Fede e cultura in una donna del primo novecento   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

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Josefa Segovia: fede e cultura in una donna del primo Novecento

Tavola Rotonda a Roma nel cinquantesimo anniversario della sua morte

ROMA (10 Ottobre, 2007).- Nel cinquantesimo anniversario della sua morte, Josefa Segovia, prima Direttrice Generale dell’Istituzione Teresiana, è stata ricordata come una donna radicata nella Sacra Scrittura, che ha vissuto una fede impegnata nel dialogo con la cultura, e la cui vita è un modello nella partecipazione della donna all’edificazione della società e della Chiesa.

 

Sotto questa prospettiva è stata presentata a Roma, da vari accademici di diversi campi del sapere, il 10 Ottobre, nella Tavola Rotonda tenutasi a Villa Ximenes, sede dell’Istituzione Teresiana, Associazione Internazionale di Fedeli Laici, iniziata da San Pedro Poveda nel 1911.

 

Rivolgendosi agli invitati presenti, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, S. Ecc. Mons. Giuseppe Betori,  affermò che Josefa Segovia “raccogliendo il lascito di San Pedro Poveda, ha dimostrato di non sapersi né volersi mai accontentare dell’esistente, del chicco già gettato, ma plasmando la sua esistenza nella cera sempre viva della ricerca di Dio, ha sparso sempre fecondi semi di fede, di sacrificio, di duro lavoro”.

 

Mons. Betori ha fatto risaltare nella personalità della Venerabile Serva di Dio, un “elemento di modernità cui il tempo presente ci richiama con urgenza, un’urgenza sempre più avvertita: coniugare fede e cultura”.  

A detta del Vescovo, “l’appassionante traiettoria biografica di Josefa Segovia è intessuta di un tale rapporto. Il suo non fu solo un ‘agire’, ma anche un ‘dire’, lo studio, il confronto con i cambiamenti che l’Europa viveva in quegli anni, la professionalità nell’insegnamento, rappresentano lo specchio sincero di questa animazione”.

 

Mons. Betori ha affermato che il momento presente vive una fase di transizione piena di incertezze, con conseguenze significative per il futuro dell’eredità cristiana che ha costruito la civiltà occidentale. “Solo entrando nel vivo del rapporto tra Vangelo e cultura… è possibile salvare oggi questa eredità”, ha detto. E ha sottolineato  che “si tratta però di una sfida costante, ininterrotta, che sta dinanzi a tutti i credenti, oggi più di ieri, come dimensione costitutiva della vita ecclesiale”.

 

La moderatrice dell’incontro, Encarnaciòn Gonzàlez,  biografa di Josefa Segovia e Postulatrice Generale dell’Istituzione Teresiana, ha presentato una breve biografia della protagonista.

 

E’ stata poi, Maria Lupi, docente di Storia della Chiesa nell’Università “Roma 3”, che, nel presentare il tema Chiesa e Cultura nel Novecento, ha situato Josefa Segovia nel contesto del suo tempo e, appoggiandosi a documenti della Chiesa, ha fatto notare l’epoca di rottura crescente fra la Chiesa e la società in cui le toccò vivere. La professoressa ha ricordato l’enciclica Tametsi futura (1900) del Papa Leone XIII, nella quale egli rifiutò i principi culturali del liberalismo e del razionalismo, già condannati da Gregorio XVI e da Pio IX. 

Si stava restringendo sempre più l’influenza della Chiesa e dei valori cristiani nella costruzione della convivenza civile in favore di una progressiva secolarizzazione della società.

In questo contesto, ha spiegato la Professoressa, si rivaluta il laicato, spingendolo a mobilitarsi in difesa della Chiesa, e nascono i movimenti cattolici, soggetti all’autorità ecclesiastica.

 

A giudizio della relatrice, dopo la guerra mondiale e la caduta dei governi liberali, risorse la speranza della ricostruzione di una società cristiana. Di questo tempo sono l’enciclica ‘Ubi arcano’, del 1922 di Pio XI  e i concordati con i governi, che però hanno preso la strada del nazionalismo e del totalitarismo..., deludendo drammaticamente le aspettative del papa, come appare nelle encicliche del 1931 e del 1937 sul fascismo, il nazismo e il comunismo”.

