Cristo come fondamento
Pedro
Poveda, che con
l'Istituzione Teresiana fece, per cosi dire, una pedagogia, non si propose
mai di scrivere un trattato sistematico di questa scienza. I suoi scritti
sbocciavano dal ritmo degli avvenimenti, vari, agili, freschi, sempre con
punti di vista suggestivi, cosi come a lui appariva la vita. In armonia
perfetta con il contenuto, anche la forma è agile, flessibile. Lettere,
pensieri, articoli, opuscoli, meditazioni, conferenze, appunti intimi,
consigli. ...
... anzitutto ci preme
dichiarare che, ... la pedagogia del Poveda fa dell'Incarnazione la chiave di
volta di tutte le sue strutture.
... la legge più
profonda, o piuttosto l'unica legge, poiché è fondamentale, che governa
la salvezza e l'elevazione dell'uomo, altro non è che quella
dell'Incarnazione. Pedro Poveda lo dichiarò in modo indiscusso: "L'Incarnazione ben intesa, la persona di Cristo, la sua natura, la sua
vita, danno, a chi ben le intende, la norma sicura per arrivare ad essere
santo".
Fuori della luce
dell'Incarnazione, tutta l'opera dell'educazione apparirebbe priva di
orientamento, dal punto di vista del Poveda. Impossibile cercare nell'uomo
la misura di se stesso, perché l'uomo - e questo è patrimonio della sua
grandezza - si riconosce incompleto, sottoposto ad una sconcertante
precarietà che contrasta dolorosamente con le sue aspirazioni e
nostalgie, diremmo senza limiti.
... se nel fatto storico
della Persona concreta di Cristo, che è Uomo e Dio, troviamo una
soluzione soddisfacente al problema dell'uomo, capace ora di trovare
significato alla sua vita, gli orientamenti che da qui emergono,
costituiranno un umanesimo, perché sarà una dottrina dell'umano spiegata
a partire dall'uomo, da questo uomo che accetta, garantisce e assume
l'umanità elevandola fino a Dio.
... Nell'Incarnazione, Pedro Poveda trova la norma
di chi aspira ad essere santo: "rimanendo allo stesso tempo umano,
dell'umanesimo più autentico".
... Il Poveda ha concepito
l'educazione come una accettazione di tutto ciò che di concreto comporta
ogni persona, come un procedimento radicato nella realtà viva
dell'individuo. L'educazione cristiana così intesa è un vero processo di
salvaguardia dei valori umani, di quelli corporali come di quelli
spirituali, di quelli affettivi e di quelli intellettuali:
"Pretendere di distruggere ciò che è umano, mai: è una chimera.
Prescindere da Dio per perfezionare l'opera sua: folle illusione".
Per questo nell'educazione povedana non vi è altro che un esemplare:
Gesù Cristo, "Ecce homo", modello incomparabile. "Chi può
preferire la copia all'originale? Tutti possono imitarlo senza deformarsi
ne distruggersi, perché non è semplicemente un modello esterno, offerto
all'imitazione, non è soltanto un canone, o un legislatore, o un capo. E'
un Maestro interiore che opera insieme con noi, in modo che la nostra
attività soprannaturale è con tutto ciò anche autenticamente umana.
... In una pagina scritta
a colpi di cesello, "Il Crocifisso dell'educatore", Pedro Poveda
ha additato i valori educativi che entrano in gioco quando l'archetipo
scoperto dal giovane, con emozione e amore personale, è Gesù Cristo. Da
questa prospettiva che il Poveda considerò centrale, dobbiamo guardare
tutti gli altri aspetti del suo pensiero pedagogico. Fra questi, si mette
in particolare risalto la convivenza familiare tra professore ed educando,
realizzata in un clima di amore, gioia e ordine.
