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SAN
PEDRO POVEDA NELLA BASILICA DI SAN BARTOLOMEO ALL'ISOLA
TIBERINA
Un
invito a vivere oggi la sua testimonianza sincera e coraggiosa
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Roma (Ottobre 2008)-
A Roma, durante una veglia di preghiera nella Basilica di San
Bartolomeo all’Isola Tiberina, l’Arcivescovo di Madrid, Antonio M.
Rouco Varela ha definito San
Pedro Poveda, sacerdote e martire, come un uomo che “si compromise nella
cultura, nell’educazione, nei mezzi di comunicazione sociale” e ha
detto che “anche oggi, essere testimoni dell’evangelizzazione nella
cultura, nell’educazione e nei mezzi di comunicazione sociale richiede
una qualche attitudine a
essere martire”.
La veglia di preghiera ha avuto
luogo, il 20 ottobre, nell’ambito di una celebrazione della Parola
proprio nei giorni in cui giungeva a conclusione a Roma il Sinodo
della Parola. Sono stati consegnati la reliquia e oggetti di San Pedro
Poveda, Sacerdote, Martire e Fondatore dell’Istituzione Teresiana, che
rimarranno nella Basilica insieme a quelli di altri testimoni della fede,
“I nuovi martiri del XX secolo”.
Il Cardinale Rouco ha detto, a
proposito dell’evento, che “dobbiamo vederlo nel contesto della
celebrazione del Giubileo del
2000”
in cui la Chiesa ha sentito la necessità di chiedere perdono, e lo ha
espresso con gesti diversi.
Riferendosi al testo di Poveda
sulla mitezza, che era stato proclamato, ha detto che “Il mistero della
misericordia di Dio si manifesta attraverso la mitezza…Il mistero della
misericordia di Dio si manifesta nei santi…I martiri del Secolo XX sono
stati testimoni dell’amore misericordioso di Dio”.
Un reliquiario in argento e il
suo breviario, come segno dell’identità sacerdotale che l’hanno
caratterizzato, rimarranno sull’altare dedicato ai martiri di Spagna e
del Messico, nella seconda cappella a sinistra, insieme a un esemplare dei
suoi scritti pedagogici.
Insieme alla guida alla
celebrazione, in spagnolo e in italiano, a disposizione dei fedeli, questi
hanno ricevuto anche una breve biografia
“San Pedro Poveda, segno
per la Chiesa e per il mondo” di
Encarnacion Gonzales. Sull’altare maggiore erano esposti gli oggetti che
dovevano essere consegnati. La Basilica, non molto grande, era gremita e
un cospicuo numero di persone ha seguito la celebrazione dall’atrio
della chiesa, dove era posizionato un monitor per dare la possibilità di
seguire la cerimonia a coloro che non erano potuti entrare nell’aula.
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Dopo il canto di inizio, il
saluto del Presidente Onorario della Comunità di Sant’Egidio, Andrea
Riccardi ha motivato l’avvenimento e la dedicazione della Basilica ai
nuovi martiri del secolo XX e dei nostri giorni
che raccoglie le testimonianze di uomini e donne che hanno dato la
vita per la fede.
“Che l’esempio dei
martiri…continui a guidare i nostri passi”,
ha esortato. Ha presentato Poveda come sacerdote e martire, e di
lui ha detto: “Questo sacerdote si è distinto per il suo amore, la sua
passione per i giovani, umile e grande, ha saputo vivere la sua fede in
tempi difficili…”
E ha commentato che “la morte
di San Pedro Poveda è anche per noi, memoria di un dolore, della dolorosa
passione della Chiesa nel secolo XX, ma anche della sofferenza della
Chiesa ai nostri giorni in tanti paesi di questo nostro mondo”.
Riferendosi all’avvenimento ha
sottolineato che “oggi, accogliendo qui il ricordo e la reliquia di San
Pedro Poveda, avvertiamo come questa memoria ci sproni non solamente a
essere custodi di questi tesori, ma anche a vivere nell’oggi della
Chiesa una testimonianza sincera e coraggiosa”.
