Festa di San Pedro Poveda   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

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Poveda: laicità tanto umana quanto cristiana

Più di 6oo persone celebrano la sua festa a Los Negrales

 LOS NEGRALES, Madrid (Luglio 2007). – Nel giorno della sua festa San Pedro Poveda è stato ricordato come un sacerdote  “la cui ragione di essere è Gesù Cristo nella sua dialettica di umanità e  divinità irradiata nel mondo”.

 

Davanti a più di 600 persone riunitesi nel Centro Santa Maria de Los Negrales per una Eucaristia festiva, il sacerdote Norberto Alcover S.J. ricordò le parole ‘credere, sognare, rischiare’ che un anno fa, nel medesimo luogo, ispirarono le linee di missione che oggi vive l’Istituzione Teresiana.

 

“Dio vi consenta di accettare il rischio, pur di essere il sale della terra e la luce del mondo…”, disse, invitandole a fare “di San Pedro Poveda memoria viva e vivificante per la società e per la Chiesa”.

 

L’Eucaristia ebbe luogo nell’Auditorium delle Culture, iniziò alle 19.30 e fu concelebrata da 11 sacerdoti. Gli associati di vari paesi furono presenti alla celebrazione e molti seguirono il rito seduti su sedili preparati nel giardino, per mancanza di spazio all’interno.

 

Fra gli accorsi all’appuntamento c’era lo scultore asturiano Vicente Santarua, autore dell’immagine di San Pedro Poveda che presiede una cappella nella Basilica di Covadonga. Era la prima visita dello scultore dopo l’ampliamento di Santa Maria de Los Negrales e apprezzò molto l’insieme architettonico.

 

Un’altra novità artistica si poteva contemplare all’entrata dell’Auditorium. Un busto di Padre Poveda, opera di Jaime Vilà Romàn, artista proveniente dall’Estremadura, giovane professore della scuola di base e autodidatta. Studioso di qualunque manifestazione artistica, annovera una considerevole opera creativa.

 

Marisa Rodriguez lo conosce bene e dice che “ammira Pedro Poveda e gli professa un particolare affetto, e questo busto – che ha realizzato di propria iniziativa – è una dimostrazione della sua riconoscenza e della fiducia nel fondatore dell’Istituzione Teresiana”. Lui stesso lo aveva trasportato a Los Negrales qualche giorno prima.

 

“Ha una grande fede in Poveda e la realizzazione del busto è stata tutta una esperienza di fede per tutta la sua famiglia”, fu il commento di Marisa Rodriguez.

 

Da Linares era arrivato Nicolàs F. Arboledas, che aveva conosciuto Pedro Poveda da bambino, perché era “un grande amico di mio padre” e che egli ricordava come “un sacerdote buono”.

 

Molto prima della celebrazione i giardini e la Piazza delle Culture erano già pieni di gente, in mezzo ad un incrociarsi di abbracci e saluti. Si era appena concluso un altro rito: l’atto solenne di chiusura di quello che viene conosciuto come ‘Esperienza di Santa Maria’ per le associate di diverse parti del mondo.

 

Nelle sue parole di benvenuto all’inizio dell’Eucaristia, la Direttrice Generale, Loreto Ballester, si fece eco di esso, al tempo stesso in cui si univa a celebrazioni simili organizzate in diversi luoghi del mondo I.T.

Le canzoni in lingue diverse e le petizioni dell’offertorio diedero alla celebrazione un tono multiculturale. Sale, luce e spighe di grano furono le offerte presentate, mentre venivano espressi desideri di vivere l’eredità trasmessa da Pedro Poveda.

 

Un’eredità che fu commentata dal celebrante in collegamento con le letture della festa di San Pedro Poveda, letture proclamate nell’Eucaristia da Leopoldo Caravantes, Rosa Elosua e dal sacerdote Manuel Muñoz Fernàndez, che il giorno seguente realizzava la trasmissione dell’Eucaristia domenicale della Radio Nazionale della Spagna, dalla Cappella di San Pedro Poveda.

 

I testi proclamati nell’Auditorium delle Culture, adibito a tempio, parlavano della vocazione del profeta: “Prima che ti formassi nel seno materno ti ho scelto”. La sequela di Cristo fino alla croce: “Dio mi liberi dal gloriarmi se non nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo…”. E la chiamata di Gesù ai cristiani ad essere luce del mondo e sale della terra.

