Prologo a "Proyectos pedagogicos"   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

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Introduzione alla pedagogia di Pedro Poveda 

 

Cristo come fondamento

Pedro Poveda, che con l'Istituzione Teresiana fece, per cosi dire, una pedagogia, non si propose mai di scrivere un trattato sistematico di questa scienza. I suoi scritti sbocciavano dal ritmo degli avvenimenti, vari, agili, freschi, sempre con punti di vista suggestivi, cosi come a lui appariva la vita. In armonia perfetta con il contenuto, anche la forma è agile, flessibile. Lettere, pensieri, articoli, opuscoli, meditazioni, conferenze, appunti intimi, consigli. ...

... anzitutto ci preme dichiarare che, ... la pedagogia del Poveda fa dell'Incarnazione la chiave di volta di tutte le sue strutture.

... la legge più profonda, o piuttosto l'unica legge, poiché è fondamentale, che governa la salvezza e l'elevazione dell'uomo, altro non è che quella dell'Incarnazione. Pedro Poveda lo dichiarò in modo indiscusso: "L'Incarnazione ben intesa, la persona di Cristo, la sua natura, la sua vita, danno, a chi ben le intende, la norma sicura per arrivare ad essere santo".

Fuori della luce dell'Incarnazione, tutta l'opera dell'educazione apparirebbe priva di orientamento, dal punto di vista del Poveda. Impossibile cercare nell'uomo la misura di se stesso, perché l'uomo - e questo è patrimonio della sua grandezza - si riconosce incompleto, sottoposto ad una sconcertante precarietà che contrasta dolorosamente con le sue aspirazioni e nostalgie, diremmo senza limiti.

... se nel fatto storico della Persona concreta di Cristo, che è Uomo e Dio, troviamo una soluzione soddisfacente al problema dell'uomo, capace ora di trovare significato alla sua vita, gli orientamenti che da qui emergono, costituiranno un umanesimo, perché sarà una dottrina dell'umano spiegata a partire dall'uomo, da questo uomo che accetta, garantisce e assume l'umanità elevandola fino a Dio.

... Nell'Incarnazione, Pedro Poveda trova la norma di chi aspira ad essere santo: "rimanendo allo stesso tempo umano, dell'umanesimo più autentico".

... Il Poveda ha concepito l'educazione come una accettazione di tutto ciò che di concreto comporta ogni persona, come un procedimento radicato nella realtà viva dell'individuo. L'educazione cristiana così intesa è un vero processo di salvaguardia dei valori umani, di quelli corporali come di quelli spirituali, di quelli affettivi e di quelli intellettuali: "Pretendere di distruggere ciò che è umano, mai: è una chimera. Prescindere da Dio per perfezionare l'opera sua: folle illusione". Per questo nell'educazione povedana non vi è altro che un esemplare: Gesù Cristo, "Ecce homo", modello incomparabile. "Chi può preferire la copia all'originale? Tutti possono imitarlo senza deformarsi ne distruggersi, perché non è semplicemente un modello esterno, offerto all'imitazione, non è soltanto un canone, o un legislatore, o un capo. E' un Maestro interiore che opera insieme con noi, in modo che la nostra attività soprannaturale è con tutto ciò anche autenticamente umana.

... In una pagina scritta a colpi di cesello, "Il Crocifisso dell'educatore", Pedro Poveda ha additato i valori educativi che entrano in gioco quando l'archetipo scoperto dal giovane, con emozione e amore personale, è Gesù Cristo. Da questa prospettiva che il Poveda considerò centrale, dobbiamo guardare tutti gli altri aspetti del suo pensiero pedagogico. Fra questi, si mette in particolare risalto la convivenza familiare tra professore ed educando, realizzata in un clima di amore, gioia e ordine.

