Ai
membri - uomini e donne - dell'Istituzione Teresiana, viene rivolta
molto spesso la domanda: Qual è l'origine del vostro nome? Perché vi
chiamate "lstituzione Teresiana"? Fa riferimento a Teresa d'Avila,
a Teresa del Bambin Gesù o a qualcun'altra ancora?
La
risposta per noi, oggi qui, è ovvia, ha spiegato la Dott.ssa Lucila
Rodriguez: in questa riunione di famiglia, che ci convoca ogni anno,
festeggiamo con gli amici Sta. Teresa d'Avila.
La
dott.ssa Rodriguez ha illustrato il pensiero di P. Poveda su quello che
doveva essere la caratteristica dei membri dell'Istituzione Teresiana.
"Il
Poveda volle che i membri dell'Istituzione avessero la tempra di Teresa
di Gesù: il suo modo proprio di conoscere, di
essere e di trattare ciò che è umano; la sua audacia per
l'evangelizzazione; l'impegno letterario; le sue capacità espressive;
le note caratteristiche di
pietà; la filiazione mariana; l'adesione incondizionata alla Chiesa.
Di
lei sottolinea il suo amore per la verità, la generosità e simpatia,
il suo ardore apostolico, la vita di preghiera.
La
titolarità di Santa Teresa voluta dal Fondatore non era meramente
nominale, richiedeva da parte dei membri dell'IT, l'impegno di incarnare
nel loro tempo ed in una forma di vita molto diversa da quella di
Teresa, lo stile e la genuinità del suo spirito".
La
dott.ssa Rodriguez ha
presentato, poi, una selezione di testi di Pedro Poveda - distribuita
tra i presenti - dove si evidenzia la sua volontà di fare di Teresa d'Avila,
attraverso la sua dottrina e la sua vita, un modello di riferimento per
i membri dell'Istituzione Teresiana. Tra questi, si indicano:
Un
programma di vita.
Nel
1912, Pedro Poveda preparò l'opuscolo intitolato "Avvisi
spirituali di Santa Teresa di Gesù".
E'
un opuscolo di poche pagine, in cui seleziona con cura, in venti
capitoletti, alcuni passi presi direttamente dagli scritti della Santa,
come punti di riferimento per la vita e lo spirito delle prime
collaboratrici. Li dedica alle Insegnanti delle Accademie di Santa
Teresa di Gesù.
Il
vero umanesimo: una vita piena di Dio.
Il
noto testo sull'umanesimo verità, è caposaldo e chiave della
spiritualità dell'Istituzione Teresiana. Poveda ricorre di nuovo a
Teresa d'Avila. La vita dei membri dell'Opera dovrebbe distinguersi per
il carattere umano e al tempo stesso divino: il lavoro, la naturalezza,
la tolleranza, la generosità, la giustizia, sono per lui il frutto di
una vita piena di Dio, e al tempo stesso eminentemente umana.
La
cultura antitesi della naturalezza?
La
possibilità di armonizzare la fede con la scienza e di mantenere aperta
una relazione positiva per entrambe è la prima delle grandi costanti
nelle pagine di Pedro Poveda. In diversi contesti e in molti momenti si
moltiplicano le sue riflessioni su fede e scienza, fede e ragione,
studio e cultura come armi che deve possedere il membro dell'IT per
svolgere il proprio apostolato.
Nell'inaugurazione
della "Cattedra Pedro Poveda" nell'Università Pontificia di
Salamanca, qualche anno fa, è stato sottolineato che uno dei capitoli
più significativi dell'apporto del Poveda al suo tempo storico fu il
contributo al dialogo tra fede e scienza, alla compatibilità tra
credere e sapere. E' possibile possedere la
cultura ed operare con naturalezza, come Teresa d'Avila.
L'orazione
l'unica forza
Sono
innumerevoli i testi di P. Poveda sulla preghiera. ...
Anche
in questo è Maestra Teresa di Gesù.
Lettura
dei libri di s. Teresa
Il
Poveda sprona all'imitazione della Santa d'Avila e indica anche come
amarla, come conoscerla, come appropriarci del suo spirito: leggendo le
sue Opere.
Amici
forti di Dio
"In
questi tempi sono necessari amici forti di Dio per sostenere i
deboli" è una frase di s. Teresa che troviamo riportata da Pedro
Poveda in un documento del 1929. Era un anno in cui le circostanze
difficili del momento inducevano Poveda a stimolare il senso di
responsabilità del gruppo dei suoi collaboratori. Modello: la tempra
d'animo di S. Teresa.
Le
circostanze della società spagnola continuarono ad aggravarsi fino a
sfociare nella guerra civile.
Pedro
Poveda morì martire il 28 luglio 1936.
In
un secondo momento l'architetto Rodolfo Grasso ha presentato l'opera del
Bernini Santa Teresa d'Avila in S. Maria della Vittoria a Roma
"Lungo
la Strada Pia (1560) che, seguendo l’antico tracciato del Vicum Portae
Collinae, unisce il palazzo pontificio del Quirinale alla
michelangiolesca Porta Pia, merita una sosta particolare, tra i tanti
monumenti dell’architettura del ‘500 e ‘600, la chiesa di S. Maria
della Vittoria il cui titolo fu voluto nel 1620 dal cardinale Borghese
per ricordare la vittoria riportata sui protestanti nella battaglia di
Praga, per intercessione della Vergine ritratta in una immagine
ritrovata tra le rovine del castello di Pilsen.
E’
l’occasione per ammirare, nella ricca aula barocca della
Controriforma, la cappella Cornaro che accoglie uno dei capolavori dello
scultore Bernini, raffigurante l’Estasi di Santa Teresa trafitta dall’Amore
di Dio.
Per
non cadere in una affrettata e deviante lettura interpretativa dell’opera
ritengo indispensabile, ha detto, cercare di immedesimarsi nelle
atmosfere che circondano sia il mondo di Teresa d’Avila e, a distanza
di circa un secolo, quello di G. Lorenzo Bernini.
In
ciò aiutano i riferimenti al pensiero filosofico dell’epoca segnata
dal travagliato passaggio dall’epoca dell’Umanesimo-Rinascimento all’età
della Scienza. Non meno interessante cercare di interpretare i medesimi
periodi con riferimenti al mondo musicale e con questo spirito - ha
aggiunto - propongo l’ascolto di un canto di ispirazione mistica del
‘500 spagnolo da confrontare con il seicentesco ..Lasciatemi morire..
del Monteverdi, quasi fossimo ospiti teatrali della famiglia Cornaro che
si affaccia dai palchi della cappella per assistere alla sacra
rappresentazione.
Allora,
con animo purificato da ambigue interpretazioni, possiamo ascoltare il
brano tratto dalla autobiografia (1588) in cui Santa Teresa racconta la
sua esperienza mistica, e guardare l’opera del Bernini che quella
esperienza vuole rappresentare, ricercando la stimolante sintesi tra l’ispirazione
lirica e quella mistica.
Un
mondo quindi da studiare e da approfondire, ricco di domande a cui
conviene rispondere scegliendo, alla luce della storia e della
conoscenza, una lunga meditata lettura personale della scultura."
Estratto
dalla conversazione dell’architetto Rodolfo Grasso