Convivenza familiare
Nella vita di famiglia
che il Poveda richiede, e che si svolge sulla base di una intima
convivenza dei diversi membri, i contatti personali prolungati e, potremo
dire, gratuiti, sorgono spontaneamente. Tutti i centri fondati dal Poveda,
e in modo particolare i convitti, sono concepiti con un sistema di intima
convivenza tra professori ed alunni. Ciò dà a tutti i centri una
fisionomia particolare. Il maestro dovrà partecipare alle ricreazioni,
alle passeggiate, ai divertimenti, alle gite. Non c'è neppure un istante
nella vita del discepolo che sia privo di interesse: la cappella, le ore
di lezione, la sala da pranzo, le ricreazioni, la strada, la visita,
sempre. ...
Clima d'amore
Fin dai primi scritti
Pedro Poveda pose l'amore come prima nota della sua pedagogia. ... "lo vi chiedo
un sistema nuovo, un nuovo metodo, procedimenti nuovi quanto antichi,
ispirati all'amore". ... Effettivamente niente
definisce meglio le relazioni familiari dell'amore. ... l'amore
comprende e supera il rispetto.
... Una
educazione ispirata all'amore bada piuttosto a chi è meno dotato, si
occupa di più di quello che per qualsiasi circostanza si trova in
peggiori condizioni per contribuire da parte sua al progresso del gruppo.
" Non cominciate con l'esigere loro ma col darvi a loro senza riserve. Non badate alla loro corrispondenza. L'amore non soltanto dà, ma
si dona totalmente. " Ha detto Lacordaire che la bontà è il dono
gratuito di sè. Non vi pare che questa definizione sia ben appropriata
alla maestra?" La sua vita è una donazione costante della sua
salute, del suo lavoro, del suo riposo, del suo intelletto e del suo
cuore". E, questo che ad un funzionario potrà chiedersi solo in
una determinata misura, Pedro Poveda lo chiede ai maestri che egli va
formando, sapendo che anche in questo succederà ciò che avviene negli
autentici sacrifici familiari: sono doni gratuiti, "perché umanamente
parlando non c'è sulla terra una ricompensa adeguata al dono che fa di
se la maestra buona".
... L 'amore è capace di
scoprire possibilità ignorate nel discepolo. "In molti che
esternamente possono apparire banali, vi sono nascosti veri tesori, e
questi tesori nella maggior parte dei casi rimangono occulti perché l'educatore non vince con i mezzi che sono a sua disposizione, la
timidezza, la lentezza, il torpore o la debolezza dell'educando. Condizione
necessaria perché il tesoro sia scoperto".
L'amore, soprattutto
l'amore abnegato, scopre l'occasione pedagogica, il momento in cui
l'azione sarà ricevuta meglio: "Situazioni psicologiche più adatte perché
meglio sia ricevuta la vostra azione, le scoprirete con una certa
frequenza. Quei momenti critici sono spesso i momenti di Dio e non
sfuggono a chi sta sospirando per essi, chiedendoli, implorandoli"...
Il contrassegno della
gioia
Crediamo che una delle
note che meglio definisce la vita di famiglia, quale la intende il Poveda,
sia la gioia.
Bisogna riconoscere che
al principio del secolo il tema non era nuovo. Ma costituiva, piuttosto,
uno dei luoghi comuni più ripetuti nella letteratura pedagogica dal
Rinascimento fino a quei giorni. Ma in realtà, soltanto in teoria non era
nuovo perché la pratica era ancora ben lontano dall'essere messo in atto.
... Il primo servizio che un
ambiente gioioso può prestare all'educatore è rendergli possibile la
conoscenza dell'educando. Sarà forse il mezzo più naturale e indiretto
e, perciò il più prezioso in questi casi, per eliminare timidezze,
reticenze, prevenzioni, ogni genere di "atteggiamento di
difesa". Tutte cose impossibili se l'educando "vive facendo una
perfetta commedia con tutto l'interesse a non farsi conoscere", vale
a dire: se non arriva a manifestarsi quale egli è, se non arriva ad
espandersi. E la grande chiave dell'espansione è la gioia che dilata il
cuore degli uomini". Gioia quindi liberatrice da remore, cammino
sicuro per conoscere gusti, attitudini, in qualche modo ci dà la
dimensione del cuore.
