Che
significato ha per l’Istituzione Teresiana questo nuovo passo nel
processo di Josefa Segovia?
- Loreto Ballester: un
forte sentimento di gioia, condiviso dalle persone formate nell’Istituzione
Teresiana, e fra loro, molte impegnate attualmente nella sua stessa
missione, che sono grate alla Chiesa per questo nuovo passo verso il
riconoscimento di questa donna come modello di riferimento credente e
laico. "Abbiamo aperto un cammino nuovo nella Chiesa", diceva
San Pedro Poveda, sacerdote che diede impulso al laicato, che nel 1911
iniziava a Oviedo le Accademie Teresiane per la formazione di donne che
avrebbero svolto la loro professione nell’insegnamento statale, e in
altri ruoli di cui si avvertiva l’impellente necessità nella
società.
A Josefa Segovia,
direttrice dell’Istituzione Teresiana dal 1919, che nel 1923 presentò
l’Opera a SS Pio XI per l’approvazione pontificia, toccò il compito
di rendere realtà questo cammino nuovo, così come affermò il
Fondatore: "In te è incarnato lo spirito dell’Istituzione
Teresiana". La sua figura di donna, in un tempo di silenzio come
sono i primi tre decenni del secolo XX, è pioniera di quelle che escono
dall’ambito familiare a quello pubblico e mostra che la donna può
apportare una nuova maniera di stare nel mondo e nella Chiesa. E questo
nuovo modo di vivere una sequela appassionata di Cristo, allo stile di
Teresa di Gesù, anche se secoli più tardi, è cammino di santità.
Lei è
educatrice e lo fu anche Josefa Segovia. Quali tratti indicherebbe fra
le doti di educatrice di Josefa Segovia?
- Loreto Ballester: La
dimensione educatrice è qualcosa di connaturale in lei, forma parte del
suo essere. Con una straordinaria capacità di comunicazione, tutto in
lei, il suo sguardo, i suoi gesti le sue parole vive, trasmettevano
"senso", risvegliavano nuove energie, formavano.
Era donna del concreto,
del vicino, e allo stesso tempo, il suo fare, il progettare apportava
direzionalità. Accoglieva nel suo cuore affettuoso, e allo stesso tempo
lanciava, progettava, dirigeva. Si distingueva per la qualità delle sue
relazioni, con la capacità singolare di far sentire ad ogni persona, e
ad ogni popolo e cultura, la dignità più profonda donata da Dio e
Padre di misericordia. Con questa forza, chiedeva anche coerenza di
vita, formazione solida, responsabilità sociale, fede formata e
vissuta. Sempre elevava e invitava a elevare, partendo da uno sguardo
profondo e positivo, le persone e le situazioni, e accompagnava nel
cammino.
Così agiva con la sua
famiglia, con le studentesse universitarie di Madrid, con le maestre
delle Scuole rurali, di cui era Ispettrice. Anche con molti sacerdoti,
con i quali ebbe profonda comunicazione. Per questo la sua personalità
attraeva, affascinava, lasciava un’orma profonda. Un’orma che sempre
orientava, favoriva l’incontro con Dio.
Josefa
Segovia fu pioniera di un femminismo "sui generis", che non la
spinse a competere, ma piuttosto a dimostrare le sue qualità come
intellettuale, dirigente senza tutele, dopo la morte del fondatore, di
una associazione laicale, internazionale. Questo ha fatto sì che le
donne dell’Istituzione Teresiana siano oggi, come molti affermano, una
forza trasformatrice, lì dove realizzano la loro missione. La
promozione delle donne: E’ questo un tratto fondamentale del suo
carisma personale?
- Loreto Ballester:
Sì. Possiamo dire che questo è un tratto fondamentale del carisma
teresiano. Poveda sceglie come referente per la sua Istituzione una
donna, profondamente radicata in Dio, che cerca il rinnovamento e la
rivitalizzazione delle strutture nelle quali vive Teresa di Gesù. La
propone come modello alle giovani professoresse che, con esso,
cominciano l’avventura educativa delle Accademie, ambiti di vita e di
formazione delle giovani che iniziavano i loro studi di Magistero e all’Università.
