Fabrizia
Antinori, laureata in Filosofia presso l'Università di Roma, ha
insegnato nei Licei per vari anni. Vinta la cattedra a Venezia, ha
svolto parallelamente attività di ricerca e di insegnamento presso l'
Università di Padova, prima nel Corso di Laurea in Psicologia,
poi in quello di Scienze dell' Educazione, dove poi ha conseguito la
Cattedra di Pedagogia.
Ha
diretto per sei anni il Dipartimento di Scienze dell' Educazione,
promuovendo la ricerca nei vari ambiti dell'educazione e della
formazione, con particolare riguardo alla collaborazione con la
Scuola, con le attività del Territorio, con il Mondo del lavoro,
con alcune Università dell'America Latina e dell' Africa. Al di
fuori dell'attività accademica, ha dedicato la sua attenzione
soprattutto alle problematiche familiari, promuovendo scuole per
genitori, incontri con famiglie, a livello personale e di gruppo,
formazione per educatori professionali particolarmente impegnati nel
sostegno alle relazioni familiari.
Terminato
il suo servizio all'Università, dedica il suo tempo alle attività
del Centro Poveda, anche in collaborazione con altre associazioni che
condividono le stesse finalità e con le politiche sociali del
territorio in favore dei soggetti deboli.
Nei due primi incontri, il 10 dicembre 2005 e l’11 febbraio 2006, la prof.ssa
Fabrizia Antinori ha sviluppato due argomenti del programma
"Le relazioni familiari come costitutive di ogni relazione umana:
una questione da chiarire". Nel primo incontro si è fermata sull’identità
sessuale e il problema della differenza; nel secondo ha sviluppato il
tema della relazione di genere e il rapporto di coppia.
Per la prof.ssa Antinori, è necessario comprendere la qualità
specifica di quella relazione che chiamiamo "famiglia", che
non può essere sostituita da nessun’altra relazione. La sfida del
futuro, di "personalizzare la persona", è affidata alla
famiglia.
La famiglia è un principio di relazioni: principio di reciprocità tra
i sessi e tra le generazioni. Nessun essere umano può neppure pensare
(spesso neppure sopravvivere) senza il codice familiare.
La relazione familiare è multidimensionale: è dono - intenzionalità -
reciprocità - affettività ed è una realtà interrelata, in quanto
ciascuna dimensione non esiste senza le altre.
La modernità è stata un’epoca di svuotamento della famiglia. Infatti
l’individualismo, l’esaltazione dell’individuo, provoca una
continua distruzione delle relazioni. E la società deve continuamente
rigenerare relazioni che continuamente distrugge. Dobbiamo riprendere in
cura le relazioni che sono uniche, originarie, a priori.
Illustrando il concetto di differenza, la prof.ssa Antinori faceva
riferimento anche ad altri specialisti in materia. Tra questi L.
Irigaray, che nel suo libro "Essere due" sottolinea che occorre
riconoscere l’altro come legittimo altro, come un insormontabile, un
mistero, una libertà, una soggettività che non sarà mai mia. E’
proprio l’invisibile dell’altro che attira, finché l’altro rimane
altro, verso cui andare come verso una trascendenza, consentendo di
divenire, rimanendo se stessi. L’etica della differenza rileva l’insufficienza
antropologica: la propria vita e interiorità si riceve anche dall’altro
e diviene feconda nell’incontro in cui ciascuno rimane fedele a se
stesso.
Dalla disuguaglianza e interconnessione del rapporto uomo-donna,
genitori-figli, deriva sia l’etica dei diritti che l’etica della
responsabilità:
.
sono due modelli di relazioni umane distinti, in tensione reciproca, che
testimoniano la situazione umana;
.
possiamo conoscerci come individui separati solo nella misura in cui
viviamo la connessione con gli altri;
.
possiamo avere l’esperienza del rapporto solo nella misura in cui
impariamo a differenziare l’altro da noi.
Questo
implica il passaggio ad una cultura non riducibile ad un solo genere o a
una sola età, cioè riconoscere l’altro: tu non sei il tutto e io non
sono il tutto.
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