Questo contesto fa luce sull’anno 1923 in cui Josefa Segovia si presenta davanti al Papa Pio XI per illustrargli l’Opera di Pedro Poveda e chiedergli l’approvazione dell’Istituzione Teresiana come Pia Unione, approvazione che il Papa concesse nel gennaio del 1924.

Poveda aveva compreso che la soluzione di fronte alla secolarizzazione della società era animarla dal di dentro delle sue nuove strutture, con lo spirito del Vangelo.

 

Josefa Segovia era una donna laica, educatrice di professione, e, studiando la sua vita, la Dott. Maria Rocio Figueroa ha scoperto in lei “una chiave per le donne del XXI secolo, con il suo esempio di vita, perché ella è stata una donna cardine che ha anche raccolto la lunga tradizione della Chiesa”.

 

Come le donne del Vangelo “Josefa Segovia si è sentita chiamata a seguire Cristo con tutto l’ardore e la passione di essere santa”, ha detto la Dott. Figueroa, che è la Responsabile della sezione “Donna” del Pontificio Consiglio per i Laici. Per lei, “Josefa è un chiaro esempio che la promozione della donna non è stato un movimento vissuto solo dal femminismo ideologico”.

 

Pensa che il Padre Poveda e Josefa Segovia, “compiono un passo in avanti, perché Padre Poveda crede nel genio delle donne laiche e spinge la Segovia a vivere una leadership sul piano culturale e intellettuale”. E crede anche che, quando il Padre Poveda invitava ad una “scienza che si sposa bene con la santità di vita”, proponeva “una visione integrale della donna, la sua realizzazione a livello umano, intellettuale, affettivo, sociale e spirituale”.

A suo parere,  Josefa Segovia “visse un’armoniosa sintesi fra fede e cultura, fra fede e vita, compiendo la sua missione nel mondo e dando frutti di santità” e riconosce che “questa è la sfida e questa è la chiamata che Josefa Segovia fa alle donne di oggi. C’è un ‘quid’ in più che dobbiamo offrire al mondo!”.

 

La Prof. Maria Grazia Mara, nel suo intervento ha parlato del rapporto di Josefa Segovia con la Bibbia “così come l’ho scoperta leggendo i suoi scritti: una donna di fede, innamorata di Cristo e dell’umanità, che usa la Bibbia come realtà centrale della sua vocazione, di cui fa non solo conoscenza ma esperienza e che ha la consapevolezza che il senso della Bibbia è Cristo”.

M. Asuncion Ortiz spiega la mostra a SE Mons. Betori

 

Loreto Ballester, SE Betori e Encarnacion Gonzalez

 

Maria Lupi, Rocio Figueroa, M Grazia Mara, E Gonzalez e Daniela Corinaldesi

 

Parte del pubblico

 

Una veduta della mostra

 

Una presentazione dinamica nella mostra

 

Giovanna Temussi e Carmelina Pantano si riconoscono

 

Foto di Josefa Segovia, giovane e bambina

 

Negli scritti della Segovia, la Prof. Mara, dell’Università La Sapienza  di Roma, ha visto “una profonda assimilazione della Scrittura e la convinzione che essa è fonte prima, inesauribile, della vita di fede, aperta a molteplici letture…” malgrado che la Serva di Dio sia vissuta in un’epoca “in cui la Scrittura non è oggetto di particolare attenzione da parte del popolo di Dio”.  

 

Nella sua presentazione ha messo in risalto “aspetti relativi al rapporto della Segovia con la Sacra Scrittura, ai canali attraverso ai quali vi si accostava, le sue preferenze e il suo modo di leggerla”.

Pensa che per Josefa Segovia “sia stata soprattutto la liturgia a costituire quel momento privilegiato che le ha consentito di incontrarsi con il testo sacro… incontro che la rendeva capace di una immediata personalizzazione e attualizzazione della pagina sacra letta e ascoltata”.

