Roma,
16 aprile 2007.
Un
pubblico ormai affezionato segue con interesse il biblista Prof. Romano
Penna, che affronta oggi la parte finale dell’epistola ai romani, il
capitolo VIII e parte dei seguenti.
Questo
brano è particolare, rivela tutto il pathos interiore di Paolo, che
arriva a porre una domanda a cui si può dare solo una risposta, già
prevista. E’ quella che si suole chiamare domanda retorica, con la
differenza che non si tratta di artificio retorico, ma di grido
appassionato: "Chi ci separerà dall’amore di Cristo?" La
risposta è "Nessuno". E l’apostolo, per sottolineare
quanto ha detto, fa un elenco di ciò che potrebbe essere ritenuto
fattore ostacolante dell’amore di Cristo: "Forse la
tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il
pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che
vincitori per virtù di colui che ci ha amati". E non si ferma
lì, anzi enumera potenze spirituali e forse misteriose forze cosmiche,
che, per quanto potenti non potranno separarci dall’amore di Cristo:"…né
morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire,
né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura
potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro
Signore".
Molti
hanno riflettuto su questa espressione: "Amore di Cristo",
chiedendosi se Paolo volesse alludere all’amore di Lui per noi, o al
nostro amore per Lui. Certamente tutti e due i significati sono compresi
in questa espressione paolina.
Nel
capitolo seguente, il 9°, l’apostolo parla con dolore del mistero
dell’incredulità di Israele, messa a confronto con i pagani, che
invece "hanno raggiunto la giustizia". Qui si riprende
il tema già toccato precedentemente: giustizia = santità –
santificazione, che viene dalla fede in Gesù Cristo ed è giustizia
retributiva, che reintegra l’uomo nella comunione con Dio. Egli ci ha
amati e la dimostrazione storica di questo amore è la Croce, luogo
della donazione di sé del Salvatore. Il rapporto nostro con Gesù non
è solo di fede, ma di amore e di coinvolgimento. La santità è donata
da Gesù, non è endogena, ha dimensione cristica.
"Se
Dio è per noi, chi sarà contro di noi?",
è la domanda che Paolo si pone ancora; ma egli intende non tanto un
"Dio per noi" quanto piuttosto "Dio con noi", l’Emmanuele,
come viene annunciato prima della sua comparsa nel mondo.
Questo
passo della lettera ai Romani è una rivelazione dell’amore
discendente di Dio, non un’esortazione all’amore verso di Lui né
all’amore fraterno. Ci ricorda l’affermazione di Giovanni: "Non
siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi"
(1Gv3,10).
Il
relatore, dopo essere tornato su alcuni dei concetti esposti, adducendo
altre conferme scritturistiche, ha dato spazio agli interventi.
Maria
Cimino