La
presenza di Poveda nei giardini di fronte alla scuola, disse, sarà un
ricordo, un invito ad essere acqua e sete per l’umanità, a vivere la
cultura della speranza. "Alza le tue mani, Padre, portaci in alto…"
disse, ricordando un canto. "Solleva Puertollano più in alto
perché possa guardare questo mondo con occhi di pace, per conservare
sempre l’utopia che ci mantiene vivi".
Il
Vicario Episcopale di Ciudad Real, Padre Tomàs Villar Salinas, che
rappresentava il Vescovo, sottolineò tratti della vita di San Pedro
Poveda e ricordò le parole di Giovanni Paolo II nell’omelia della
canonizzazione, tre anni fa, dicendo di lui che "captò l’importanza
della funzione sociale dell’educazione e realizzò un compito
importante, umanitario ed educativo, fra gli emarginati e i privi di
risorse".
Ringraziò
i membri dell’Istituzione "per aver fatto giungere fino a noi l’azione
tesa ad armonizzare la fede e la ragione, in questo tempo in cui alcuni
presentano la fede cristiana come irrazionale e cercano di mettere in
disparte il cristianesimo, bollandolo come antiumanista".
Anche
la Direttrice dell’Istituzione Teresiana evocò il giorno della
canonizzazione del Poveda, a Madrid, nella Plaza Colòn e disse che
"di nuovo Pedro Poveda ci convoca in una piazza pubblica: tre anni
fa a Madrid. Oggi in una piazza con giardini, di fronte ad una
scuola".
Per
lei "tutto questo è un simbolo di un uomo che volle vivere con la
gente e fra la gente. Interpellato dai suoi problemi e commosso per i
suoi problemi di vita".
Riferendosi
al Collegio, di fronte ai giardini, sottolineò che la cultura che Padre
Poveda promuove "non è elitaria né cerca la propria soddisfazione
e convenienza. L’educazione e la cultura per lui sono la buona notizia
che bisogna portare alla società per fare crescere le persone, per
creare fraternità, per migliorare i popoli e trasformare il
mondo".
Gli
adulti lasciarono il posto ai bambini e sullo stesso scenario fu
presentata la drammatizzazione di
"Una
vecchia foto: San Pedro Poveda a Guadix"
Davanti
al cartellone dipinto con il sobborgo delle Grotte appariva un giovane
Poveda e i bambini, e parallelamente si proiettava la foto originale.
"Vi
racconterò come giunsi a Guadix", cominciava il giovane Poveda. E
in un dialogo dinamico e grazioso, che riscuoteva gli applausi degli
spettatori, i bambini interrompevano e raccontavano la propria versione
dei fatti.
"Ci
vedeva giocare e subito ci invitava e lo accompagnavamo alla Ermita…Poi
era subito nostro amico, e ottenne perfino che andassimo alla catechesi…,
che imparassimo a leggere".
Il
teatro lasciò il posto al ballo, quando un gruppo di alunne interpretò
la "rumba a Poveda", che gli spettatori potevano accompagnare
in coro, perché le parole erano scritte sul programma.
Per
la seconda parte, tutti ci dirigemmo ai giardini di fronte al Collegio,
dove fu scoperta la lapide dedicata a Poveda, su disegno di un gruppo di
Professori del Centro, insieme a Miguel Colomo. La lastra di bronzo,
applicata sulla pietra di granito, è opera dell’artista di Burgos,
Cristino Dìez.
Tutte
le spese sono state a carico del Consiglio Comunale di Puertollano,
eccetto la lastra di bronzo che è stata pagata con gli apporti dei
docenti e degli amici dell’Istituzione Teresiana.
Dopo
un forte applauso di tutti i presenti si procedette alla benedizione
della lapide, da parte del Vicario della Diocesi, mentre il coro dei
bambini, gli stessi attori del teatro, tornarono a cantare la rumba a
Poveda. Prima che gli spettatori si dirigessero a brindare con vino
spagnolo, le parole della "rumba" risuonarono come un
ulteriore messaggio del giorno:
Tu
che fosti un uomo sognatore, lasciami sognare la tua idea
Tu
che rendesti il sogno realtà, lasciami lottare per la tua idea
Lasciami
sognarla, lasciami viverla, lasciami cantarla, lasciami morire per essa.
Testo,
Carmen GOÑI
Foto,
Carmen Goñi e Collegio di San José
Originale
in spagnolo nella pagina Web dell'Istituzione
Teresiana
Traduzione,
Maria Cimino