Convivenza familiare

Nella vita di famiglia che il Poveda richiede, e che si svolge sulla base di una intima convivenza dei diversi membri, i contatti personali prolungati e, potremo dire, gratuiti, sorgono spontaneamente. Tutti i centri fondati dal Poveda, e in modo particolare i convitti, sono concepiti con un sistema di intima convivenza tra professori ed alunni. Ciò dà a tutti i centri una fisionomia particolare. Il maestro dovrà partecipare alle ricreazioni, alle passeggiate, ai divertimenti, alle gite. Non c'è neppure un istante nella vita del discepolo che sia privo di interesse: la cappella, le ore di lezione, la sala da pranzo, le ricreazioni, la strada, la visita, sempre. ...

Clima d'amore

Fin dai primi scritti Pedro Poveda pose l'amore come prima nota della sua pedagogia. ... "lo vi chiedo un sistema nuovo, un nuovo metodo, procedimenti nuovi quanto antichi, ispirati all'amore". ... Effettivamente niente definisce meglio le relazioni familiari dell'amore. ...  l'amore comprende e supera il rispetto.

... Una educazione ispirata all'amore bada piuttosto a chi è meno dotato, si occupa di più di quello che per qualsiasi circostanza si trova in peggiori condizioni per contribuire da parte sua al progresso del gruppo. " Non cominciate con l'esigere loro ma col darvi a loro senza riserve. Non badate alla loro corrispondenza. L'amore non soltanto dà, ma si dona totalmente. " Ha detto Lacordaire che la bontà è il dono gratuito di sè. Non vi pare che questa definizione sia ben appropriata alla maestra?" La sua vita è una donazione costante della sua salute, del suo lavoro, del suo riposo, del suo intelletto e del suo cuore". E, questo che ad un funzionario potrà chiedersi solo in una determinata misura, Pedro Poveda lo chiede ai maestri che egli va formando, sapendo che anche in questo succederà ciò che avviene negli autentici sacrifici familiari: sono doni gratuiti, "perché umanamente parlando non c'è sulla terra una ricompensa adeguata al dono che fa di se la maestra buona".

... L 'amore è capace di scoprire possibilità ignorate nel discepolo. "In molti che esternamente possono apparire banali, vi sono nascosti veri tesori, e questi tesori nella maggior parte dei casi rimangono occulti perché l'educatore non vince con i mezzi che sono a sua disposizione, la timidezza, la lentezza, il torpore o la debolezza dell'educando. Condizione necessaria perché il tesoro sia scoperto".

L'amore, soprattutto l'amore abnegato, scopre l'occasione pedagogica, il momento in cui l'azione sarà ricevuta meglio: "Situazioni psicologiche più adatte perché meglio sia ricevuta la vostra azione, le scoprirete con una certa frequenza. Quei momenti critici sono spesso i momenti di Dio e non sfuggono a chi sta sospirando per essi, chiedendoli, implorandoli"...

Il contrassegno della gioia

Crediamo che una delle note che meglio definisce la vita di famiglia, quale la intende il Poveda, sia la gioia.

Bisogna riconoscere che al principio del secolo il tema non era nuovo. Ma costituiva, piuttosto, uno dei luoghi comuni più ripetuti nella letteratura pedagogica dal Rinascimento fino a quei giorni. Ma in realtà, soltanto in teoria non era nuovo perché la pratica era ancora ben lontano dall'essere messo in atto.

... Il primo servizio che un ambiente gioioso può prestare all'educatore è rendergli possibile la conoscenza dell'educando. Sarà forse il mezzo più naturale e indiretto e, perciò il più prezioso in questi casi, per eliminare timidezze, reticenze, prevenzioni, ogni genere di "atteggiamento di difesa". Tutte cose impossibili se l'educando "vive facendo una perfetta commedia con tutto l'interesse a non farsi conoscere", vale a dire: se non arriva a manifestarsi quale egli è, se non arriva ad espandersi. E la grande chiave dell'espansione è la gioia che dilata il cuore degli uomini". Gioia quindi liberatrice da remore, cammino sicuro per conoscere gusti, attitudini, in qualche modo ci dà la dimensione del cuore.