Ma il bambino che ci si
rivela soltanto in un ambiente disteso e sano, può essere anche educato
per mezzo dell'allegria. Perchè la gioia, come dice Aristotele in un
testo commentato dal Poveda, perfeziona l'opera mentre la tristezza la
corrompe... "Se sei
lieto, farai tutto con perfezione, con gusto, senza debolezze".
Nell'opera educativa, la gioia stimola la partecipazione attiva
dell'alunno, dalla quale come è noto, dipende gran parte dell'efficacia
del procedimento. La gioia, inoltre, è un mezzo di educazione e, va
intesa come qualcosa di necessario nell'azione del maestro, "sarà
l'arma più potente del tuo apostolato". A chi gli domanda come
deve comportarsi l'educatore nei suoi rapporti con bambini e con giovani,
egli risponde: "con dolcezza, con mansuetudine, con umiltà, con
gioia". Se la prima qualità del maestro è quella di rendersi
amabile, non dimentichi che la gioia rende amabili le persone.
Di qui passiamo ad un
punto di solido stampo povedano... la virtù della gioia ha il
suo concetto complementare: la gioia nello sforzo. "La gioia rende
amabile la virtù", scrive P. Poveda - senza gioia, al contrario,
perderà il suo splendore tutto quanto di buono tu realizzerai...".
Per un mondo in cui
rapidamente si va elevando il livello materiale di vita e "che guarda
con prevenzione tutto quanto è austerità o rigore", un
cristianesimo sorridente può essere un argomento decisivo: "il suo
giogo è soave e il suo peso è leggero". Le giovani impareranno ad
essere virtuose senza bigotterie. In altri passi condanna le
"ridicolaggini e le smorfie". Il Poveda è del parere che la
virtù, anche se difficile, è attraente per la parte più onesta e sana
dell'umanità. ...
Finalmente per il nostro
autore, la gioia è un segno; "il segno inconfondibile" che
garantisce il buon andamento di un processo educativo non è altro che la gioia.
"La gioia, sempre inseparabile dalla rettitudine, dalla giustizia,
dal buono spirito, dal possesso di Dio". Ma questa gioia di cui qui
trattiamo è perfettamente definita soltanto quando prendiamo piena
coscienza delle radici che la alimentano: la preghiera, lo sforzo per
mantenere pura la coscienza, la abnegazione. ...
Dal suo punto di vista,
il bambino deve andar provando che c'è anche una gioia nella contrarietà
e nella violenza che esige la virtù. E deve essere preparato a non
perderla anche in mezzo al dolore e alla prova. ...
L'ordine essenziale.
Lontani ogni oppressione,
ogni timore, lontano ogni eccessivo rigore, ma anche lontano ogni
disordine. Il Poveda che è riuscito a creare un clima pedagogico fatto
d'amore, espansione e gioia, non perde di vista tuttavia, che
l'educazione appartiene a un tipo di relazioni umane essenzialmente
gerarchico. La uguaglianza fra maestro e discepoli, indiscutibile nel piano essenziale della persona e in quello politico sociale, diventa, per
definizione, un dislivello e uno squilibrio nel processo
dell'educazione.
li processo educativo
suppone nel maestro una certa perfezione nella conoscenza e nella
maturità alla quale corrisponde nel discepolo una pura potenza anche se
attiva e reale, è chiaro, per raggiungerle.
Questa disuguaglianza
deve tradursi in una determinata subordinazione del discepolo al maestro
al quale spetta, nella maggior parte dei casi, l'iniziativa, una
iniziativa stimolante, orientatrice, che metta in gioco le possibilità
dell'alunno. "Quando vi preme far
realizzare alle vostre alunne un esercizio di carità, comportatevi
così: prima parlate loro elogiandole di quelle azioni che volete far loro
realizzare, risvegliando così il loro interesse. Poi accogliete le loro iniziative con
amore e con entusiasmo. Poi, finalmente, lasciate apparentemente la
decisione della questione, soprattutto nei particolari, alla scelta di
coloro che si credono le iniziatrici dell'idea. E finalmente, lasciate
che il successo vada tutto a loro gloria, nascondendovi quanto più
potete".
