Convegno sulla Chiesa   

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Il MIT di Sicilia ad un Convegno sulla Chiesa

“Facciamo…fuori… la chiesa”

Cronaca del Convegno

 

Il convegno dal titolo “Facciamo…fuori… la chiesa” è stato organizzato dal Centro regionale di Pastorale Giovanile e si  è svolto a Cefalù nei giorni 2, 3 e 4 Novembre. Eravamo presenti io, Danilo, Alessia, Antonio Geri e Luca, accompagnati dalla nostra inseparabile Lilla!


Il Vescovo di Caltanissetta, Mons. Russotto, ha accolto tutti i 400 giovani provenienti da ogni parte della Sicilia, spiegando il titolo provocatorio del convegno. Da come è evidente, ha un significato molto forte, perché se da un lato si vuole assecondare l’opinione di chi, la Chiesa, vuole farla fuori davvero, invita tutti noi cristiani a uscire fuori, a portare fuori dalle sacrestie, fuori dalle mura, fuori dal grembo protettivo ciò in cui più crediamo, per ritrovarsi e ritrovarci nel volto di Cristo.


Alla presentazione è seguito il primo intervento del convegno, tenuto da don Riccardo Tonelli, docente di pastorale giovanile presso l’ Università Pontificia salesiana. Tonelli nel suo intervento dal titolo “L’apatia della Chiesa e l’aporia dei giovani” ha delineato un quadro entro il quale collocare gli atteggiamenti dei giovani da un lato e della chiesa dall’altro. Apatico è lo stato mentale di chi, come a volte la chiesa, non riesce o non vuole avere rapporti con il mondo esterno, aporia indica indecisione e insicurezza. Questa è dovuta all’orfanità dei giovani, un’orfanità data paradossalmente da una pluralità di padri, di modelli da cui attingere, da cui si scatena un’affannosa ricerca di di esperienze e momenti forti. Data la difficoltà a volte palese di un punto di incontro tra le due realtà, giovanile ed ecclesiastica, Tonelli, dal canto suo, propone un momento di incontro, di approccio, dove l’uno sappia parlare il linguaggio dell’altro.


Porta come esempio Paolo all’areopago di Atene(Atti 17, 15-34) , il quale, prima di pronunciare il suo discorso in greco, aveva studiato attentamente la cultura greca, gli autori classici, parla, insomma, da persona “informata”, va incontro al suo interlocutore. Così deve fare la Chiesa, così devono fare i giovani. Devono entrambi saper scommettere sul primo passo.

Durante la mattina del 3 Novembre abbiamo ascoltato l’intervento su “Chiesa locale e Giovani” del vescovo di Locri, Mons. Bregantini, il quale, con una tenerezza infinita, ha esordito narrandoci un passo tratto dal libro di Rut (A.T).

Una famiglia di Betlemme, Emimelech, la moglie Noemi e i figli Maclon e Chilion, che spinta dalla carestia si trasferisce nel paese di Moab. I figli sposano due donne moabite, Rut e Orpa, ma sia Emimelech che Maclon e Chilion muoiono in terra moabita, allora dopo dieci anni Noemi – il cui nome significa “dolcezza mia”— dopo aver cambiato il suo nome in Mara (“amarezza”) decide di far ritorno in patria. Orpa (“colei che volge le spalle”) rimane nella sua terra mentre Rut(“amica fedele”) decide di seguire la suocera rinunciando al suo popolo e ai suoi dei.

Secondo Bregantini, in questo passo è possibile leggere i due atteggiamenti della chiesa, che a volte, come Orpa, volge le spalle, altre volte, come Rut, è amica fedele.