Ma il bambino che ci si rivela soltanto in un ambiente disteso e sano, può essere anche educato per mezzo dell'allegria. Perchè la gioia, come dice Aristotele in un testo commentato dal Poveda, perfeziona l'opera mentre la tristezza la corrompe...  "Se sei lieto, farai tutto con perfezione, con gusto, senza debolezze". Nell'opera educativa, la gioia stimola la partecipazione attiva dell'alunno, dalla quale come è noto, dipende gran parte dell'efficacia del procedimento. La gioia, inoltre, è un mezzo di educazione e, va intesa come qualcosa di necessario nell'azione del maestro, "sarà l'arma più potente del tuo apostolato". A chi gli domanda come deve comportarsi l'educatore nei suoi rapporti con bambini e con giovani, egli risponde: "con dolcezza, con mansuetudine, con umiltà, con gioia". Se la prima qualità del maestro è quella di rendersi amabile, non dimentichi che la gioia rende amabili le persone.

Di qui passiamo ad un punto di solido stampo povedano... la virtù della gioia ha il suo concetto complementare: la gioia nello sforzo. "La gioia rende amabile la virtù", scrive P. Poveda - senza gioia, al contrario, perderà il suo splendore tutto quanto di buono tu realizzerai...".

Per un mondo in cui rapidamente si va elevando il livello materiale di vita e "che guarda con prevenzione tutto quanto è austerità o rigore", un cristianesimo sorridente può essere un argomento decisivo: "il suo giogo è soave e il suo peso è leggero". Le giovani impareranno ad essere virtuose senza bigotterie. In altri passi condanna le "ridicolaggini e le smorfie". Il Poveda è del parere che la virtù, anche se difficile, è attraente per la parte più onesta e sana dell'umanità. ...

Finalmente per il nostro autore, la gioia è un segno; "il segno inconfondibile" che garantisce il buon andamento di un processo educativo non è altro che la gioia. "La gioia, sempre inseparabile dalla rettitudine, dalla giustizia, dal buono spirito, dal possesso di Dio". Ma questa gioia di cui qui trattiamo è perfettamente definita soltanto quando prendiamo piena coscienza delle radici che la alimentano: la preghiera, lo sforzo per mantenere pura la coscienza, la abnegazione. ...

Dal suo punto di vista, il bambino deve andar provando che c'è anche una gioia nella contrarietà e nella violenza che esige la virtù. E deve essere preparato a non perderla anche in mezzo al dolore e alla prova. ...

L'ordine essenziale.

Lontani ogni oppressione, ogni timore, lontano ogni eccessivo rigore, ma anche lontano ogni disordine. Il Poveda che è riuscito a creare un clima pedagogico fatto d'amore, espansione e gioia, non perde di vista tuttavia, che l'educazione appartiene a un tipo di relazioni umane essenzialmente gerarchico. La uguaglianza fra maestro e discepoli, indiscutibile nel piano essenziale della persona e in quello politico sociale, diventa, per definizione, un dislivello e uno squilibrio nel processo dell'educazione.

li processo educativo suppone nel maestro una certa perfezione nella conoscenza e nella maturità alla quale corrisponde nel discepolo una pura potenza anche se attiva e reale, è chiaro, per raggiungerle.

Questa disuguaglianza deve tradursi in una determinata subordinazione del discepolo al maestro al quale spetta, nella maggior parte dei casi, l'iniziativa, una iniziativa stimolante, orientatrice, che metta in gioco le possibilità dell'alunno. "Quando vi preme far realizzare alle vostre alunne un esercizio di carità, comportatevi così: prima parlate loro elogiandole di quelle azioni che volete far loro realizzare, risvegliando così il loro interesse. Poi accogliete le loro iniziative con amore e con entusiasmo. Poi, finalmente, lasciate apparentemente la decisione della questione, soprattutto nei particolari, alla scelta di coloro che si credono le iniziatrici dell'idea. E finalmente, lasciate che il successo vada tutto a loro gloria, nascondendovi quanto più potete".

