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L’Associazione Cooperatori
dell’Istituzione Teresiana (ACIT) ha tenuto quest’anno il suo
tradizionale incontro estivo dal 25 al 30 agosto, a Rossano Calabro,
presso l’Azienda agrituristica “Valanello”, gradevolissima struttura
ricettiva posta in mezzo agli uliveti tra l’abitato di Rossano Scalo ed
il mare.
Nella scelta del tema gli attuali responsabili
dell’Associazione – le cui comunità più numerose sono attualmente
presenti in tre zone dell’Italia: Roma, Calabria (Rossano e Corigliano)
e Sicilia (Palermo, Catania), con alcune presenze isolate in altre zone
della Sicilia e a Milano – si sono richiamati ad uno degli impegni che
la IX Assemblea
dell’Associazione, tenutasi lo scorso anno a Foligno, aveva assunto per
il successivo triennio: “Acquisire
una formazione che favorisca il dialogo e il superamento di posizioni
preconcette, per individuare in ogni sfida che ci si presenta
l’atteggiamento più coerente con il messaggio evangelico”.
A
Don Piero Frizzarin
, sacerdote di origini venete ma già da molti anni residente in Calabria,
consulente familiare, attualmente cappellano del carcere di Rossano, è
stato chiesto di sviluppare la tematica, approfondendo in modo particolare
i concetti di “dialogo” e di
“coerenza”.
Roberto Jori
, membro ACIT del gruppo di Roma, ha introdotto il tema,
il primo giorno, con una relazione dal titolo: “... Invece un Samaritano (Lc 10,33). Un cammino di attenzione e
dialogo con i nostri contemporanei”, nel quale – ricollegandosi
anche ai più recenti documenti degli organi di governo dell’Istituzione
Teresiana, nonché ai pensieri e agli scritti del fondatore, San Pedro
Poveda – ha cercato di mettere in luce come Gesù stesso sia stato, coerentemente, nel corso di tutta la sua vita terrena, uomo di dialogo,
lontano da ogni preconcetto, pronto a mettersi dalla parte degli ultimi,
dei disprezzati, dei peccatori; fino ad additare un Samaritano – un
membro, cioè, di un popolo, di una comunità, odiata e messa al bando dai
Giudei – quale “esempio” di colui che davvero si fa “prossimo”,
chinandosi – come Gesù stesso – sull’umanità sofferente per
prendersene cura e fasciarne le ferite.
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A partire dal giorno seguente,
Don Piero Frizzarin
ha quindi cominciato a sviluppare il significato della parola “coerenza”,
specificando preliminarmente come, per l’uomo di fede, tale concetto
si riferisce inevitabilmente alla necessità di armonizzare
soprannaturalmente ogni aspetto dell’io
con lo Spirito del Signore, per lasciare spazio alla “manifestazione
concreta e visibile dell’azione dello Spirito nelle nostre azioni
quotidiane”. Valutare la coerenza (o la non-coerenza)
dei nostri atteggiamenti con il messaggio evangelico, implica quindi, in
primo luogo, compiere lo sforzo di “andare al cuore” del messaggio
stesso, per “isolarne” gli elementi-cardine, i principi-base sui quali
misurarci. Tali principi – secondo Don Piero – si possono così
sintetizzare:
Ø
Dio è Amore. Un amore che si
esprime nella relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo e che è
talmente forte e profondo che le tre persone, pur essendo distinte, sono
un solo Dio;
Ø
Gesù, come Figlio del Padre,
è venuto a rivelarci il Suo Amore e a renderci, nel battesimo, suoi
fratelli, come Lui figli del Padre e quindi fratelli tra di noi;
Ø
Gesù ha affidato e continua ad
affidare alla Chiesa e ai singoli cristiani battezzati “la missione di
continuare, nella universalità del tempo e dello spazio, la sua opera di
rivelazione con le opere e le parole che Dio è Amore e ci ama”.
Essere coerenti con
il messaggio evangelico significa dunque, in sintesi, essere docili
all’azione dello Spirito per essere – nei diversi ambiti di vita, di
lavoro, di “relazione” in senso lato – strumenti di quell’Amore;
un Amore – come lo ha definito Don Piero – dialogante,
intimo, fedele, generoso, tollerante, gratuito, misericordioso, tenero,
universale, paziente, oblativo.
Nei giorni seguenti – avvalendosi della sua pluriennale
esperienza di consulente familiare – Don Piero si è invece soffermato
sugli aspetti del dialogo
all’interno della famiglia, approfondendo – con il sussidio di un
abbondante materiale preparato da lui stesso, frutto dei suoi studi e
della sua esperienza – le problematiche legate alla comunicazione
(necessità di creare, all’interno della famiglia, adeguati canali
comunicativi); alla necessità di soddisfare i cosiddetti bisogni
relazionali (bisogno di sicurezza, di accettazione, di conferma, di
definizione, di esprimere amore...); all’importanza dell’ascolto; all’esigenza che ciascun membro della famiglia
raggiunga il giusto livello di autostima,
nella consapevolezza che il nostro essere figli di Dio ci rende comunque “buoni”
ai Suoi occhi, indipendentemente e al di là delle nostre singole scelte o
azioni spesso sbagliate...
Ai partecipanti è stato presentato un interessante
modello di “Casa dell’Amore”, nel quale Don Piero ha utilizzato gli
elementi fondamentali di una casa – fondamenta, muri, tetto, porte,
finestre – per indicare quelle che devono essere le qualità
fondamentali di una famiglia e, prima ancora, di una coppia (continuità,
capacità di amare, di dare, importanza data alla “negoziazione”
intesa come sforzo di venirsi reciprocamente incontro, per trovare modi
comuni di gestire la vita familiare, rispettosi delle reciproche esigenze
e delle rispettive specificità).
L’ultimo giorno, su invito di Don Piero, tutti i
presenti hanno comunicato cosa, in modo particolare, “portavano a
casa” dell’esperienza vissuta e in quale aspetto, tra i tanti
affrontati, ciascuno riteneva di dover crescere, come coppia o come
singolo all’interno della propria famiglia.
Parte integrante del programma – che come sempre ha
permesso ai membri dell’associazione di rinsaldare i vincoli di amicizia
e di fraternità, che la lontananza dei diversi luoghi di residenza non
riesce a scalfire – sono state le visite guidate nel territorio,
perfettamente organizzate dalla comunità rossanese, in veste di
“ospite”, e che hanno permesso di fare la conoscenza con la celebre e
ormai pluricentenaria fabbrica della liquirizia “Amarelli” di Rossano;
con la multiforme e variegata realtà della vicina Sila, fatta di natura,
cultura, gastronomia, lavoro artigianale (interessantissima la visita alla
“Mostra della tessitura” di Longobucco”); con le austere forme del
Castello Ducale della vicina Corigliano, risalente agli albori del Secondo
Millennio.
Tutte le esperienze vissute – meditazione, riflessione,
studio, condivisione, svago – hanno trovato ogni sera la loro naturale
“sintesi” nella celebrazione dell’Eucarestia, nella quale i dubbi,
le emozioni, le sensazioni, le esperienze della giornata si sono
trasformate in “offerta” al Signore e lode per le grandi meraviglie
che compie in noi.
Maura Mattei
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