Gijon e San Pedro Poveda   

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Con il Papa - Pentecoste 2006

 

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Gijón arricchì la vita di San Pedro Poveda. 

Conferenza di Encarnaciòn Gonzàlez nell’Ateneo Jovellanos di Gijón

 

GIJÓN, Asturie, (Novembre, 2006).- Senza "Gijón" la biografia posteriore di San Pedro Poveda forse sarebbe rimasta priva di uno degli aspetti suoi più caratteristici e l’apporto di lui alla Chiesa e al mondo di oggi sarebbe stato diverso. Così pensa la storiografa M. Encarnaciòn Gonzàlez, che tenne una conferenza sul tema Gijón nella vita e nell’opera di San Pedro Poveda nell’Ateneo Jovellanos di Gijón, in occasione del Centenario dell’arrivo di Poveda a Covadonga.

 

Durante la celebrazione del 27 ottobre scorso, la Direttrice dell’Ufficio per le cause dei Santi della Conferenza Episcopale Spagnola inizió la sua conferenza sottolineando che Gijón "non è solo un luogo, o una tappa, una breve tappa, della biografia di Poveda". E’ anche, disse, "un’esperienza, un apprendistato di qualcosa che non aveva ancora vissuto con la profondità con cui qui lo poté vivere e che rimase per sempre incorporato alla sua persona", per cui "senza Gijón la sua biografia posteriore forse sarebbe rimasta priva di uno degli aspetti suoi più caratteristici e il suo apporto alla Chiesa e al mondo di oggi sarebbe stato, senza dubbio, diverso", sottolineò la relatrice.

 

José Luis Martinez, Encarnacion Gonzalez

Per questo affermò che era opportuno "soffermarci sull’argomento, questa sera, e precisamente qui, nell’Ateneo, ed abbozzare alcune idee sull’apporto che Gijón diede ad un uomo, oggi di respiro universale, conosciuto e apprezzato in quattro continenti".

 

Quest’anno 2006 si sta celebrando l’anno centenario dell’arrivo di Pedro Poveda a Covadonga. Gonzàlez ricordò che, "arrivare dalla sua nativa Andalusia a questa terra asturiana, fu non solo attraversare da sud a nord la penisola, ma avere l’opportunità di affacciarsi a realtà per lui sconosciute fino ad allora". Per questo, disse, quando Poveda arrivò a Jaén, nel 1913, aveva vissuto sette anni intensi, che, come lui stesso affermava in seguito, diedero "molto di sé, e tutto quello che diedero riguardò l’ideale della mia vita, che sorse e si consolidò guardando la Santina".

 

In questo guardare la Santina, spiegò Gonzàlez, " la sua vista, il suo cuore e i suoi passi si diressero anche a Gijón". A quale scopo?, domandò. La risposta a questa domanda la diede a poco a poco lei stessa durante la sua presentazione, appoggiata a testi dello stesso Poveda, scritti alcuni anni dopo aver lasciato Covadonga.

 

In alcuni di essi, nel 1928, quattro anni dopo quel 1924 in cui l’Istituzione Teresiana, da lui fondata, aveva ricevuto l’approvazione pontificia a perpetuità, il sacerdote spiega che "Covadonga è per l’Istituzione qualcosa di singolare, unico, e per me qualcosa di ancor più singolare e unico. La santa Grotta sarà sempre la vera culla della nostra amatissima Opera. Davanti all’immagine della Santina si pregò, si progettò, si vide, per dire così, lo sviluppo dell’Opera" (1928).

Di questo sviluppo parlò Gonzàlez per puntualizzare che il 1911 è la data di inizio dell’Istituzione Teresiana. Tre anni dopo, Poveda decise di scrivere un quaderno che intitolò Fondazioni, come il libro scritto da S. Teresa d’Avila. Nella sua introduzione spiega la sua "decisione di scrivere questo libro per non affidare solo alla memoria particolari, date e fatti che possono interessare quelli che lavorano nell’Opera Teresiana. Oggi comincio questi appunti intimi che dedico alla mia santa patrona, Teresa di Gesù".

 

La Postulatrice Generale dell’Istituzione Teresiana disse i particolari di questo quaderno, diviso in capitoli intitolati col nome del luogo di ciascuna delle fondazioni – le Accademie o i Centri Pedagogici che stava iniziando - , e che cronologicamente comprende il periodo dal 7 maggio 1914 fino al 2 agosto 1919. Inizia le sue note con una sintesi delle fondazioni degli anni precedenti. Gonzàlez fece notare che "il primo capitolo si intitola Oviedo e l’ultimo Gijón".