... Il discepolo rimane in primo piano dal momento che l'educazione è per lui, si realizza in funzione sua e molti dei suoi aspetti vengono pensati dal suo punto di vista. Non c'è interesse o comodità del maestro che, sotto nessun aspetto, abbia diritto a passare in secondo piano il bene autentico del discepolo: "Per loro Dio vi ha dato la vocazione". Ma questo primato che porta con se un'autentica ricerca delle attitudini e dei gusti di ogni alunno per dare a ciascuno il posto che gli è proprio nel processo totale, non implica necessariamente, uno scambio di parti ne alcun atteggiamento dimissionario da parte del maestro. "L 'accademia avrà un suo regolamento, non molto severo, ma molto ben pensato e meglio ancora osservato. Al centro l'ordine più perfetto e un silenzio nient'affatto ordinario. Ci sono gerarchie imposte semplicemente, senza violenze. A questo collabora il carattere dolce ed energico di chi deve dirigere. ...

Datemi una vocazione.

... il Poveda dà il primo posto al maestro. ... "Se non possiamo contare sul maestro, non ci riuscirà di fare neppure un passo". Almeno dal 1909, il Poveda accompagnò i maestri con una cordiale, dolente meditazione. Egli considera e, diremmo, assapora il duro peso del ministero in cui si esercitano, la penuria in cui spesso sono costretti a vivere. In diverse occasioni ha parlato dell'ingratitudine della gente verso coloro che per mille titoli dovrebbero meritare la stima e la considerazione della società. Inoltre egli era convinto che era suonata l'ora dei maestri. Il nostro autore era molto sensibile a quella che potremo chiamare la professionalizzazione del magistero e che è un fenomeno parallelo all'assunzione del peso dell'educazione da parte dello Stato.

... una maggiore capacitazione tecnica, il passaggio verso una certa stabilità economica della categoria, diritto di associazione per promuovere miglioramenti sociali e pedagogici. Ma soffre della mancanza di qualcosa che sembra stia rischiando di perdersi: è l'ideale o, se si vuole, la vocazione autentica.

Don Pietro Poveda pensa che la preparazione del maestro deve identificarsi con ciò che è una vera vocazione. "Non si ricevano nell'accademia se non le giovani che abbiano questa autentica vocazione iniziale ...". 

... L'esercizio di questa missione non si concepisce senza abnegazione, e per andare avanti con perseveranza è necessaria una fortezza generata dall'amore. 

... Nel 1924 egli pensa che la vocazione al magistero deve coltivarsi nelle scuole magistrali. Per questo vuole che tali scuole siano fondamentalmente professionali. ...

Rapporti tra la persona del maestro e la sua funzione di educatore.

Presso P.Poveda, i problemi dell'azione del maestro in quanto educatore, appaiono strettamente uniti alla sua personalità. La caratteristica che egli presenta per prima nei suoi scritti, come peculiare del maestro è la bontà. "Pare che, se c'è una persona che ha bisogno di essere buona, quella è la maestra. Quale deve essere la vostra occupazione per tutta la vita? Non dovrà essere tutta la vostra vita un ininterrotto esercizio di bontà?" Ma immediatamente ci accorgiamo che la bontà a cui egli si riferisce non è una pura bontà esterna, ma nasce come frutto necessario da una disposizione interiore. "Ha detto Lacordaire che la bontà è il dono gratuito di sè. Non vi sembra molto adatta questa definizione alla vita della maestra? Ciò che è fondamentale, assolutamente radicale e che da parte del maestro condiziona il suo compito educativo, è la donazione totale di sè."

