Per
questo affermò che era opportuno "soffermarci sull’argomento,
questa sera, e precisamente qui, nell’Ateneo, ed abbozzare alcune idee
sull’apporto che Gijón diede ad un uomo, oggi di respiro universale,
conosciuto e apprezzato in quattro continenti".
Quest’anno
2006 si sta celebrando l’anno centenario dell’arrivo di Pedro Poveda
a Covadonga. Gonzàlez ricordò che, "arrivare dalla sua nativa
Andalusia a questa terra asturiana, fu non solo attraversare da sud a
nord la penisola, ma avere l’opportunità di affacciarsi a realtà per
lui sconosciute fino ad allora". Per questo, disse, quando Poveda
arrivò a Jaén, nel 1913, aveva vissuto sette anni intensi, che, come
lui stesso affermava in seguito, diedero "molto
di sé, e tutto quello che diedero riguardò l’ideale della mia vita,
che sorse e si consolidò guardando la Santina".
In
questo guardare la Santina, spiegò Gonzàlez, " la sua vista, il
suo cuore e i suoi passi si diressero anche a Gijón". A quale
scopo?, domandò. La risposta a questa domanda la diede a poco a poco
lei stessa durante la sua presentazione, appoggiata a testi dello stesso
Poveda, scritti alcuni anni dopo aver lasciato Covadonga.
In
alcuni di essi, nel 1928, quattro anni dopo quel 1924 in cui l’Istituzione
Teresiana, da lui fondata, aveva ricevuto l’approvazione pontificia a
perpetuità, il sacerdote spiega che "Covadonga è per l’Istituzione
qualcosa di singolare, unico, e per me qualcosa di ancor più singolare
e unico. La santa Grotta sarà sempre la vera culla della nostra
amatissima Opera. Davanti all’immagine della Santina si pregò, si
progettò, si vide, per dire così, lo sviluppo dell’Opera" (1928).
Di
questo sviluppo parlò Gonzàlez per puntualizzare che il 1911 è la
data di inizio dell’Istituzione Teresiana. Tre anni dopo, Poveda
decise di scrivere un quaderno che intitolò Fondazioni, come il libro
scritto da S. Teresa d’Avila. Nella sua introduzione spiega la sua
"decisione di scrivere questo libro per non affidare solo alla
memoria particolari, date e fatti che possono interessare quelli che
lavorano nell’Opera Teresiana. Oggi comincio questi appunti intimi che
dedico alla mia santa patrona, Teresa di Gesù".
La
Postulatrice Generale dell’Istituzione Teresiana disse i particolari
di questo quaderno, diviso in capitoli intitolati col nome del luogo di
ciascuna delle fondazioni – le Accademie o i Centri Pedagogici che
stava iniziando - , e che cronologicamente comprende il periodo dal 7
maggio 1914 fino al 2 agosto 1919. Inizia le sue note con una sintesi
delle fondazioni degli anni precedenti. Gonzàlez fece notare che
"il primo capitolo si intitola Oviedo e l’ultimo Gijón".
E
sebbene Poveda scriva che quella di Oviedo era stata la prima Accademia
dell’Istituzione Teresiana e continui parlando di Avila, Teruel,
Badajoz, Bilbao e Santander… tuttavia, più avanti dice che
"I
miei primi tentativi nelle Asturie furono a Gijón. Confesso che ho
avuto sempre grande passione per tutto quello che riguardava opere di
questo genere a Gijón. Andai lì nel giugno del 1911 per vedere se
potevo fare qualche passo avanti. Il 30 giugno parlai con i Padri
Gesuiti, che mi presentarono a due maestri e con questi progettai la
prima Accademia maschile. Dal 1911 fino al luglio del 1913, anno in cui
lasciai Covadonga, mi occupai e preoccupai di Gijón. Ora che cerco di
fare una sintesi del mio lavoro a beneficio di quel posto, non so che
cosa annotare: corrispondenza con gli uni e con gli altri, spese,
viaggi, dispiaceri e… niente altro.
Mi
resta il conforto di sapere che ho messo in opera quanto spettava a me
perché il lavoro fosse costruttivo. Perché non lo fu?
