (11.11. 1903) con una celebrazione eucaristica nella parrocchia di S. Teresa di Gesù Bambino, seguita da un incontro di due gruppi di giovani: le Sentinelle e il MIT.

Ma potreste chiedervi: "Chi è questa donna, per poterla celebrare nel giorno de suo compleanno? Lei che ci ha lasciato nel 1936, giusto 70 anni fa" ?

Vogliamo cominciare con un riferimento alla lettera apostolica Novo millennio ineunte del nostro compianto Giovanni Paolo II: "Ringrazio il Signore che mi ha concesso di beatificare e canonizzare, in questi anni, tanti cristiani e, tra loro molti laici che si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita. E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione".

Ecco, Victoria Diez era una di questi cristiani, una di questi laici: il Papa l’ha beatificata a Roma, il 10 ottobre 1993. Ed è una donna del nostro tempo. Avrebbe avuto 90 anni, in quel 1993, se fosse stata ancora in vita su questa terra.

Cosa ha di straordinario? Si è santificata … nella vita ordinaria!

Era una semplice maestra, e ancora molto giovane quando, passando di ruolo, le venne assegnata la scuola che si trovava in un paesino sperduto nel sud della Spagna. Una che va ad insegnare… una cosa normale… come accade a molti di noi in Italia, qui a Rossano. E Victoria si è messa subito all’opera con tutto l’impegno e competenza professionale possibili (ha, addirittura ristrutturato l’edificio scolastico in degrado e disegnava lei stessa le carte geografiche alle pareti, in mancanza di strumenti didattici adeguati).

L’occhio attento e vigile d’un cuore che ama le ha fatto scoprire subito quante fossero le necessità di quel paesino e, oltre all’insegnamento nella scuola per i bambini, lei si dedicò a corsi serali per le giovani operaie, corsi di alfabetizzazione per i genitori; preparava i bambini e le bambine alla prima Comunione, riorganizzò il gruppo delle giovani "Figlie di Maria", introdusse e fece fiorire l’azione cattolica.

Presto al centro della vita e della simpatia del paese, ben conosciuta per il suo operato e per la sua fede, al momento in cui cominciano le persecuzioni religiose le viene proibito di fare catechismo. Viene bruciata la Chiesa e subito è ricostruita, grazie al suo impulso. Lei, allora, forma parecchie giovani per la catechesi – ci ha lasciato uno scritto molto bello sulla maniera di accostare i bambini con amore per portarli a Dio – e se ne sta in preghiera davanti al Santissimo, mentre gli altri insegnano al suo posto.

Qui il segreto di Victoria: la sua preghiera, la sua donazione radicale al Signore perché Lui disponga totalmente di lei. Era disposta "ad andare ai confini del mondo se là poteva dare gloria a Dio". In quel periodo difficile di guerra civile lei pregava: "Chiedimi prezzo", disposta a tutto per la salvezza delle persone a lei affidate. Ed ha pagato con la vita. Come la vedova elogiata da Gesù perché aveva dato tutto quanto aveva per vivere. Così Victoria ha dato la vita. Quando i militari l’hanno presa, ha preferito perderla piuttosto che rinnegare  Cristo. La Chiesa ha riconosciuto il suo martirio.

Ce la propone come modello di santità: testimonianza di fede, con un’offerta totale di se stessi a Dio nella vita ordinaria, amandolo con tutto il cuore e con tutte le forze.

Mettere Dio nel cuore, portarlo al centro e in prima fila diceva Victoria esprimendo ciò che viveva.

Serena Greco

 

 

A Roma la celebrazione ha avuto luogo anche l'11 novembre, nella sede dell'Istituzione Teresiana, con la presentazione della composizione letteraria "Le lettere di Victoria", traduzione all'italiano da "Las letras de Victoria" di Marisa Rodriguez.

Le sei lettere che compongono il nome Victoria con i vari significati di ognuna di loro, si sono perse in una scuola dell'Andalusia, per venire dopo ritrovate nella maestra Victoria, che le riempie di  significato fino al momento del suo martirio: "Soltanto una frase l'avrebbe salvata, solo una, ma non l'ha potuta pronunciare. Si sentì dire che la maestrina era molto ostinata. E tirando fuori tutto il coraggio della sua V esclamò: Viva Cristo Re! e viva mia Madre!... E si fece giorno nella miniera! E d'allora, alcune lettere girano per il mondo traboccanti di Victoria.

Celebrazioni in Spagna
Verso la miniera dove è stata uccisa
Tomba di Victoria
Luogo del martirio e di pellegrinaggio
 

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