Josefa Segovia, a cui P.Poveda affida la direzione dell’Accademia di
Jaén, appena terminati gli studi nella Scuola Superiore del Magistero
di Madrid, possiede questo "quid" così singolare.
La sua esperienza
personale e quella che le diede il suo contatto con alunne e con
maestre, in qualità di ispettrice dell’Insegnamento primario, i
dibattiti ideologici del suo tempo fecero approfondire in lei l’urgenza
di contribuire di più e con mezzi migliori al risveglio culturale e
sociale delle donne. Pensava che per ottenerlo bisognava azzardarsi a
rompere con un modo riduttivo di intendere il destino delle donne e
impostare una preparazione che permettesse di modificare questo destino.
Lei stessa realizzò studi di livello superiore, per i quali si contava,
allora, a mala pena con precedenti e con modelli femminili. Fu questa
inquietudine personale, condivisa con altre professioniste dell’educazione
che la indusse a implicarsi nei progetti educativi iniziati da Pedro
Poveda nel 1911, incorporandosi nell’Istituzione Teresiana.
Come Direttrice della
medesima, dal 1919 fino alla sua morte, incoraggiò un associazionismo
femminile che potesse favorire l’implicazione e il protagonismo delle
donne in diversi ambiti della società, attraverso l’esercizio
professionale e la partecipazione alla vita pubblica. Contribuì
ugualmente alla creazione di centri che appoggiassero l’accesso e la
presenza di un numero crescente di donne giovani all’educazione
superiore, cosa che rese possibile durante la sua vita in numerose
province spagnole e in venti paesi di quattro continenti. Donne con
preparazione accurata, capaci di dialogare e di proporre, nelle quali l’esperienza
della fede si compagina con una profonda preparazione culturale e
scientifica: era questo il programma che presentava come bagaglio per il
protagonismo a cui dovevano sentirsi chiamate nella vita sociale, nel
lavoro, nella famiglia, nei propri itinerari biografici.
Al principio le
iniziative dell’Istituzione Teresiana furono dirette a molte donne
decise a orientare le loro vite con prospettive più ampie di quelle
offerte dall’ambiente sociale della loro epoca.
Oggi le circostanze
sono cambiate in numerosi paesi rispetto alla situazione della donna, e
dove questo non si è ancora realizzato, questo stesso obiettivo si
accompagna ai progetti che sviluppa. E non lascia di partecipare - nei
fori accademici, nei dibattiti sociali, e con interventi in realtà
concrete – ai nuovi cammini che bisogna percorrere perché le donne
possano, restando se stesse, essere considerate e riconosciute nei loro
apporti e nelle loro dinamiche specifiche.
La visione e la
missione dell’Istituzione, per donne e uomini, continua ad avere,
rispetto alla donna, l’orizzonte espresso da una precedente direttrice
dell’Istituzione, Angeles Galino: "Poveda - scrive nel 2002 –
affronta il problema femminile da due punti principali: l’educazione e
il lavoro (…), però ha fatto qualcosa di meglio, ha interpellato la
donna, ha messo nelle mani delle donne la direzione della ricerca e la
scoperta della loro propria identità."
A
Josefa Segovia toccò dopo la morte di San Pedro Poveda, raccogliere un’associazione
colpita dalla guerra e portarla a molti paesi. Crede che Josefa Segovia
abbia previsto un mondo futuro più globalizzato, in cui è necessario
il dialogo fra razze, popoli, culture, generazioni?
- Loreto Ballester:
"Globalizzato" è un termine molto recente, che corrisponde a
parametri del nostro momento storico, tuttavia l’orizzonte a cui
rimanda, in quanto a diversità, e alle possibili maniere di viverla,
sì, possiamo dire che Josefa Segovia lo intuì.