... Il discepolo rimane in primo piano dal
momento che l'educazione è per lui, si realizza in funzione sua e molti
dei suoi aspetti vengono pensati dal suo punto di vista. Non c'è
interesse o comodità del maestro che, sotto nessun aspetto, abbia diritto a passare in secondo piano il bene autentico del discepolo: "Per
loro Dio vi ha dato la vocazione". Ma questo primato che porta con se
un'autentica ricerca delle attitudini e dei gusti di ogni alunno per dare
a ciascuno il posto che gli è proprio nel processo totale, non implica
necessariamente, uno scambio di parti ne alcun atteggiamento
dimissionario da parte del maestro. "L 'accademia avrà
un suo regolamento, non molto severo, ma molto ben pensato e meglio ancora
osservato. Al centro l'ordine più perfetto e un silenzio nient'affatto
ordinario. Ci sono gerarchie imposte semplicemente, senza violenze. A
questo collabora il carattere dolce ed energico di chi deve dirigere. ...
Datemi una vocazione.
... il Poveda dà il primo posto al maestro.
... "Se non possiamo contare sul maestro, non ci
riuscirà di fare neppure un passo". Almeno dal 1909, il Poveda
accompagnò i maestri con una cordiale, dolente meditazione. Egli
considera e, diremmo, assapora il duro peso del ministero in cui si
esercitano, la penuria in cui spesso sono costretti a vivere. In diverse
occasioni ha parlato dell'ingratitudine della gente verso coloro che per
mille titoli dovrebbero meritare la stima e la considerazione della
società. Inoltre egli era convinto che era suonata l'ora dei maestri. Il
nostro autore era molto sensibile a quella che potremo chiamare la
professionalizzazione del magistero e che è un fenomeno parallelo
all'assunzione del peso dell'educazione da parte dello Stato.
... una maggiore capacitazione tecnica, il passaggio verso una
certa stabilità economica della categoria, diritto di associazione per
promuovere miglioramenti sociali e pedagogici. Ma soffre della mancanza di
qualcosa che sembra stia rischiando di perdersi: è l'ideale o, se si
vuole, la vocazione autentica.
Don Pietro Poveda pensa
che la preparazione del maestro deve identificarsi con ciò che è una
vera vocazione. "Non si ricevano nell'accademia se non le giovani che
abbiano questa autentica vocazione iniziale ...".
... L'esercizio di questa
missione non si concepisce senza abnegazione, e per andare avanti con
perseveranza è necessaria una fortezza generata dall'amore.
... Nel 1924 egli pensa che
la vocazione al magistero deve coltivarsi nelle scuole magistrali. Per
questo vuole che tali scuole siano fondamentalmente professionali. ...
Rapporti tra la persona
del maestro e la sua funzione di educatore.
Presso P.Poveda,
i problemi dell'azione del maestro in quanto educatore, appaiono
strettamente uniti alla sua personalità. La caratteristica che egli
presenta per prima nei suoi scritti, come peculiare del maestro è la
bontà. "Pare che, se c'è una persona che ha bisogno di essere
buona, quella è la maestra. Quale deve essere la vostra occupazione per
tutta la vita? Non dovrà essere tutta la vostra vita un ininterrotto
esercizio di bontà?" Ma immediatamente ci accorgiamo che la bontà a
cui egli si riferisce non è una pura bontà esterna, ma nasce come frutto
necessario da una disposizione interiore. "Ha detto Lacordaire che
la bontà è il dono gratuito di sè. Non vi sembra molto adatta questa
definizione alla vita della maestra? Ciò che è fondamentale,
assolutamente radicale e che da parte del maestro condiziona il suo
compito educativo, è la donazione totale di sè."
... Non riuscirebbe ben
delineato questo attributo proprio del maestro, se non osservassimo che
l'atteggiamento benevolo di colui che davvero si comporta da maestro, se
non vuol deformarsi in un atteggiamento blando, dolciastro e in definitiva
debole, deve essere austero. " Sii austero verso te stesso, benevolo
verso gli altri". Ancora una volta l'atteggiamento esterno ha i suoi
fondamenti nell'intima personalità. "Conserveremo i rigori, le
austerità, la rettitudine, la santa intransigenza, anche la durezza, per
noi stessi; ma con le alunne, con quanti dipendono da noi, con coloro che
dobbiamo formare, con tutti coloro che ci circondano, con il personale
ausiliare, con tutti, saremo benevoli, dolci, transigenti, caritatevoli,
amabili, condiscendenti, affabili, buoni. Vedrete allora come riesce
bene la nostra azione".
