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La Quaresima nel
cristianesimo antico e moderno
A
Vescovio (Torri in Sabina), domenica 4 marzo 2007, ha avuto luogo
un incontro di formazione teologico-spirituale.
L’argomento
riguardava il senso, la celebrazione, il contesto storico ed ecclesiale
della quaresima nel cristianesimo antico e moderno. Il titolo che le
relatrici avevano dato al loro intervento era appunto: "La
quaresima nel cristianesimo antico e moderno: figli nel Figlio".
Promotrice
dell’incontro è stata l’Istituzione Teresiana. Un gruppo di questa
Associazione ecclesiale, culturale, ha sede a Vescovio, dove anima l’attività
del Centro di spiritualità "G.Marchetti" Madonna della Lode.
Le
professoresse Maria Grazia Mara e Francesca Cocchini, docenti dell’Università
La Sapienza di Roma, hanno accolto l’invito del Centro, facendosi
carico dell’esposizione del tema. Altri collaboratori hanno
contribuito all’organizzazione della giornata intera, che sembra
riuscita in modo stupendo, sotto tutti i punti di vista, a detta di chi
vi ha partecipato.
Nell’antico,
pregevole santuario della Madonna della Lode, a Vescovio, alle ore 11 è
iniziata la celebrazione eucaristica, animata dal coro, dai laici
presenti, e presieduta dal Rettore del Santuario. Essendo prossima la
data della "festa della donna" (8 marzo), il celebrante ha
voluto esprimere i suoi auguri con un’iniziativa singolare: al termine
della Messa, ha invitato tutte le donne presenti ad avvicinarsi all’altare,
ha dato loro una benedizione speciale e, mentre il coro eseguiva un
canto mariano popolare, ha donato a ciascuna delle presenti una piccola
composizione floreale, in cui dominava il giallo della mimosa. In
effetti, i fedeli usciti dopo la Messa sul sagrato, si sono trovati
investiti da un sole limpidissimo, che invitava a intrattenersi lì,
nella piazzuola e sul prato, ammirando le aiuole fiorite, salutando
amici, scambiando impressioni. E gli amici erano molti: persone dei
dintorni, frequentanti e docenti della Scuola di teologia promossa dal
Centro, un bel gruppo di persone giunte da Roma.
Una
buona parte di questi intervenuti ha poi preso parte al pranzo preparato
con prodotti locali: pasta, "porchetta", contorni verdi,
frutta di stagione, vini locali, dolci caserecci, peperoncino ed altri
condimenti aggiungibili a piacere. E naturalmente, cafè.
Qualcuno,
pensando alla Quaresima, ha espresso il timore che al pomeriggio,
ascoltando lo sviluppo del tema, avrebbe provato un po’ di senso di
colpa: Quaresima, penitenze, digiuni… chissà cosa facevano nella
Chiesa delle origini!
Ma
non è stato così: né complessi di colpa per aver goduto del buon
pasto consumato in amicizia e allegria, né toni lugubri nella pratica
quaresimale della Chiesa antica. Tutt’altro: i catecumeni avevano la
gioia e l’impegno di prepararsi al gran giorno in cui sarebbero
diventati "figli nel Figlio" e tutti i "già
cristiani", cioè i battezzati, li circondavano e partecipavano a
quanto loro vivevano.
Alle
15,30 circa, la sala è al completo. Le due relatrici sono pronte, l’esperta
fa partire la prima immagine del power-point: la parola che si ascolta,
quella che si legge sullo schermo accanto alle immagini, le immagini
stesse catturano l’attenzione.
Alcuni
pensieri fondamentali restano impressi:
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Nei "prefazi" che si usano durante la Quaresima, si afferma,
in preghiera, che questo periodo liturgico è tempo di gioia, vissuto
nella carità; si attua il piano del Padre, che attraverso la sofferenza
del Figlio, ci conduce alla gloria, alla condizione di figli;
.