... Non riuscirebbe ben delineato questo attributo proprio del maestro, se non osservassimo che l'atteggiamento benevolo di colui che davvero si comporta da maestro, se non vuol deformarsi in un atteggiamento blando, dolciastro e in definitiva debole, deve essere austero. " Sii austero verso te stesso, benevolo verso gli altri". Ancora una volta l'atteggiamento esterno ha i suoi fondamenti nell'intima personalità. "Conserveremo i rigori, le austerità, la rettitudine, la santa intransigenza, anche la durezza, per noi stessi; ma con le alunne, con quanti dipendono da noi, con coloro che dobbiamo formare, con tutti coloro che ci circondano, con il personale ausiliare, con tutti, saremo benevoli, dolci, transigenti, caritatevoli, amabili, condiscendenti, affabili, buoni. Vedrete allora come riesce bene la nostra azione".

... "Firmiter in re. Fermi, di una santa fermezza in tutto ciò che dobbiamo credere e praticare, senza che ne lusinghe, ne minacce, ne persecuzioni possano vincere la nostra fortezza. Ma dolci, suaviter in modo. Non ci è stato dato da Dio lo spirito di timore, ma quello di fortezza e di amore".

La donna, chiave della crisi moderna.

... Pedro Poveda ha pensato ardentemente al tempo che gli è toccato di vivere e l'ha penetrato con sguardo realista. Il suo tempo gli appare come segnato da due aspetti particolarmente rilevanti: la progressiva secolarizzazione e la crisi dei valori tradizionali.

Ambedue questi aspetti, comuni a tutta la società, colpiscono la donna in un modo tutto speciale. I progetti di scristianizzazione della donna, sia quelli proposti in alcuni ambienti intellettuali, sia quelli che si rivelavano come consegne delle società segrete, non gli sfuggivano.

"Nell'ultimo congresso massonico di Trouville, era stato detto: Vi sono due persone che possono dare una grande forza alla massoneria; il maestro e la donna. Dobbiamo dunque occuparci in modo tutto speciale dell'infanzia, impregnandola dei nostri principi". Il Poveda ne prendeva atto al principio del 1911.

 ...Per lui, la situazione della donna, nella crisi del suo tempo, può essere decisiva: "La questione è di vita o di morte. Il femminismo dei nostri giorni, quali lo insegnano i nemici della Chiesa, altro non è che la dottrina che raccoglie gli insegnamenti per far prevaricare la donna".

Il contesto da cui è tolto questo paragrafo è piuttosto oscuro. "Non pensiamo abbastanza a queste questioni. A parer mio, come in tutto il resto siamo privi di orientamento, non uniamo i nostri sforzi, ecc..".

L'analisi della situazione denuncia per lui due posizioni estreme, entrambe parimenti pericolose: la schiavitù della donna che la relegava quasi al mondo degli oggetti e l'esaltazione che minaccia di perdere la donna, trascinando alla sua rovina anche la famiglia.

Orientarsi verso un nuovo stile

... il Poveda parte anzitutto da una grande fede, da una speranza senza limiti nella donna cristiana e, illuminato passo passo dalla sua fede nelle virtù configuratrici della Chiesa, lo vedremo andare avanzando alla ricerca delle sue risposte.

Il cristianesimo ha dato in altre epoche e in altre società donne la cui perfezione ci sbalordisce. Non dipenderà forse da noi non aver ancora sfruttato per la nostra epoca le illimitate possibilità che si racchiudono in se? Chi e come renderà attuali quelle promesse? Il compito che si presenta è esaltante. Poiché allo stesso modo come ritiene che la corruzione della donna sia la cosa peggiore, altrettanto è convinto di poter dimostrare "con la storia in mano che l'influsso della donna in tutto ciò che di buono, di grande e di nobile si è realizzato al mondo dopo la venuta del cristianesimo, è stato decisivo". 

... Il Poveda ebbe una fede immensa nei giovani e nelle giovani. "Mi domanderete ora che cosa potete fare", dice in una certa occasione, rivolgendosi a giovani universitarie, per poi rispondere loro: "voi potete conquistare il mondo. Ne più ne meno".

... La situazione della donna nei dibattiti della società moderna corre un rischio e riveste una importanza eccezionale. La donna cristiana è virtualmente in perfette condizioni per apportare ai nuovi quadri di un mondo in rapida trasformazione una presenza salvifica. C'è una profonda relazione tra la difesa della donna in quanto donna e la vitalità del cristianesimo nella società.