... "Firmiter
in re. Fermi, di una santa fermezza in tutto ciò che dobbiamo credere e
praticare, senza che ne lusinghe, ne minacce, ne persecuzioni possano
vincere la nostra fortezza. Ma dolci, suaviter in modo. Non ci è stato
dato da Dio lo spirito di timore, ma quello di fortezza e di amore".
La donna, chiave della
crisi moderna.
... Pedro Poveda ha pensato
ardentemente al tempo che gli è toccato di vivere e l'ha penetrato con
sguardo realista. Il suo tempo gli appare come segnato da due aspetti
particolarmente rilevanti: la progressiva secolarizzazione e la crisi
dei valori tradizionali.
Ambedue questi aspetti,
comuni a tutta la società, colpiscono la donna in un modo tutto speciale.
I progetti di scristianizzazione della donna, sia quelli proposti in
alcuni ambienti intellettuali, sia quelli che si rivelavano come consegne
delle società segrete, non gli sfuggivano.
"Nell'ultimo
congresso massonico di Trouville, era stato detto: Vi sono due persone
che possono dare una grande forza alla massoneria; il maestro e la
donna. Dobbiamo dunque occuparci in modo tutto speciale dell'infanzia,
impregnandola dei nostri principi". Il Poveda ne prendeva atto al
principio del 1911.
...Per lui, la situazione della donna, nella crisi
del suo tempo, può essere decisiva: "La questione è di
vita o di morte. Il femminismo dei nostri giorni, quali lo insegnano i
nemici della Chiesa, altro non è che la dottrina che raccoglie gli
insegnamenti per far prevaricare la donna".
Il contesto da cui è
tolto questo paragrafo è piuttosto oscuro. "Non pensiamo abbastanza
a queste questioni. A parer mio, come in tutto il resto siamo privi di
orientamento, non uniamo i nostri sforzi, ecc..".
L'analisi della
situazione denuncia per lui due posizioni estreme, entrambe parimenti
pericolose: la schiavitù della donna che la relegava quasi al mondo degli
oggetti e l'esaltazione che minaccia di perdere la donna, trascinando alla
sua rovina anche la famiglia.
Orientarsi verso un nuovo
stile
... il Poveda parte anzitutto da una grande fede, da una
speranza senza limiti nella donna cristiana e, illuminato passo passo dalla sua
fede nelle virtù configuratrici della Chiesa, lo vedremo andare
avanzando alla ricerca delle sue risposte.
Il cristianesimo ha dato
in altre epoche e in altre società donne la cui perfezione ci
sbalordisce. Non dipenderà forse da noi non aver ancora sfruttato per la
nostra epoca le illimitate possibilità che si racchiudono in se? Chi e
come renderà attuali quelle promesse? Il compito che si presenta è
esaltante. Poiché allo stesso modo come ritiene che la corruzione della
donna sia la cosa peggiore, altrettanto è convinto di poter dimostrare
"con la storia in mano che l'influsso della donna in tutto ciò che
di buono, di grande e di nobile si è realizzato al mondo dopo la venuta
del cristianesimo, è stato decisivo".
... Il Poveda ebbe una fede immensa nei giovani e nelle giovani. "Mi
domanderete ora che cosa potete fare", dice in una certa occasione,
rivolgendosi a giovani universitarie, per poi rispondere loro: "voi
potete conquistare il mondo. Ne più ne meno".
... La situazione della donna nei dibattiti della società
moderna corre un rischio e riveste una importanza eccezionale. La donna
cristiana è virtualmente in perfette condizioni per apportare ai nuovi
quadri di un mondo in rapida trasformazione una presenza salvifica. C'è
una profonda relazione tra la difesa della donna in quanto donna e la
vitalità del cristianesimo nella società.