Il tempo quaresimale prepara alla Pasqua: crocifissione, sepoltura,
risurrezione. E "il primo giorno dopo il sabato", Gesù
risorto per la prima volta usa, per i suoi, la parola
"fratelli". Dice infatti a Maria di Magdala: "Va’ dai
miei fratelli, di’ loro: ascendo al Padre mio e Padre vostro". Il
significato di tutto quello che è successo è qui: fratelli di Gesù,
divenuti figli, in lui, dello stesso Padre;
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San Paolo, nella lettera ai Romani, quasi inventa vocaboli nuovi per
annunziare l’avvenimento più stupefacente mai registrato nella
storia: siamo "con-morti, con-sepolti, con-risorti";
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Nel racconto della trasfigurazione, riportato dai Sinottici, la voce del
Padre annuncia: "Questi è il mio Figlio prediletto". Questa
è la sua identità. Il mistero dei profondi sentimenti di Gesù non è
del tutto scrutabile, tuttavia vi è una sua parola, "Abbà",
che ci svela un poco il segreto del suo rapporto col Padre. "Abbà"
è una parola usata in famiglia, quando un figlio si rivolge
affettuosamente a suo padre. Nell’Antico Testamento non manca la
concezione di Dio come Padre, ma in nessuna occasione è usata la parola
"Abbà" per rivolgersi a Dio in preghiera. La usa Gesù:
ricordiamo la sua invocazione nella notte della sua agonia: "Abbà,
Padre, tutto è possibile a te…". Ora, questa parola è diventata
un po’ anche nostra, perché San Paolo, nella lettera ai Galati 4,4-7,
afferma che noi siamo consapevoli di essere divenuti figli, perché
"in noi lo Spirito grida: Abbà". Da questo e altri passi del
Nuovo Testamento comprendiamo che la nostra adozione a figli ha un
significato più profondo di quella che può essere un’adozione
giuridica;
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La quaresima nella Chiesa antica: Tertulliano, questo laico rigorista,
convertito dal paganesimo per la testimonianza data dai martiri
cristiani, fece la prima traduzione del Padre nostro, dal greco al
latino. Egli riferisce dell’importanza di questa preghiera, insieme al
Credo, per la preparazione dei catecumeni. Questi ricevono dal Vescovo
la spiegazione del Padre nostro, breviario di tutto il Vangelo, devono
impararlo a memoria e "riconsegnarlo" nel giorno del loro
battesimo. Tertulliano concepisce la fede come un "fidarsi" di
Dio, come chi nel deserto trova la "roccia" su cui appoggiarsi
con sicurezza;
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Sempre nella Chiesa antica: San Cipriano, vescovo, anche lui pagano
convertito. Scrive il Padre nostro con un suo commento, per richiesta di
altri vescovi, che devono trasmetterlo ai fedeli e ai catecumeni. San
Cipriano è un pastore preoccupato delle differenze sociali e ritiene
che il rilassamento della Chiesa sia dovuto alle ricchezze, per cui
raccomanda di condividerle. "Se tu sei ricco, e accanto a te c’è
un povero, tu non sei cristiano". Subì il martirio nel 257, sotto
l’imperatore Valeriano. Egli insegna che la Chiesa universale è un
popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
e che i cristiani vivono come "templi di Dio";
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Sant’Agostino, vescovo di Ippona, attinge dimensioni ancora più
profonde e si esprime con l’eleganza di un "retore", quale
egli era stato. La sua vita (354-430) conosce le esperienze più diverse
ed i suoi insegnamenti sono molteplici: ne indichiamo alcuni, collegati
appunto col Battesimo e il cammino dei catecumeni nella Quaresima, fino
al battesimo nella notte di Pasqua. I cristiani devono sapere che la
loro presenza nella società si deve vedere, perché alcune cose devono
cambiare, grazie alla loro testimonianza. Nella Chiesa di Ippona molti
sono i problemi, ma egli incoraggia a credere nella validità del
Battesimo, chiunque l’abbia impartito, "o sia Giuda o sia
Pietro". Egli insegna chiaramente che col Battesimo, colui che lo
riceve passa da essere creatura ad essere figlio di Dio. Alcune sue
spiegazioni del Padre nostro sono incisive e profonde: "Quando dici
‘Padre nostro che sei nei cieli’, perché alzi gli occhi al cielo?
Dove sono i cieli? Nei vostri cuori. Allora, non guardare in alto,
guarda il tuo fratello".
Dopo
alcuni minuti, in cui i presenti hanno potuto esprimere il loro
pensiero, l’incontro è terminato e, con una certa confusione, ma con
molta cordialità, gli intervenuti, ormai tutti amici, si sono separati
per raggiungere le loro case, mentre il sole al tramonto diffondeva
sulla campagna la sua luce dorata.
Maria
Cimino
Foto:
E. Hawkins
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