Nel pomeriggio abbiamo avuto modo di confrontarci più direttamente con gli altri ragazzi nei gruppi di lavoro. I 20 forum erano suddivisi per 5 ambiti: Chiesa chi sei, Chiesa e stile di vita, Chiesa e impegno civile, Chiesa e relazione con gli altri, Chiesa e annuncio. dovevano venir fuori le linee guida dei giovani di Sicilia per il prossimo anno, e saranno pubblicati negli Atti del Convegno. Quelle emerse dal gruppo al quale ho partecipato con Danilo e Geri, Chiesa e impegno civile, rispondono all’esigenza di agire più direttamente sul territorio, di istituire dei gruppi operativi in ogni quartiere (come il “gruppo Alveare” del centro Pedro Arrupe) che individuino singolarmente i problemi e con competenza propongano delle soluzioni, partendo dall’amore comune per la nostra terra e dalle parole di Poveda “Credere fermamente e tacere non è possibile”.

Partecipanti

Partecipanti 1

Partecipanti con i vescovi

Messa

gruppo

 

Una domanda

In serata, chi in macchina chi in pullmann, ci siamo recati tutti a Cefalù, dove Mons. Crispino Valenziano, docente di arte liturgica, ci ha introdotti alla mistagogia della luce, illustradoci il volto del Cristo Pantrocrator dell’abside del duomo. Questo è stato, per me, uno dei momenti più emozionanti dei tre giorni.

La domenica, 4 novembre, è stato il giorno dei saluti, delle conclusioni e dell’invio. E ancora don Riccardo Tonelli ci ha stimolati e invogliati ad una riflessione più profonda del nostro modo di vivere la fede.
Nel suo densissimo intervento “I Giovani e la scommessa della fede” ha prima di tutto puntualizzato il significato del termine “fede”: un complesso di ideali, capaci di guidare gli orientamenti di una persona, fino a sollecitare un impegno coerente di vita.

Nella declinazione religiosa, la fede riferisce a Dio il fondamento di questi ideali e l’orizzonte ultimo di vita. Tuttavia, secondo Tonelli, non esiste un prototipo di vita di fede su cui tutti dobbiamo misurarci, al contrario esiste l’esperienza personale della fede. Dalla comprensione personale di questa esperienza, possiamo dare una risposta alle tante domande quali “Perché credere?”, “Ha senso credere?”. Solo se comprendiamo che la fede è affidare la propria esistenza a un mistero che tutta la pervade e vivere la propria esistenza in modo pieno e consapevole , la fede colloca l’esistenza nella direzione del suo senso e fonda il diritto alla speranza.

Per questo, educare alla fede è un gesto di amore. Ecco che ci vengono date da Tonelli alcune priorità operative:
Riorganizzare la propria personalità, riuscire a saper fare un po’ di ordine nella propria vita personale, a cercare di selezionare tra cose importanti e cose meno importanti in uno spazio di silenzio interiore dove trovarci soli con noi stessi, per riorganizzare ciò che ci proviene dall’esterno;
Vivere contenuti ed esperienze significative, capaci di offrire un senso ulteriore rispetto a quello spontaneo vissuto nel ritmo normale della quotidianità; essendo la vita cristiana profondamente ecclesiale, l’appartenenza a una comunità permette di vivere le diversità come ricchezza, occasione di scambio e accoglienza reciproca; Abilitarsi a vivere la fede con fatti e con parole (mi risuonavano in mente le parole di Josefa Segovia), una volta preso coscienza che la comunità sostiene, orienta e incoraggia la nostra fede.

Sia Tonelli con i suoi interventi sia Mons. Russotto al termine della messa – celebrata da Mons. Romeo - ci hanno reso ancora più consapevoli della possibilità di diventare veri testimoni del Vangelo, consapevoli della corresponsabilità di cui dobbiamo farci carico tutti, senza distinzione di cariche o titoli.


Il convegno è stata inoltre un’occasione di riflessione sul senso del mio cammino, uno scossone, una delle esperienze significative di cui parlava Tonelli, un momento di vita comunitaria molto forte dal cui ricordo trarre coraggio nei momenti in cui avrò meno slancio!
 
Valentina
 

 

 

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