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Con il Papa - Pentecoste 2006

 

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Roma, 16 aprile 2007.

 

Un pubblico ormai affezionato segue con interesse il biblista Prof. Romano Penna, che affronta oggi la parte finale dell’epistola ai romani, il capitolo VIII e parte dei seguenti.

 

Questo brano è particolare, rivela tutto il pathos interiore di Paolo, che arriva a porre una domanda a cui si può dare solo una risposta, già prevista. E’ quella che si suole chiamare domanda retorica, con la differenza che non si tratta di artificio retorico, ma di grido appassionato: "Chi ci separerà dall’amore di Cristo?" La risposta è "Nessuno". E l’apostolo, per sottolineare quanto ha detto, fa un elenco di ciò che potrebbe essere ritenuto fattore ostacolante dell’amore di Cristo: "Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati". E non si ferma lì, anzi enumera potenze spirituali e forse misteriose forze cosmiche, che, per quanto potenti non potranno separarci dall’amore di Cristo:"…né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore".

 

Molti hanno riflettuto su questa espressione: "Amore di Cristo", chiedendosi se Paolo volesse alludere all’amore di Lui per noi, o al nostro amore per Lui. Certamente tutti e due i significati sono compresi in questa espressione paolina.

 

Nel capitolo seguente, il 9°, l’apostolo parla con dolore del mistero dell’incredulità di Israele, messa a confronto con i pagani, che invece "hanno raggiunto la giustizia". Qui si riprende il tema già toccato precedentemente: giustizia = santità – santificazione, che viene dalla fede in Gesù Cristo ed è giustizia retributiva, che reintegra l’uomo nella comunione con Dio. Egli ci ha amati e la dimostrazione storica di questo amore è la Croce, luogo della donazione di sé del Salvatore. Il rapporto nostro con Gesù non è solo di fede, ma di amore e di coinvolgimento. La santità è donata da Gesù, non è endogena, ha dimensione cristica.

 

"Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?", è la domanda che Paolo si pone ancora; ma egli intende non tanto un "Dio per noi" quanto piuttosto "Dio con noi", l’Emmanuele, come viene annunciato prima della sua comparsa nel mondo.

 

Questo passo della lettera ai Romani è una rivelazione dell’amore discendente di Dio, non un’esortazione all’amore verso di Lui né all’amore fraterno. Ci ricorda l’affermazione di Giovanni: "Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi" (1Gv3,10).

 

Il relatore, dopo essere tornato su alcuni dei concetti esposti, adducendo altre conferme scritturistiche, ha dato spazio agli interventi.

 

Maria Cimino

 

 

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