Spiritualità martiriale delle prime comunità cristiane   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

  Attività culturali ed educative       Collegi universitari       Impegno nel sociale        Spiritualità      Selezione di scritti di S. Pedro Poveda                          

 

Istituzione Teresiana

Chi siamo

Attività

 

______

 

San Pedro Poveda

Josefa Segovia

Victoria Diez

Ricordando Elisa

 

_______

 

Una finestra sull'Istituzione Teresiana nel mondo

Attività in Italia

 

______

 

Link

Mappa

 

_______

 

Attività culturali ed educative

Impegno nel sociale

Spiritualità

 

________

 

Con il Papa - Pentecoste 2006

 

____________________

 

 

Spiritualità martiriale delle prime comunità cristiane in Sabina

 

Sabato 11 marzo a Vescovio, un gruppo di membri dell’Istituzione Teresiana e di loro amici ha vissuto un’intensa giornata di spiritualità riflettendo sul tema: la spiritualità martiriale nei primi secoli del Cristianesimo, con particolare interesse per i martiri venerati nell’antico Santuario "Madonna della Lode", che sorge appunto in questa località, Vescovio, comune di Torri in Sabina, provincia di Rieti. Era stata invitata la Prof.ssa Maria Grazia Mara dell’Università "la Sapienza" di Roma. Con lei ha dato il suo valido contributo la Prof.ssa Francesca Cocchini dell’Università di Chieti.

 

Accanto a questa grande e suggestiva chiesa, il Centro di Spiritualità "Giuseppe Marchetti" ha offerto ospitalità agli intervenuti, provenienti sia da Roma, sia dai centri vicini, molti di essi docenti o allievi della Scuola di Teologia per laici, che ha sede in questo Centro.

 

La Prof.ssa Lucilla Rodriguez, coordinatrice di questa Scuola, ha dato il benvenuto ai presenti ed ha introdotto i lavori. Ha preso quindi la parola la Prof.ssa Francesca Cocchini, che ha fatto un necessario preambolo al tema ed ha presentato la relatrice.

 

La Prof.ssa Mara ha iniziato la sua esposizione partendo da una precisazione importante: alla radice del martirio cristiano è un’aspirazione interiore della persona, come testimonia ad esempio la lettera del secondo vescovo di Antiochia, Ignazio, che durante il suo percorso per raggiungere Roma, dove sarebbe stata eseguita la sua condanna, esorta con insistenza i suoi amici -forse anche altolocati – a non intervenire in nessun modo per salvarlo. Il martire desidera fortemente conformarsi a Cristo, dando come Lui la vita per la salvezza dell’umanità.

 

Quali le ragioni delle persecuzioni dei primi secoli? Roma antica non ha mai perseguitato i seguaci di religioni diverse da quelle originarie del popolo romano, anzi le ha accolte nel suo Pantheon. Gli stessi ebrei fin dal tempo di Giulio Cesare avevano stabilito un accordo con i Romani per cui potevano seguire la loro fede e non venerare gli dei, purchè pregassero per la fortuna di Roma. Ma c’è una precisazione da fare: gli ebrei sono un "popolo", con cui Roma ha rapporti politici, e restano un popolo anche quando molti di essi si trasferiscono a Roma. I cristiani non sono un popolo o una razza, sono persone che, ovunque vivano, da qualunque regione provengano, seguono l’insegnamento di Cristo e compiono certi riti. Neanche una particolare appartenenza ad un ceto sociale li identifica. Sono buoni cittadini o sudditi, ma si rifiutano di compiere sacrifici all’imperatore, per non tradire la loro fede. In genere le loro comunità sono molto piccole, all’origine, e il potere di Roma è forte. Solo quando il potere degli imperatori diventa insicuro, essi cominciano a temere questa che i Romani non chiamano "religio", ma "superstitio". Interessanti le testimonianze storiche, giunte fino a noi, di questo periodo. Ve n’è una famosa, di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia fra il 111 e il 113 che scrive all’imperatore Traiano per sapere come affrontare il problema "cristiani". 

Prof.ssa Maria Grazia Mara. Foto Toni Paisani
Veduta del Santuario di Vescovio. Foto Toni Paisani
Veduta del Santuario di Vescovio. Foto Toni Paisani

La lettera di Traiano, che risponde al quesito, è altrettanto interessante: non si può stabilire una regola generale che valga per tutto l’impero, tuttavia le direttive dell’imperatore vanno nella direzione del rispetto del diritto romano, fermo restando che se i cristiani processati sono rei confessi e persistono nel loro atteggiamento di rifiuto del culto all’imperatore, devono essere condannati.

 

Dopo una pausa di riposo e riflessione, la Prof.ssa Mara affronta la seconda parte del tema: i martiri venerati a Vescovio, nel quadro storico dell’epoca (circa V secolo) e dell’ambiente, la Sabina.: di questi martiri, Sant’Antimo, Basso, Massimo e Fabio, sono rimaste non solo testimonianze, ma anche tracce geografiche dei luoghi. Sulla Via Salaria sorgeva una chiesa dedicata a Sant’Antimo; un vescovo, rettore di questa chiesa, partecipò al Concilio del 505 a Roma. Nel "Registro Farfense" si cita un "fundus" di Pignano, situato al 22° miglio della Salaria, dove Antimo avrebbe subito il martirio. Qui tuttora ci sono i resti di una chiesa e, nella zona di Curi, le catacombe. Massimo nella stessa epoca fu martirizzato e il suo corpo fu sepolto al 30° miglio della Via Salaria, dove sorgeva la città di Forum Novum, di cui si vedono i ruderi, accanto al Santuario "Madonna della Lode", località Vescovio. In corrispondenza di questo 30° miglio si può vedere tuttora l’antichissimo cippo che lo contrassegnava.

 

Nei primi secoli della Chiesa, le vicende dei martiri sono trascritte in racconti in cui non tutto è storico, ma che sono certamente molto interessanti per comprendere la spiritualità martiriale. Nasce così un nuovo genere letterario: gli "Acta martirum". Il martire è tale non per suo volere, ma per necessità divina: Cristo stesso chiama al martirio e ne dona la grazia. La vita del martire è segnata da tappe: l’aspirazione al martirio, la coscienza della dimensione ecclesiale di esso, la forza del perdono che genera pace e anche gioia, fiducia. "Lo devi perdonare tanto da fartelo diventare amico" dice Sant’Agostino. Se non c’è la dimensione del perdono si crea nell’altro un peccatore. Il sangue dei martiri è fecondo, come ha dimostrato la storia antica e quella recente: non genera violenza, ma pace.

 

La giornata ha avuto termine con una Messa celebrata nel Santuario da Sua Ecc. Mons. Lino Fumagalli, Vescovo di Poggio Mirteto. Il coro del Santuario ha eseguito canti religiosi molto appropriati alla circostanza. Per introdurre la celebrazione ha intonato un canto gioioso: "Noi loderemo il Signor – canteremo il suo amor…"

L’immaginazione correva a queste schiere di testimoni di Cristo, che, vissute nella gioia della fede, vivono ora per sempre la beatitudine della visione.

 

Maria Cimino

 

 

Sede Istituzione Teresiana - Italia: Via Cornelio Celso 1, 00161 ROMA                           

 mail: giovaniit10@yahoo.it