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Spiritualità
martiriale delle prime comunità cristiane in Sabina
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Sabato
11 marzo a Vescovio, un gruppo di membri dell’Istituzione Teresiana e
di loro amici ha vissuto un’intensa giornata di spiritualità
riflettendo sul tema: la spiritualità martiriale nei primi secoli del
Cristianesimo, con particolare interesse per i martiri venerati nell’antico
Santuario "Madonna della Lode", che sorge appunto in questa
località, Vescovio, comune di Torri in Sabina, provincia di Rieti. Era
stata invitata la Prof.ssa Maria Grazia Mara dell’Università "la
Sapienza" di Roma. Con lei ha dato il suo valido contributo la
Prof.ssa Francesca Cocchini dell’Università di Chieti.
Accanto
a questa grande e suggestiva chiesa, il Centro di Spiritualità
"Giuseppe Marchetti" ha offerto ospitalità agli intervenuti,
provenienti sia da Roma, sia dai centri vicini, molti di essi docenti o
allievi della Scuola di Teologia per laici, che ha sede in questo
Centro.
La
Prof.ssa Lucilla Rodriguez, coordinatrice di questa Scuola, ha dato il
benvenuto ai presenti ed ha introdotto i lavori. Ha preso quindi la
parola la Prof.ssa Francesca Cocchini, che ha fatto un necessario
preambolo al tema ed ha presentato la relatrice.
La
Prof.ssa Mara ha iniziato la sua esposizione partendo da una
precisazione importante: alla radice del martirio cristiano è un’aspirazione
interiore della persona, come testimonia ad esempio la lettera del
secondo vescovo di Antiochia, Ignazio, che durante il suo percorso per
raggiungere Roma, dove sarebbe stata eseguita la sua condanna, esorta
con insistenza i suoi amici -forse anche altolocati – a non
intervenire in nessun modo per salvarlo. Il martire desidera fortemente
conformarsi a Cristo, dando come Lui la vita per la salvezza dell’umanità.
Quali
le ragioni delle persecuzioni dei primi secoli? Roma antica non ha mai
perseguitato i seguaci di religioni diverse da quelle originarie del
popolo romano, anzi le ha accolte nel suo Pantheon. Gli stessi ebrei fin
dal tempo di Giulio Cesare avevano stabilito un accordo con i Romani per
cui potevano seguire la loro fede e non venerare gli dei, purchè
pregassero per la fortuna di Roma. Ma c’è una precisazione da fare:
gli ebrei sono un "popolo", con cui Roma ha rapporti politici,
e restano un popolo anche quando molti di essi si trasferiscono a Roma.
I cristiani non sono un popolo o una razza, sono persone che, ovunque
vivano, da qualunque regione provengano, seguono l’insegnamento di
Cristo e compiono certi riti. Neanche una particolare appartenenza ad un
ceto sociale li identifica. Sono buoni cittadini o sudditi, ma si
rifiutano di compiere sacrifici all’imperatore, per non tradire la
loro fede. In genere le loro comunità sono molto piccole, all’origine,
e il potere di Roma è forte. Solo quando il potere degli imperatori
diventa insicuro, essi cominciano a temere questa che i Romani non
chiamano "religio", ma "superstitio". Interessanti
le testimonianze storiche, giunte fino a noi, di questo periodo. Ve n’è
una famosa, di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia fra il 111 e
il 113 che scrive all’imperatore Traiano per sapere come affrontare il
problema "cristiani".
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La
lettera di Traiano, che risponde al quesito, è altrettanto
interessante: non si può stabilire una regola generale che valga per
tutto l’impero, tuttavia le direttive dell’imperatore vanno nella
direzione del rispetto del diritto romano, fermo restando che se i
cristiani processati sono rei confessi e persistono nel loro
atteggiamento di rifiuto del culto all’imperatore, devono essere
condannati.
Dopo
una pausa di riposo e riflessione, la Prof.ssa Mara affronta la seconda
parte del tema: i martiri venerati a Vescovio, nel quadro storico dell’epoca
(circa V secolo) e dell’ambiente, la Sabina.: di questi martiri, Sant’Antimo,
Basso, Massimo e Fabio, sono rimaste non solo testimonianze, ma anche
tracce geografiche dei luoghi. Sulla Via Salaria sorgeva una chiesa
dedicata a Sant’Antimo; un vescovo, rettore di questa chiesa,
partecipò al Concilio del 505 a Roma. Nel "Registro Farfense"
si cita un "fundus" di Pignano, situato al 22° miglio della
Salaria, dove Antimo avrebbe subito il martirio. Qui tuttora ci sono i
resti di una chiesa e, nella zona di Curi, le catacombe. Massimo nella
stessa epoca fu martirizzato e il suo corpo fu sepolto al 30° miglio
della Via Salaria, dove sorgeva la città di Forum Novum, di cui si
vedono i ruderi, accanto al Santuario "Madonna della Lode",
località Vescovio. In corrispondenza di questo 30° miglio si può
vedere tuttora l’antichissimo cippo che lo contrassegnava.
Nei
primi secoli della Chiesa, le vicende dei martiri sono trascritte in
racconti in cui non tutto è storico, ma che sono certamente molto
interessanti per comprendere la spiritualità martiriale. Nasce così un
nuovo genere letterario: gli "Acta martirum". Il martire è
tale non per suo volere, ma per necessità divina: Cristo stesso chiama
al martirio e ne dona la grazia. La vita del martire è segnata da
tappe: l’aspirazione al martirio, la coscienza della dimensione
ecclesiale di esso, la forza del perdono che genera pace e anche gioia,
fiducia. "Lo devi perdonare tanto da fartelo diventare amico"
dice Sant’Agostino. Se non c’è la dimensione del perdono si crea
nell’altro un peccatore. Il sangue dei martiri è fecondo, come ha
dimostrato la storia antica e quella recente: non genera violenza, ma
pace.
La
giornata ha avuto termine con una Messa celebrata nel Santuario da Sua
Ecc. Mons. Lino Fumagalli, Vescovo di Poggio Mirteto. Il coro del
Santuario ha eseguito canti religiosi molto appropriati alla
circostanza. Per introdurre la celebrazione ha intonato un canto
gioioso: "Noi loderemo il Signor – canteremo il suo amor…"
L’immaginazione
correva a queste schiere di testimoni di Cristo, che, vissute nella
gioia della fede, vivono
ora per sempre la beatitudine della visione.
Maria
Cimino
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