Roma, 12 marzo 2007.
Il
Prof. Penna riprende il commento alla lettera ai Romani fermandosi
sulla parola "euanghelion", nel suo significato e nell’accezione
con cui la usa San Paolo in questa lettera.
La
parola "euanghelion" appartiene alla lingua greca, ma non è
nella cultura greca. Significa "annuncio buono" e dovrebbe
fare riferimento sia al contenuto di questo annuncio, sia all’azione
dell’annunciare.
In
questa lettera San Paolo non dice quale sia il tema del suo annuncio,
non vi si trova neanche il nome di Gesù. Non risponde ad una sottintesa
domanda: ‘Che cosa annunci? Che cosa devi annunciare?’ Si ferma
piuttosto alla destinazione, ai destinatari a cui rivolge il suo
discorso.
Ed
ecco la grande novità: l’euanghelion (= il Vangelo), non è solo per
il popolo d’Israele, ma è per tutti i popoli. Per questo egli si
rivolge ora ai Romani.
Se
ripensiamo alla predicazione di Gesù, ai suoi spostamenti, vediamo che
egli quasi non si è mosso al di fuori dei confini di Israele, a parte
qualche breve puntata nei territori di Tiro e Sidone, dove gli viene
incontro la donna siro-fenicia, per strappargli con la sua fede un
miracolo. I destinatari abituali della sua parola e dei suoi segni sono
"le pecorelle perdute di Israele".
Notiamo
allora che qui c’è stato un trapasso, un passo avanti. Come attestano
anche gli "Atti", raccontando quanto è avvenuto ad Antiochia,
dove per la prima volta i credenti in Cristo vengono chiamati cristiani.
Senza
dubbio, con la Pasqua di Gesù è avvenuto qualcosa, come un Big-Bang.
Paolo ormai guarda ad orizzonti molto più ampi. E’ un fatto
inspiegabile: il mistero di Gesù di oggi, che non è solo il Gesù
storico.
L’umanità
non è più divisa in due, (Romani e barbari, Israele e i Gentili…)
né in caste. Il testo di San Paolo è chiaro:
Rm.1,14:
Poiché sono in debito verso i Greci come verso i barbari, verso i dotti
come verso gli ignoranti
Rm.3,39:
Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo!
Anche dei pagani! Poiché non c’è che un solo Dio, il quale
giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i
non circoncisi.
Rm.10,12:
Poiché non vi è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è
il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti,
chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ef..2,13-15:
Ora, invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete
diventati i vicini grazie al Sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra
pace, Colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di
separazione che era frammezzo…
Nel
dire che Gesù è la nostra pace, Paolo non si riferisce ad un fatto
intimistico, ma a un rapporto relazionale: fra Ebrei e Gentili qualcosa
è stato superato: c’è la pace.
Paolo
prosegue il discorso cercando di dire qualcosa sull’identità di
Gesù, usando una definizione prepaolina: "figlio di Davide",
poi "costituito Figlio di Dio". E’ una definizione
giudaizzante che ai Romani non poteva dire nulla, giacchè di Davide non
sapevano niente. Invece in 1Cor.15 Paolo trasmette la fede
protocristiana, in cui si menziona la morte di Cristo per i nostri
peccati e la risurrezione.
1Cor.15:
Vi rendo noto, fratelli,il vangelo che vi ho annunziato (…)Vi ho
trasmesso quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i
nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il
terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai
Dodici…"
Così
comincia la fede cristiana. Paolo torna quindi al tema dell’universalismo:
la potenza di Gesù è più che umana e la fede in Lui dona la grazia.
La giustificazione con la fede in Lui è per tutti. La giustizia di Dio
è misericordia e il Vangelo non è un annuncio di richieste morali, ma
di qualcosa che Dio ha fatto per noi…
Il
Prof. Penna interrompe la sua conferenza per lasciare spazio alle
domande ed agli interventi degli ascoltatori.
I
presenti manifestano il loro apprezzamento per il discorso ascoltato e
si propongono di continuare l’argomento. L’appuntamento è per
lunedì 16 aprile, nella stessa sede.
Maria Cimino