Solo in rapporto alle
premesse già citate e che per il Poveda sono assiomi, vanno posti i
punti cardinali della sua pedagogia femminile. Se non è lecito alla donna
cristiana tirarsi indietro di fronte ai rapidi cambiamenti che trasformano
la società nei giorni della prima guerra mondiale, la prima meta a cui
tenderà in queste epoche tanto convulse è salvare se stessa come
donna. Alla missione specifica della donna nella società deve corrispondere una educazione che, pur coincidendo in quanto è essenziale con
quella che potremmo chiamare educazione virile, coltivi modi e sfumature femminili. Per questo
bisogna educare in modo che le giovani arrivino ad essere "colte,
virtuose, sane nel corpo e nell'anima, ma come donne, non come uomini, con
le caratteristiche proprie del loro sesso elevate alla perfezione, ma
non confondendo la perfezione con il sesso o credendo, come spesso
erroneamente avviene, che è donna più perfetta quella che più assomiglia all'uomo".
Ma questo orientamento
essenziale dell'educazione femminile, valida, appunto per questo, per
tutte le epoche, non sarebbe efficace in nessun tempo se rinunciasse a concretarsi
in forme che sappiano dire qualcosa alle esigenze e ai
desideri di ogni epoca. Ciò che la donna cristiana potrebbe dire al mondo
di oggi è che desidera accettare, preparata e serena, la presenza
attiva a cui il nuovo ordine sociale la invita. Quel che è evidente - e
che si inserisce in pieno nell' azione pedagogica del Poveda - è
che questa presenza non sarà accettata senza una accurata
preparazione personale, senza una vigorosa
formazione professionale e tecnica, senza una meditata visione di talune
questioni umane, che agitano e dividono i nostri contemporanei. La
premessa latente nel movimento che P. Poveda ha ispirato, potrebbe
formularsi così: "efficienti perché preparate".
La donna ha rappresentato
sempre una fondamentale struttura sociale attraverso la famiglia. Ma ora
si tratta di ottenere che la sua funzione, insostituibile nell'ambiente
del focolare, non le impedisca un'azione diretta e personale nelle nuove
situazioni che l'evoluzione storica le offre. Almeno niente la libera
dalla responsabilità di formarsi per affrontarle.
... Per giustizia, niente
impedisce alla donna di sentirsi accanto all'uomo fattore attivo nella configurazione
di un mondo più umano. Chi ha potuto pensare che l'attività
del pensiero non si addice alla donna? ... Il Poveda
... rispondendo a quanti desidererebbero che la donna non approfondisse
le scienze per non perdere la pietà, abbandona la sua abituale
moderazione stilistica per scagliarsi: "Tutto questo è assurdo,
eretico, falso della peggiore falsità, gratuita impostura di quanti hanno
paura della vera scienza."
Mentre, al contrario,
coloro che si ispirano alla sua dottrina, si possono definire così:
"Nel nostro programma, dopo la fede, anzi meglio, con la fede,
mettiamo la scienza".
... Come intese il Poveda la
modalità femminile dell'educazione? Una risposta rapida e
fondamentalmente esatta ce la può dare una rassegna di quei lineamenti
che nei suoi scritti e nella sua opera occupano un posto d'onore. Ed il
primo è la formazione e la solidità dei criteri a tutti i costi, ben
convinto che proprio questo deve essere l'asse indeclinabile di ogni
personalità. Coordinata a questa è la sua consegna di una seria cultura,
tanto religiosa che profana, capace non soltanto di assimilare i
principi fondamentali, ma anche di giudicare con maturità le questioni che nell'attualità si dibattono. Nessuno può
entrare in colloquio con il proprio tempo, se non possiede punti di vista
personalmente meditati o in fase di costruttiva rielaborazione sui
principali motivi che preoccupano e dividono i nostri contemporanei.