 

Iniziando la sua omelia il celebrante ricordò le parole del Papa Giovanni Paolo II nella Bolla di canonizzazione del Poveda, che egli descrisse come “profeta delle relazioni fra la fede e la cultura” e come uno che – disse il sacerdote – “insiste con noi ripetutamente sull’importanza dell’impegno intellettuale, educativo e scientifico come via, verità e vita per la difesa del povero e la trasformazione della società”.

 

Per il gesuita e giornalista, Poveda è “lo scopritore di una laicità tanto umana quanto cristiana……

che coniuga santità intima e naturalezza quotidiana”. E’ inoltre  “esperto di ogni genere di conflitti, dai più umani fino ai più ecclesiali”, però sempre con risposte di mitezza.

 

Il sacerdote si domandò perché Poveda, l’uomo di Guadix, di Covadonga, di Jaén e di Madrid fu come fu, visse come visse, fondò quello che fondò e, alla fine, morì come morì. Disse che le risposte a tali domande si trovavano nelle letture proclamate. Perché Poveda, sempre volle essere sacerdote. Sentì la chiamata “fin dal seno materno”, secondo le parole di Isaia, “si lasciò istruire fin dalla gioventù, fino a proclamare senza timore: ‘Ho creduto, per questo ho parlato’ “ e a dire col salmista: ‘Tu, Signore, sei la mia speranza’ “.

E si gloriò nella croce del suo Signore Gesù, continuò a dire il sacerdote, fino a tal punto che in tutta la sua vita mostrò i tratti indelebili del Maestro, come confermano le sue ultime parole: “Sono sacerdote di Gesù Cristo”.

P. Norberto Alcover SI presiede l'Eucaristia

 

Mabel Bombeo presenta una delle offerte

 

La celebrazione si è tenuta all'Auditorio delle Culture

 

Alcuni dei concelebranti

 

Cena nel giardino

 

Loscultore Vicente Santarua visita lo Spazio Alameda

 

La cena nel giardino

 

Il giardino davanti al palazzo "Las Torres"

 

Ma Poveda, puntualizzò il gesuita, scoprì anche che “un autentico sacerdote doveva essere più in concreto, sale della terra e luce del mondo, per sciogliersi nell’acqua e nell’aria della società”. A quelli che lo seguirono chiese questo stile umano e cristiano di salatura e di illuminazione, quello che chiamiamo “carisma teresiano”, precisò il sacerdote, “come forma di stare e di essere nel mondo, sempre manifestando i tratti del Signore nelle proprie vite”. Un carisma di laicità, disse, “che apre nuove possibilità alla relazione tradizionale dei consacrati con il loro Dio, portandoli ad aprire ai laici, in modo più evidente, anche all’uomo e alla donna nel matrimonio”.

 

Per il sacerdote Alcover, l’eredità di San Pedro Poveda, l’Istituzione Teresiana, è oggi segno di quel sacerdote e “del suo stile carismatico di essere sale e di essere luce, mediante la prassi della sapienza. Senza aspetti stridenti, con assoluta naturalezza”.

 

In sintesi, il mistero e la ragione di essere di San Pedro Poveda, domanda impostata all’inizio dell’omelia, “è Gesù Cristo nella sua dialettica di umanità e di divinità irradiata nel mondo”.

 

Durante la merenda, servita nel giardino, gruppi organizzati poterono visitare lo Spazio Alameda, esposizione permanente con oggetti di Pedro Poveda, il suo ufficio e il suo oratorio ricreati con mobili originali e, di sopra, i ricordi di Josefa Segovia nelle stanze in cui visse a Santa Maria de Los Negrales.

 

Nella sala preparata per gli audiovisivi, si poteva vedere una nuova presentazione dei luoghi con immagini e suono. Lo Spazio Alameda, inaugurato lo scorso mese di marzo, comprende anche una galleria su aspetti della missione dell’Istituzione Teresiana e, nella galleria della storia, un’esposizione centrata sulla figura di Josefa Segovia, di cui quest’anno si commemora il cinquantesimo anniversario della morte. Lo Spazio Alameda comprende anche il suo spazio virtuale in un ‘blog’ con l’indirizzo: http://espacioalameda.blogspot.com

 

Testo e foto Araceli Cantero

Traduzione Maria Cimino

Originali nella pagina Web dell'Istituzione Teresiana    

 

 

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