Gli studi realizzati al
suo tempo, la sua mente aperta, il contatto con persone di diversi
contesti, i viaggi che realizzò in vari paesi dell’Europa, America,
Medio Oriente (Terra Santa), la sua partecipazione a incontri e
congressi di cultura e spiritualità, e, in un altro senso, mi permetto
di dire che anche la sua personale esperienza di Dio e il suo vissuto
ecclesiale, ci parlano di questo.
Il suo impegno
personale e l’impulso dato all’Istituzione Teresiana mostra la sua
visione di un mondo più interdipendente, aperto ad altre culture, ad
altre razze e popoli, bisognoso di dialogo, di collaborazione, e della
ricchezza generata da un "fare" in cui intervengono persone
adulte e giovani, nel quale si intrecciano esperienza ed entusiasmo,
riflessione e creatività, senso della realtà e capacità di rischio.
Risulta molto eloquente
che in uno degli ultimi nastri registrati che si conservano di lei,
riflette precisamente su questo tema.. Mette in rilievo la necessità
del dialogo della diversità, della comunicazione intergenerazionale e,
con una apertura e con una visione quasi profetica, riflette a fondo su
quello che noi denominiamo pluralismo multiculturale e multietnico.
Senza alcun dubbio, il tipo di preparazione umana, culturale e
spirituale che lei propose, le esperienze di vita che lei sviluppò,
come chiave di una vita "pienamente umana e tutta di Dio",
chiamata a vivere come i primi cristiani, paradigma chiaro del
Fondatore, parlano chiaramente di persone con visione e volontà di
costruire, integrando criticamente la multiculturalità.
Si
dice che gli ambiti in cui visse Josefa Segovia erano caratterizzati da
un caldo ambiente familiare, come il miglior ambiente caldo per
coltivare educatori. Quali sarebbero i tratti teresiani, o se vuole
povedani, di questo ambiente di famiglia?
- Loreto Ballester: Fin
dall’inizio della sua attività educativa, Pedro Poveda si interroga
circa "la fisionomia delle Accademie". Fisionomia che è
"lo spirito esteriorizzato" aggiunge lui, e per descriverlo
unisce due parole cariche di significato: fortezza e amore.
Fermi, con quella
fortezza che rende possibile il sacrificio, la pace, e al tempo stesso,
soavi, amabili, come il sale che mentre preserva e cura, dà sapore.
Queste sono le persone per cui predispone la formazione e questi sono
gli ambienti capaci di configurare persone alle quali egli mira, nell’orizzonte
di pienezza che Dio offre all’esistenza umana.
Ambienti umani nei
quali ciascuno è chiamato a dare quanto può e a ricevere quanto ha
bisogno di ricevere... Dove ciascuno ha il suo posto, come nello
svolgersi di una famiglia naturale. Sono ambienti in cui tutto ciò che
costituisce la persona entra in gioco e nei quali si sviluppa il meglio
di ciascuno, in cui si genera fiducia, allegria, visione positiva della
vita. Ambienti di naturalezza e autenticità, di accoglienza
incondizionata e di ricordo permanente delle mete e dei valori che
uniscono. Per questo sono ambienti di comprensione e di esigenza, di
festa e di impegno.
Sicuramente anche oggi,
come successe a Josefa Segovia e alle prime collaboratrici, ci viene da
domandare a Pedro Poveda come acquistare questo spirito e questa
fisionomia. La sua risposta fu: il segreto sta nel porre Dio nel cuore.
E i nostri sforzi e le nostre ricerche continuano ad essere anche oggi
le strade che aprono alla comunicazione, all’incontro di ogni essere
umano, di ogni gruppo umano, con quel Dio che attraverso noi, come in
Gesù, vuole continuare a incontrarsi con l’umanità di questo secolo.