Firenze,
1-3 dicembre 2006
Nonostante
qualche difficoltà logistica (anche lo sciopero dei treni ci mancava!),
il 1-3 dicembre 2006 si è svolto il secondo incontro del gruppo MIT
interurbano, il cosiddetto MIB. La giovane "età" di questo
gruppo non rispecchia certo la maturità e l’impegno che ciascun
membro ha nel portare avanti questa sfida. Il tema di questo incontro
era: La sfida epocale del Dialogo, tema al centro di grande
discussione all’interno della Chiesa, proiettato sia in se stessa che
al suo esterno.
Dopo
l’accoglienza del venerdì sera, in attesa dei soliti ritardatari e in
cui abbiamo dato il benvenuto a una nuova persona, ci siamo dilettati in
cucina: infatti nei tre giorni trascorsi insieme ci siamo completamente
autogestiti (bisogna a tal proposito ringraziare le presenze femminili
che hanno garantito la sopravvivenza di tutti!) e anche questo aspetto
della convivenza ha cementato il nostro rapporto creando un maggior
affiatamento che si è respirato durante tutto il fine settimana.
Il
sabato abbiamo iniziato i lavori. Molte sono state le questioni da
affrontare, prima fra tutte la preparazione per l’assemblea estiva,
con relativa programmazione sul cammino da svolgere all’interno del
gruppo. Ma lo scopo principale dell’incontro era, come già detto, il
dialogo; perciò, grazie all’aiuto di alcuni testi, ci siamo
incamminati in un profondo deserto spirituale. Il punto di partenza,
come suggerito nel brillante brano di Manuela Aguilera (La rivista Critica)
è stato: "Assumere il dialogo implica riconoscere e accettare l’altro".
Il dialogo come relazione nella quale entrare, come ricerca,
insieme ad altri, della verità. E sempre nei brani proposti S. Pedro
Poveda ci ha fatto capire come il dialogo parte da un atteggiamento
personale, che è quello della mitezza, a partire dall’insegnamento
che ha dato Gesù Cristo a ciascuno di noi: "vi invio come agnelli
in mezzo ai lupi" (Lc 10,3). Suggerisce ancora il santo fondatore
che lo stesso Gesù, di fronte all’incomprensione di chi lo mandava a
morire, ha parole di misericordia "Padre, perdonali" (Lc
23,35). Ma dopo il deserto una strana discussione, innescata da un sogno
bizzarro, ci ha portato a discutere della vita e dell’esistenza come
maschera (quello che in sostanza diceva Pirandello) e della conseguente
incomunicabilità tra le persone: ma il cristiano ha una sola vita e un
solo volto, quello dell’amore a immagine e somiglianza del Creatore,
per questo l’altro deve poter comunicare con noi, è Dio che ci parla
attraverso l’altro.
Nella
densissima giornata di sabato abbiamo avuto anche la fortuna di
incontrare Paola Palagi che ci ha presentato alcuni volti del dialogo a
partire dalle scritture.
Dialogo
e creazione: il dialogo nasce da una gratuità che lo precede. Dialogo e
amicizia: il dialogo non è possibile senza amicizia, è esattamente il
contrario del dominio; per questo Dio rivela qualcosa di sé in
relazione a noi, si rivela e si nasconde. Non domina il rapporto con le
sue creature, ogni chiamata mette in relazione l’uomo con Dio, e in
questo dialogo tra creature e Creatore c’è sempre una crescita verso
la verità. C’è stato anche il tempo di parlare di Giorgio La Pira,
testimone di una scelta cristiana autentica e al servizio dell’uomo,
soprattutto dell’uomo più povero, più indifeso, quello in cui
scoprire il volto di Dio.
La
giornata si è quindi conclusa con la celebrazione della preghiera del
vespro, che tra le altre cose inaugurava anche il nuovo anno liturgico e
ci ha proiettati alla domenica: prima di avvento, nonché compleanno di
S. Pedro Poveda. Chiaramente, a termine della preghiera ci sono stati
cena e giro notturno per Firenze.
Domenica,
come detto compleanno di S. Pedro, si è aperta con un momento di
preghiera che ci ha introdotti nel nuovo anno liturgico. La meditazione,
accompagnata da vari testi, è partita dall’avvento come momento di
attesa, un’attesa che non è immobile, va incontro precisamente sulla
strada che Dio indica: si attende camminando, tenendo presente che l’avvenire
non è da attendere ma da costruire e i cristiani hanno una grossa
responsabilità e devono avere coscienza della propria responsabilità.