L’articolazione
delle giornate ha visto i partecipanti impegnati nell’ascolto, nello
studio, nella discussione, nel confronto, nello svago – mare e arte
…. nel creare relazioni e legami arricchenti e, alla sera, dare senso
al tutto con l’accoglienza della Parola che vivificava il vissuto. La
Parola pregata, assaporata, - guidata da don Piero Frizzarin - l’unica
capace di far risplendere la verità, di far risplendere la vita, e fare
di noi "pietre vive" per una costruzione umana e spirituale,
personale e comunitaria, di una società nuova, di un mondo diverso.
Si è
iniziato con la riflessione della professoressa Annapaola Bini: "Un’ottica
di lettura: l’impegno del laico testimone di Gesù Risorto , speranza
del mondo".
Dopo
una panoramica sintetica dei vari ambiti della testimonianza, come dal
documento preparatorio al Convegno di Verona, la riflessione si è
concentrata su come essere,oggi, uomini e donne impegnati nel mondo,
cosa significhi essere laici credenti e quali siano gli elementi
caratterizzanti di una spiritualità laicale.
Nella
"Lumen Gentium" si individuava che ciò che caratterizza la
vocazione e la missione dei laici è la secolarità: "I laici per
il loro essere nel mondo e agire nel mondo, devono animare con lo
spirito evangelico le realtà temporali, rispettandone pienamente l’autonomia
."
Le
immagini del vangelo: sale, luce, lievito, mettono in risalto l’inserimento
profondo degli stessi nella comunità umana. Su queste basi, sul loro
status e sul ruolo che svolgono si fonda la loro spiritualità.
Attraverso
le immagini del brano evangelico dell’amico importuno (Luca 11,5-8) e
della vigna (Matteo 20,1-7) sono stati sottolineati altri aspetti della
spiritualità laicale.
"Situazioni
nuove - dice la Bini - sia ecclesiali che sociali, economiche, politiche
e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l’azione
dei fedeli laici. Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il
tempo presente lo rende ancora più colpevole. Non è lecito a nessun
rimanere in ozio".
Alla
2° parte della convivenza, l’ambito della Cittadinanza, sono stati
dedicati gli interventi della prof.ssa Anna Maria Donnarumma.
Si è
ragionato di cittadinanza locale e globale; di cittadinanza e
trasformazioni epocali; di cittadinanza attiva e cittadinanze, di
prospettive di cambiamento.
Nel
trattare gli argomenti vengono offerti precisi riferimenti
storico-giuridici ed antropologici, sia nell’ambito dello spazio
europeo, che nel contesto italiano, definendo criteri e regole della
nostra cittadinanza.
Illuminanti
le considerazioni della cittadinanza come cammino di auto-educazione, un’operazione
da compiere da parte di ciascun uomo/donna, istituzioni e strutture,
mirante a garantire diritti umani per tutti, e come finalità politica:
lo spazio in cui trovare le risposte come singoli e associati, e la
cittadinanza: un progetto di vita, una scoperta di identità, che
presuppone un’appartenenza a una famiglia, a un contesto sociale, a un
territorio, a uno Stato,con caratteristiche culturali ed elementi
antropologici propri e con
i quali ci costruiamo. Una identità che chiede di essere riconosciuta
attraverso un percorso di responsabilità.
Sono
state giornate di studio, di riflessione, di chiarificazione, ma,
soprattutto, giornate di crescita in umanità.
Si è
fatta esperienza del binomio che stava tanto a cuore a San Pedro Poveda:
Fede e Scienza. "Dimostrare - sono parole sue - con i fatti che la
scienza si coniuga bene con la santità della vita."
Testo elaborato con
materiale scritto da Elvira Bauleo