Il canto “Yo solo fui un instrumento” che riporta parole di Poveda, ha
introdotto un suo testo sulla mitezza, scritto il 14 aprile 1935,
proclamato con venerazione da Rodolfo Grasso dell’Istituzione Teresiana.
Infatti il tema della mitezza è stato commentato e ripreso dal Cardinale
Rouco in altri momenti della celebrazione.
“Nel testo che abbiamo
ascoltato, ci accorgiamo di come Pedro Poveda non ci ricorda “imparate
da me che ho fatto miracoli”, ma “imparate
da me che sono mite e umile di cuore” ha detto il Cardinale
nell’omelia. “Lui si fa piccolo, si fa umile, si fa semplice - ha
aggiunto - dopo aver accennato a grandi figure che, anche se non hanno
versato il loro sangue, sono stati testimoni di quell’amore
misericordioso di Dio.
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Nel saluto alla conclusione
della liturgia della Parola,
Loreto Ballester
ha espresso, a nome dell’Istituzione Teresiana, sentimenti di lode a Dio
“la cui santità si manifesta nella vita delle persone del nostro tempo
che lo hanno seguito fino a consegnare la propria vita”. Sentimenti di
gratitudine “perché nella Roma dei primi martiri, che annovera
Sant’Agnese la cui vita tante volte Poveda ha evocato, sarà presente
anche la sua, insieme ai martiri del XX secolo”.
La Direttrice Generale
ha detto che “San Pedro Poveda appartiene alla Chiesa e agli uomini e
alle donne di oggi”. E questo è il significato – ha detto – della
sua presenza in una Basilica di Roma, come nella Cattedrale di Madrid e
nelle cappelle e parrocchie di altri paesi”.
Ha continuato dicendo che “San
Pedro Poveda appartiene particolarmente ai sacerdoti diocesani, dal
momento che si riconosceva così.”
E ha specificato che
“appartiene anche ai laici, la cui vocazione specifica ha saputo
intuire, e a coloro ai quali il Concilio Vaticano II ha dato pieno
riconoscimento”.
Nel suo saluto ha fatto notare
che “oggi ci rivolgiamo a lui come al primo fondatore di
un’associazione di laici del secolo XX, martire e santo e siamo chiamati
a vivere le stesse particolarità che Giovanni Paolo II gli ha
riconosciuto nella Bolla di Canonizzazione: Maestro
di educazione e di preghiera, pedagogo della vita cristiana e delle
relazioni tra fede e scienza, lavorò con impegno a favore della giustizia
sociale e della solidarietà umana”.
La Direttrice ha segnalato che
“queste particolarità rimarranno qui visibili, in questa Basilica, nel
breviario e nell’opuscolo pedagogico che abbiamo consegnato questa
sera”.
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Ha riconosciuto che questa
presenza a Roma è stata resa possibile dal desiderio del Cardinale
Antonio Maria Rouco Varela e dall’accoglienza che essa ha trovato in
questa Basilica di San Bartolomeo, Memoriale
dei nuovi martiri, affidata da Giovanni Paolo II alla Comunità di
Sant’Egidio.
La Direttrice ha ringraziato le
autorità civili e ecclesiastiche, le persone presenti e tutte le persone
che nei trenta paesi in cui è presente l’Istituzione Teresiana “si
sono unite a questa cerimonia”.
Dopo le parole della Direttrice
ha avuto luogo la processione con le reliquie che sono state depositate
sull’altare dove rimarranno da qui in avanti. E’ in questo momento che
si è cantato “Yo creì por eso
hablé..” commento di Poveda, nel marzo 1935, al salmo 115 e testo
programmatico della sua vita.
Il canto, sul tema dell’Alleluya
di Handel, interpretato dal coro della comunità di Sant’Egidio, ha
concluso la celebrazione.
La liturgia, preparata dalla
Comunità di Sant’Egidio, è stata animata dal loro coro e da quello
dell’Istituzione Teresiana. I canti “Yo
solo fuì un instrumento…”
e “Yo creì por eso hablé…”
motivano uno stile di vivere
la fede che ha caratterizzato la vita e la morte di San Pedro Poveda.
Amparo Navarro
(trad. it. Maria Teresa Razzi)
Foto
e testo originali nella pagina dell'Istituzione
Teresiana
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