A
VESCOVIO, serata di spiritualità e fraternità
27
maggio 2006
Da Roma
e dai dintorni della località Vescovio (Comune di Torri in Sabina,
prov. Rieti), si sono radunati, in buon numero, membri dell'Istituzione
Teresiana e amici vecchi e nuovi, per partecipare alla serata di
spiritualità organizzata presso l'antico Santuario della Madonna della
Lode. Altre volte abbiamo parlato dell'origine antichissima di questo
Santuario, che custodisce nella cripta le reliquie dei martiri della
Sabina.
Sul
sagrato e sull'ampio prato verde, a poco a poco si radunano tutti gli
amici; poi da Roma arrivano un pulmino e alcune macchine: la compagnia
è al completo e tutti si salutano festosamente.
Questa
è proprio una costante: arrivare dalla città o dai paesi e ritrovarsi
in questo luogo arioso e verdeggiante, con la prospettiva di una
preghiera insieme, ai piedi della Vergine, fa venire allegria. La bella
facciata della basilica, il campanile romanico, il suono delle campane,
ci parlano della fede cristiana di tante generazioni che sono venute qui
a pregare.
Ben
presto inizia la celebrazione dell'Eucarestia; è la vigilia
dell'Ascensione e qui tutto allude al Cielo: la liturgia, i canti del
coro del Santuario, l'ampio orizzonte sereno della campagna. Al termine
della Messa, la maggior parte dei pellegrini si ferma per un'ora di
adorazione solenne. Era questo l'accordo.
Perché
oggi è una giornata speciale.
Cento
anni fa, un giovane sacerdote andaluso veniva mandato come canonico
nelle Asturie, nel nord della Spagna, dove sorge, fra i monti, un
Santuario dedicato alla Madonna: Covadonga. Per gli Spagnoli è un
Santuario carico di storia e di significato. Molti pellegrini vi si
recano, un po' in tutte le stagioni, malgrado il clima umido e piuttosto
freddo.
Il
prete che arrivava lì, giusto cento anni fa, proveniva da un paese
andaluso, Guadix, dove aveva svolto un generoso apostolato, specialmente
fra gli abitanti della vasta zona di grotte che si estendeva ai margini
della città. Aveva lavorato senza risparmio di forze per l'elevazione
umana, sociale e religiosa di quelle famiglie. Poi, strane circostanze,
da lui impreviste, l'avevano spostato al nord, nelle Asturie, in mezzo
alle montagne, appunto al Santuario di Covadonga. Vi passò circa sei
anni, nei quali accolse pellegrini, pregò, trascorse ore in
meditazione, chiarificò e approfondì nella sua coscienza tante
esperienze fatte, mentre ne faceva di nuove. Perché non aveva perduto
nulla del suo dinamismo, della sua vocazione di educatore, della sua
attenzione al presente, con tutte le problematiche che presentava. Non
lontano dalla sua nuova residenza sorge Oviedo, città interessante,
abbastanza vicina ai confini con la Francia, dove lui poteva recarsi
spesso e trovare strumenti per tenersi aggiornato. Inoltre ogni tanto
tornava nella sua terra, l'Andalusia, e questo lo costringeva ad
attraversare lentamente - dati i mezzi di trasporto dell'epoca - tutta
la Spagna. In tal modo vedeva, valutava i segni di quei tempi incerti e
soprattutto comprendeva il bisogno più urgente della gioventù
spagnola: era bisogno di cultura ed educazione. Se non si fosse
provveduto a questo, nessun cambiamento politico e sociale avrebbe
potuto sollevare la situazione del popolo.
Fu
così che ai piedi della "Santina" - delicato soprannome che
gli Spagnoli hanno dato alla Madonna di Covadonga - questo sacerdote,
che si chiamava Pedro Poveda e che adesso è venerato come Santo,
concepì un'Opera che l'avrebbe aiutato in questa azione
evangelizzatrice attraverso l'educazione e la cultura. A poco a poco
l'idea divenne realtà e l'Opera prese nome "Istituzione
Teresiana".
A
questa Associazione ecclesiale di laici, che ora è estesa in quattro
continenti e in trenta nazioni, appartengono uomini e donne che hanno
compreso e accolto il carisma del Padre.
Padre
Poveda riconosceva che tutto era nato lì, all'altare della Madonna di
Covadonga.
Per
riconoscenza e per fedeltà l'Istituzione Teresiana fece una specie di
voto: ogni anno una rappresentanza dei suoi membri si sarebbe recata a
questo Santuario portando un dono alla Madonna, in segno di gratitudine
e per tenere accesa la consapevolezza delle origini mariane
dell'Opera.
La
tradizione non ha avuto discontinuità, in questi quasi cento anni di
storia: anche questa è una notevole grazia. Siamo nel 2006: l'arrivo di
San Pedro Poveda a Covadonga avvenne nel 1906: questo centenario non
doveva passare inosservato. E' per questo che nei giorni stessi in cui
una nutrita rappresentanza dell'Istituzione Teresiana va pellegrina a
Covadonga, in tanti diversi luoghi della terra i membri che vi risiedono
si uniscono idealmente a quel pellegrinaggio, recandosi a loro volta a
venerare e ringraziare la Madonna in un loro santuario mariano.
E'
quello che abbiamo fatto noi, in questa tiepida sera di maggio,
radunandoci qui, nel Santuario della Madonna della lode, accanto al
quale da molti anni è nato un centro di spiritualità dell'Istituzione
Teresiana. E' una gradevole casetta, a destra della Chiesa, un po'
nascosta, dove si svolgono varie attività, sempre di tipo educativo e
religioso.
I
pellegrini, al termine della preghiera, si sono ritrovati lì, per una
fraterna cena, in cui non sono mancati né i buoni prodotti del luogo,
né uno spontaneo clima di allegria. Quando siamo usciti dalla casa era
ormai buio, i grilli cantavano nella campagna addormentata e la facciata
del Santuario, illuminata dal basso e dai lampioni, appariva ancora più
suggestiva.
Maria
Cimino
Foto
MIT