Due versanti ugualmente
necessari per la formazione del proprio criterio si considerano alla
scuola di Poveda. L'uno è la solida conoscenza della dottrina immutabile
della Chiesa sulle grandi questioni divine ed umane alle quali il
cristianesimo può rispondere. "Questa conoscenza non può
sostituirsi con nessun'altra, è fondamentale per la vita cristiana e alla
mancanza di tale istruzione religiosa si debbono tutti i mali che
deploriamo".
L'altro versante tiene
presenti i temi che si agitano nella problematica del momento, imposti,
ora per ora, dalle realtà sociali, a quelle politiche o culturali che
vanno modellando il volto della storia.
Per riuscire
nell'educazione del giudizio, ... bisogna risvegliare nelle
giovani la passione per la verità, la soddisfazione di saper giudicare i
fatti con giustizia, l'interesse alla riflessione su temi seri; perché non
sarà strano che giovani di condotta esemplare però abitudinaria,
"mettendo in pratica ciò che videro fare dai propri genitori e ciò
che vedono nel collegio, siano carenti di chiare conoscenze per formarsi
un vero criterio".
... pur
tenendo presente quella punta di sapienza che è necessaria ad ogni
sapere perché lo sia autenticamente, si direbbe che il Poveda la esige
particolarmente dal sapere femminile, al quale vanno rivolte le sue cure.
"Che i giudizi
comportino tanta verità quanta semplicità, siano retti e chiari, spogli
di passioni come di tendenze sistematiche. E siano pieni di umiltà".
L 'ansia
irresistibile di limpidezza che deve stimolare la studentessa dovrà
essere anzitutto suscitata e poi praticata indefinitamente e con perfetta
onestà nella convinzione che "la ricerca scientifica non è un
pericolo per chi conosce bene la dottrina della Chiesa".
... fede e
scienza offerte alla donna moderna. E' proprio questa una delle linee
distintive più specifiche della tempra poedana, quale è stata riscoperta per il nostro secolo dalla sensibilità del Poveda.
Un
equilibrato ed energico carattere sarebbe presto venuto a completare la
santa audacia con la quale maestre e professoresse, senza una tradizione
femminile a cui potersi appoggiare, si accostano alle aule universitarie,
sicure che sarà loro concesso di raggiungere la santità di vita
"studiando, imparando, insegnando".
... Le donne che si formeranno alla sua
scuola dovranno essere "dolci, comprensive, tenere, affettuose,
transigenti, benevole, amabili verso tutti ma forti, dure, rigorose,
inflessibili verso se stesse."
...Nella scia di Teresa
d'Avila ogni donna deve
essere semplice. Per questo la vera educazione alla libertà conduce ad un
dono di se che dovrebbe consumarsi con assoluta naturalezza:" il
darsi senza riserve e farlo senza affettazione con la massima naturalezza e come se l'eseguirlo ne fosse penoso ne avesse alcun
merito." Senza quella riservata naturalezza che piaceva alla Santa:
"..quella schiettezza che mi affascina", il Poveda non
concepisce una donna che non sia così semplice".
... Il Poveda è stato sempre del parere che la
naturalezza deve essere il distintivo delle donne formate nella sua
istituzione. Abbiamo buoni motivi per poter osservare che se la prima
generazione di donne formate alla sua scuola e ispirate ai suoi ideali
avessero avuto la minima pretesa di pedanteria intellettuale, Pedro Poveda
non sarebbe andato avanti con loro nella fondazione. "Sarebbe,
dunque, necessariamente la cultura, in antitesi alla naturalezza?"
Egli non lo crede affatto. Piuttosto vede proprio nella scarsa cultura e
nella mancanza di virtù il cumulo di ostacoli che impediscono di
raggiungere quella ingenua semplicità e quella freschezza di carattere
che a tutti i costi egli vuole custodire nelle giovani studentesse. E'
essenziale ad una naturalezza così come qui si intende la semplicità ed
un portamento modestissimo senza affettazioni di alcun genere.
"Varrai di più quanto più semplice sarai", scrisse il Poveda
in una di quelle sue frasi concise e convincenti.
A.
Galino
Il
testo completo in:
Pedro
Poveda - Itinerario Pedagogico
Consejo
Superior de Investigaciones Cientificas
Instituto
de Pedagogia
Madrid,
1965