Solo in rapporto alle premesse già citate e che per il Poveda sono assiomi, vanno posti i punti cardinali della sua pedagogia femminile. Se non è lecito alla donna cristiana tirarsi indietro di fronte ai rapidi cambiamenti che trasformano la società nei giorni della prima guerra mondiale, la prima meta a cui tenderà in queste epoche tanto convulse è salvare se stessa come donna. Alla missione specifica della donna nella società deve corrispondere una educazione che, pur coincidendo in quanto è essenziale con quella che potremmo chiamare educazione virile, coltivi modi e sfumature femminili. Per questo bisogna educare in modo che le giovani arrivino ad essere "colte, virtuose, sane nel corpo e nell'anima, ma come donne, non come uomini, con le caratteristiche proprie del loro sesso elevate alla perfezione, ma non confondendo la perfezione con il sesso o credendo, come spesso erroneamente avviene, che è donna più perfetta quella che più assomiglia all'uomo".

Ma questo orientamento essenziale dell'educazione femminile, valida, appunto per questo, per tutte le epoche, non sarebbe efficace in nessun tempo se rinunciasse a concretarsi in forme che sappiano dire qualcosa alle esigenze e ai desideri di ogni epoca. Ciò che la donna cristiana potrebbe dire al mondo di oggi è che desidera accettare, preparata e serena, la presenza attiva a cui il nuovo ordine sociale la invita. Quel che è evidente - e che si inserisce in pieno nell' azione pedagogica del Poveda - è che questa presenza non sarà accettata senza una accurata preparazione personale, senza una vigorosa formazione professionale e tecnica, senza una meditata visione di talune questioni umane, che agitano e dividono i nostri contemporanei. La premessa latente nel movimento che P. Poveda ha ispirato, potrebbe formularsi così: "efficienti perché preparate".

La donna ha rappresentato sempre una fondamentale struttura sociale attraverso la famiglia. Ma ora si tratta di ottenere che la sua funzione, insostituibile nell'ambiente del focolare, non le impedisca un'azione diretta e personale nelle nuove situazioni che l'evoluzione storica le offre. Almeno niente la libera dalla responsabilità di formarsi per affrontarle.

... Per giustizia, niente impedisce alla donna di sentirsi accanto all'uomo fattore attivo nella configurazione di un mondo più umano. Chi ha potuto pensare che l'attività del pensiero non si addice alla donna? ... Il Poveda ... rispondendo a quanti desidererebbero che la donna non approfondisse le scienze per non perdere la pietà, abbandona la sua abituale moderazione stilistica per scagliarsi: "Tutto questo è assurdo, eretico, falso della peggiore falsità, gratuita impostura di quanti hanno paura della vera scienza."

Mentre, al contrario, coloro che si ispirano alla sua dottrina, si possono definire così: "Nel nostro programma, dopo la fede, anzi meglio, con la fede, mettiamo la scienza".

... Come intese il Poveda la modalità femminile dell'educazione? Una risposta rapida e fondamentalmente esatta ce la può dare una rassegna di quei lineamenti che nei suoi scritti e nella sua opera occupano un posto d'onore. Ed il primo è la formazione e la solidità dei criteri a tutti i costi, ben convinto che proprio questo deve essere l'asse indeclinabile di ogni personalità. Coordinata a questa è la sua consegna di una seria cultura, tanto religiosa che profana, capace non soltanto di assimilare i principi fondamentali, ma anche di giudicare con maturità le questioni che nell'attualità si dibattono. Nessuno può entrare in colloquio con il proprio tempo, se non possiede punti di vista personalmente meditati o in fase di costruttiva rielaborazione sui principali motivi che preoccupano e dividono i nostri contemporanei.