 

E sebbene Poveda scriva che quella di Oviedo era stata la prima Accademia dell’Istituzione Teresiana e continui parlando di Avila, Teruel, Badajoz, Bilbao e Santander… tuttavia, più avanti dice che

 

"I miei primi tentativi nelle Asturie furono a Gijón. Confesso che ho avuto sempre grande passione per tutto quello che riguardava opere di questo genere a Gijón. Andai lì nel giugno del 1911 per vedere se potevo fare qualche passo avanti. Il 30 giugno parlai con i Padri Gesuiti, che mi presentarono a due maestri e con questi progettai la prima Accademia maschile. Dal 1911 fino al luglio del 1913, anno in cui lasciai Covadonga, mi occupai e preoccupai di Gijón. Ora che cerco di fare una sintesi del mio lavoro a beneficio di quel posto, non so che cosa annotare: corrispondenza con gli uni e con gli altri, spese, viaggi, dispiaceri e… niente altro.

Mi resta il conforto di sapere che ho messo in opera quanto spettava a me perché il lavoro fosse costruttivo. Perché non lo fu?

 

A Gijón vi fu un’Accademia per maestri e un Centro Pedagogico; si fece un viaggio di propaganda e una prova di rivista. Tutto questo servì per qualche cosa? Se la passione non mi acceca, credo di sì. Confesso con tutta sincerità che i disinganni sofferti a Gijón furono tremendi, ma non portarono scoraggiamento al mio spirito. Fino a pochi mesi prima di lasciare Covadonga continuai a lavorare perché a Gijón si consolidasse qualcuno dei progetti. Fu tutto inutile".

 

Così giudicava Poveda nel 1919, disse la conferenziera. Però fece notare che Poveda ebbe un’espressione simile – di sensazione di sconfitta – circa la tappa di Guadix, che egli stesso narra in un altro capitolo del medesimo quaderno del 1919. Gonzàlez attribuì queste somiglianze "all’ambiente di delusione e di rovina che aveva lasciato la Prima Guerra Mondiale, da poco terminata nelle azioni militari, ma conclusa con una pace così precaria che portò con sé una nuova guerra".

 

Una versione diversa da quella di Poveda intorno agli stessi fatti, secondo la relatrice, è quella che si coglie dai dati apportati da José M. Palacios in una lettera del 1934, in cui fa memoria dei passi compiuti a Gijón a partire dal 1911 in cui si stabilisce il Centro di Azione Sociale Cattolica. La narrazione di Palacios e la corrispondenza dell’epoca rivelano un entusiasmo diverso e la progressiva compenetrazione di Poveda con i suoi collaboratori, come risulta da una lettera del 16 luglio 1912:

 

"Per i signori Palacios y Huerta, miei primi collaboratori e fedeli amici, a cui professo e professerò sempre devozione e gratitudine" (16 luglio 1912). Secondo José M. Palacios, le attività nell’Accademia, in Via Santa Lucia 19, cominciarono il 15 luglio 1911. Nella prima lettera, del giorno 19, Poveda propone loro un’intervista. Loro vanno a Covadonga e in seguito ricorderanno la Messa con Poveda il 26 luglio del 1911, che segna l’inizio delle attività a Gijón.

 

In agosto Poveda pensava già ad Accademie per studenti di Scuole Normali, anche per donne.

"Insomma, che lascino tutto preparato secondo ciò che abbiamo pensato di fare a Gijón in ottobre", gli dice in una lettera.

 

Il 5 settembre torna ad insistere: "E’ necessario mettersi a pensare all’Accademia femminile". Come disse Gonzàlez "li stava considerando come ‘cooperatori’ anche per fondare l’Accademia femminile di Oviedo, che effettivamente, cominciò a funzionare nell’anno 1911-1912".

A Gijón, soprattutto per impulso di Luis Huerta, che figura come Direttore, e di José M. Palacios come Gerente, vide la luce, nel luglio del 1912, il primo numero di "Enseñanza Moderna. Rivista quindicinale illustrata di Educazione sociale", con indirizzo in Via Santa Lucia 19, sede dell’Accademia.

 

Gonzàlez offrì abbondanza di dati intorno alle conversazioni con i suoi collaboratori sulla Rivista, il suo contenuto e l’interesse che il sacerdote dimostrava perché "rispondesse al suo titolo Enseñanza Moderna, però con le dovute cautele e senza inutili e pericolose ostentazioni di ‘modernismo’ che, come lui comprendeva, ci facciano "trovare dopo con pasticci dai quali non si possa più uscire". Per questo aggiungeva: "Ora insisto più di prima nella nota del cattolicesimo".

 

Per la relatrice, fu "precisamente l’esperienza derivata dalle conversazioni con Huerta e Palacios su questa Rivista quello che Gijón apportò alla persona e al futuro di Don Pedro Poveda. Quello che, sparita la Rivista, rimase sempre in lui".

 

E come conclusione offrì parole testuali di Poveda in cui egli stesso afferma:"Dal giugno 1911 fino al mese di luglio del 1913 in cui lasciai Covadonga mi occupai e preoccupai per Gijón(…) Tutto questo servì per qualche cosa? Se la passione non mi acceca, credo di sì".

 

ARACELI CANTERO

Traduzione, Maria Cimino

Foto e testo originali nella pagina dell'Istituzione Teresiana

 

 

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