 

La Prof. Daniela Corinaldesi, dell’Istituto ‘Giordano Bruno’ di Perugia ha offerto una riflessione sulla traiettoria della protagonista, a partire dagli anni in cui era studentessa alla Scuola Superiore di Magistero a Madrid, nel 1911, quando nella sezione di Scienze, “sono ancora pochissime le donne che possono godere di questa possibilità”. Infatti, ricorda, “solo l’anno prima era stata abolita una legge che limitava l’accesso della donna ai livelli superiori della cultura”.

 

Nella Spagna, come in Europa, si vivevano anni di cambiamento culturale, ha ricordato la relatrice, e la cultura laica con cui lei entra in contatto era fortemente in contrasto con quella che si viveva negli ambienti del cattolicesimo tradizionale.

 

“La Scuola Superiore di Magistero, infatti, concepita come un istituto di formazione dei futuri insegnanti di scuola superiore nei più moderni metodi della pedagogia europea, si proponeva di rinnovare l’educazione all’insegna della secolarità e del laicismo”, spiega la Prof. Corinaldesi.

 

E’ a questo punto, nel 1913, che si verifica l’incontro, decisivo per lei, con San Pedro Poveda. Già da qualche tempo il sacerdote stava promovendo un movimento di laici cristiani, che avrebbe dovuto animare dal di dentro il mondo dell’educazione e della cultura. “Aveva compreso che non era possibile né opportuno contrapporsi alle spinte di innovazione… l’unica soluzione era animarle dal di dentro dello spirito cristiano, “riempirle di Dio”.

 

“L’incontro col Poveda e la collaborazione ai suoi progetti apre a Josefa Segovia prospettive nuove al suo impegno educativo”.

 

Però, “stare al passo con la cultura significa avere sempre le antenne tese, scoprire esperienze nuove”, ha affermato la relatrice, che indica come cosa interessante “lo scoprire che, venendo in Italia nel 1934, voglia incontrare il Provveditore agli Studi di Roma, Conte Salimei, il noto pedagogista Lombardo Radice e, a Milano, il P. Gemelli; come pure che oltre a visitare esperienze educative nate nel contesto cattolico, come quella dei Salesiani o del Cottolengo o l’Università Cattolica di Milano  sia interessata a conoscere il funzionamento di alcune scuole statali di Roma e una scuola Montessori, e perfino l’esperienza di una scuola rurale a Città di Castello.

 

Dopo il martirio del Padre Poveda nel 1936, quando Josefa Segovia dovrà assumersi tutta la responsabilità dell’ Istituzione Teresiana, “il dovere dello studio e della formazione culturale vanno in ogni caso sempre di pari passo con una forte chiamata a coltivare la vita di fede e la santità della vita”.

 

All’inizio della Tavola Rotonda, la Dott. Loreto Ballester, Direttrice Generale dell'Istituzione Teresiana, aveva salutato i presenti ricordando che “la figura di Josefa Segovia è inseparabile dallo sviluppo dell’Istituzione Teresiana, poiché fu proprio in questa corrente di fede, di inquietudine condivise con il Fondatore, che si forgiò la sua personalità umana e cristiana” e dove si rese insostituibile per le generazioni che seguirono lo stesso ideale dell’Istituzione”. Per lei, aver convocato la Tavola Rotonda era come un “volgere lo sguardo a Josefa Segovia e un deciso impulso ad andare avanti”.

 

Alla fine della Tavola Rotonda è stata inaugurata la mostra Josefa Segovia un dono per l’IstituzioneTeresiana, la società e la Chiesa (1891-1957), realizzata sotto il coordinamento di Maria Asunciòn Ortìz , con la collaborazione di Anna Doria e Sandra Rea, e il montaggio tecnico di ‘Azimuth’ di Patrizia De Castro.

 

Da un testo elaborato da Araceli Cantero per pubblicazione su "L'Osservatore Romano"

Foto A.C. 

 

 

 

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