Due versanti ugualmente necessari per la formazione del proprio criterio si considerano alla scuola di Poveda. L'uno è la solida conoscenza della dottrina immutabile della Chiesa sulle grandi questioni divine ed umane alle quali il cristianesimo può rispondere. "Questa conoscenza non può sostituirsi con nessun'altra, è fondamentale per la vita cristiana e alla mancanza di tale istruzione religiosa si debbono tutti i mali che deploriamo". 

L'altro versante tiene presenti i temi che si agitano nella problematica del momento, imposti, ora per ora, dalle realtà sociali, a quelle politiche o culturali che vanno modellando il volto della storia.

Per riuscire nell'educazione del giudizio, ... bisogna risvegliare nelle giovani la passione per la verità, la soddisfazione di saper giudicare i fatti con giustizia, l'interesse alla riflessione su temi seri; perché non sarà strano che giovani di condotta esemplare però abitudinaria, "mettendo in pratica ciò che videro fare dai propri genitori e ciò che vedono nel collegio, siano carenti di chiare conoscenze per formarsi un vero criterio". 

... pur tenendo presente quella punta di sapienza che è necessaria ad ogni sapere perché lo sia autenticamente, si direbbe che il Poveda la esige particolarmente dal sapere femminile, al quale vanno rivolte le sue cure.

"Che i giudizi comportino tanta verità quanta semplicità, siano retti e chiari, spogli di passioni come di tendenze sistematiche. E siano pieni di umiltà". 

L 'ansia irresistibile di limpidezza che deve stimolare la studentessa dovrà essere anzitutto suscitata e poi praticata indefinitamente e con perfetta onestà nella convinzione che "la ricerca scientifica non è un pericolo per chi conosce bene la dottrina della Chiesa".

... fede e scienza offerte alla donna moderna. E' proprio questa una delle linee distintive più specifiche della tempra poedana, quale è stata riscoperta per il nostro secolo dalla sensibilità del Poveda. Un equilibrato ed energico carattere sarebbe presto venuto a completare la santa audacia con la quale maestre e professoresse, senza una tradizione femminile a cui potersi appoggiare, si accostano alle aule universitarie, sicure che sarà loro concesso di raggiungere la santità di vita "studiando, imparando, insegnando".

... Le donne che si formeranno alla sua scuola dovranno essere "dolci, comprensive, tenere, affettuose, transigenti, benevole, amabili verso tutti ma forti, dure, rigorose, inflessibili verso se stesse."

...Nella scia di Teresa d'Avila ogni donna deve essere semplice. Per questo la vera educazione alla libertà conduce ad un dono di se che dovrebbe consumarsi con assoluta naturalezza:" il darsi senza riserve e farlo senza affettazione con la massima naturalezza e come se l'eseguirlo ne fosse penoso ne avesse alcun merito." Senza quella riservata naturalezza che piaceva alla Santa: "..quella schiettezza che mi affascina", il Poveda non concepisce una donna che non sia così semplice".

... Il Poveda è stato sempre del parere che la naturalezza deve essere il distintivo delle donne formate nella sua istituzione. Abbiamo buoni motivi per poter osservare che se la prima generazione di donne formate alla sua scuola e ispirate ai suoi ideali avessero avuto la minima pretesa di pedanteria intellettuale, Pedro Poveda non sarebbe andato avanti con loro nella fondazione. "Sarebbe, dunque, necessariamente la cultura, in antitesi alla naturalezza?" Egli non lo crede affatto. Piuttosto vede proprio nella scarsa cultura e nella mancanza di virtù il cumulo di ostacoli che impediscono di raggiungere quella ingenua semplicità e quella freschezza di carattere che a tutti i costi egli vuole custodire nelle giovani studentesse. E' essenziale ad una naturalezza così come qui si intende la semplicità ed un portamento modestissimo senza affettazioni di alcun genere. "Varrai di più quanto più semplice sarai", scrisse il Poveda in una di quelle sue frasi concise e convincenti.

A. Galino

Il testo completo in: 

Pedro Poveda -  Itinerario Pedagogico

Consejo Superior de Investigaciones Cientificas

Instituto de Pedagogia

Madrid, 1965

 

 

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