Un
alt nei villaggi più poveri, bisognosi di tutte le sue attenzioni. In
essi la visita alla scuola, alla parrocchia, il contatto umano e
arricchente con la maestra, con le bambine, con i genitori, con i
sindaci, con tutta la gente.
Al
di là dell’iniziale rozzezza, andò scoprendo il cuore degli uomini,
la loro ricchezza e le loro miserie; tra di esse nessuna reclamava un
intervento tanto urgente come l’ignoranza culturale e quella
religiosa. Impiegò lì tutte le sue energie con invincibile tenacia:
convivenze, progetti, riunioni regionali, discorsi… Ai paesi che lo
chiedevano e avevano bisogno di tutto, dispensò le sue migliori
energie.
Passati
gli anni, nella festa di commiato che le maestre della sua zona vennero
a farle a Madrid in occasione del pensionamento rimaneva ben chiaro l’aspetto
umano, cordiale e spiritualmente arricchente del lavoro di Josefa
Segovia.
Se
il dare questa testimonianza di zelo umano e soprannaturale fu un
compito gioioso e facile nei confronti dei maestri a lei affidati, non
lo fu altrettanto quando si trattò di agire tra i suoi colleghi. Il
coraggio della sua vita cristiana impegnata, in mezzo a un ambiente
travolgente e ostile alla Chiesa, richiese ancora una volta da lei la
fermezza eroica del discepolo di Cristo. In alcuni momenti l’adesione
alla sua fede in quel contesto arrivò a compromettere il suo prestigio
nella professione, la sua fama e perfino la sua sicurezza personale. La
sua fermezza nel sopportare tutto, la sua fede e la sua libertà di
spirito fecero di Josefa Segovia, nella società di Jaén, un segno di
contraddizione e, nel contempo, un segno di vittoria: "Questa è la
vittoria che vince il mondo: la vostra fede".