A
Gijón vi fu un’Accademia per maestri e un Centro Pedagogico; si fece
un viaggio di propaganda e una prova di rivista. Tutto questo servì per
qualche cosa? Se la passione non mi acceca, credo di sì. Confesso con
tutta sincerità che i disinganni sofferti a Gijón furono tremendi, ma
non portarono scoraggiamento al mio spirito. Fino a pochi mesi prima di
lasciare Covadonga continuai a lavorare perché a Gijón si consolidasse
qualcuno dei progetti. Fu tutto inutile".
Così
giudicava Poveda nel 1919, disse la conferenziera. Però fece notare che
Poveda ebbe un’espressione simile – di sensazione di sconfitta –
circa la tappa di Guadix, che egli stesso narra in un altro capitolo del
medesimo quaderno del 1919. Gonzàlez attribuì queste somiglianze
"all’ambiente di delusione e di rovina che aveva lasciato la
Prima Guerra Mondiale, da poco terminata nelle azioni militari, ma
conclusa con una pace così precaria che portò con sé una nuova
guerra".
Una
versione diversa da quella di Poveda intorno agli stessi fatti, secondo
la relatrice, è quella che si coglie dai dati apportati da José M.
Palacios in una lettera del 1934, in cui fa memoria dei passi compiuti a
Gijón a partire dal 1911 in cui si stabilisce il Centro di Azione
Sociale Cattolica. La narrazione di Palacios e la corrispondenza dell’epoca
rivelano un entusiasmo diverso e la progressiva compenetrazione di
Poveda con i suoi collaboratori, come risulta da una lettera del 16
luglio 1912:
"Per
i signori Palacios y Huerta, miei primi collaboratori e fedeli amici, a
cui professo e professerò sempre devozione e gratitudine"
(16 luglio 1912). Secondo José M. Palacios, le attività nell’Accademia,
in Via Santa Lucia 19, cominciarono il 15 luglio 1911. Nella prima
lettera, del giorno 19, Poveda propone loro un’intervista. Loro vanno
a Covadonga e in seguito ricorderanno la Messa con Poveda il 26 luglio
del 1911, che segna l’inizio delle attività a Gijón.
In
agosto Poveda pensava già ad Accademie per studenti di Scuole Normali,
anche per donne.
"Insomma,
che lascino tutto preparato secondo ciò che abbiamo pensato di fare a
Gijón in ottobre",
gli dice in una lettera.
Il
5 settembre torna ad insistere: "E’ necessario mettersi a
pensare all’Accademia femminile". Come disse Gonzàlez
"li stava considerando come ‘cooperatori’ anche per fondare l’Accademia
femminile di Oviedo, che effettivamente, cominciò a funzionare nell’anno
1911-1912".
A
Gijón, soprattutto per impulso di Luis Huerta, che figura come
Direttore, e di José M. Palacios come Gerente, vide la luce, nel luglio
del 1912, il primo numero di "Enseñanza Moderna. Rivista
quindicinale illustrata di Educazione sociale", con indirizzo
in Via Santa Lucia 19, sede dell’Accademia.
Gonzàlez
offrì abbondanza di dati intorno alle conversazioni con i suoi
collaboratori sulla Rivista, il suo contenuto e l’interesse che il
sacerdote dimostrava perché "rispondesse al suo titolo Enseñanza
Moderna, però con le dovute cautele e senza inutili e pericolose
ostentazioni di ‘modernismo’ che, come lui comprendeva, ci facciano "trovare
dopo con pasticci dai quali non si possa più uscire". Per
questo aggiungeva: "Ora
insisto più di prima nella nota del cattolicesimo".
Per
la relatrice, fu "precisamente l’esperienza derivata dalle
conversazioni con Huerta e Palacios su questa Rivista quello che Gijón
apportò alla persona e al futuro di Don Pedro Poveda. Quello che,
sparita la Rivista, rimase sempre in lui".
E
come conclusione offrì parole testuali di Poveda in cui egli stesso
afferma:"Dal
giugno 1911 fino al mese di luglio del 1913 in cui lasciai Covadonga mi
occupai e preoccupai per Gijón(…) Tutto questo servì per qualche
cosa? Se la passione non mi acceca, credo di sì".
ARACELI
CANTERO
Traduzione,
Maria Cimino
Foto
e testo originali nella pagina dell'Istituzione
Teresiana