Un modo nuovo di essere donna   

L'Istituzione Teresiana è un'Associazione di laici approvata da Pio XI nel 1924. E' presente in 30 Paesi

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Josefa Segovia: 

 

"Un nuovo modo di essere donna che è via alla santità"

 

Intervista a Loreto Ballester, direttrice dell’Istituzione Teresiana. Nieves San Martin

Traduzione Maria Cimino

 

 

   Che significato ha per l’Istituzione Teresiana questo nuovo passo nel processo di Josefa Segovia?

- Loreto Ballester: un forte sentimento di gioia, condiviso dalle persone formate nell’Istituzione Teresiana, e fra loro, molte impegnate attualmente nella sua stessa missione, che sono grate alla Chiesa per questo nuovo passo verso il riconoscimento di questa donna come modello di riferimento credente e laico. "Abbiamo aperto un cammino nuovo nella Chiesa", diceva San Pedro Poveda, sacerdote che diede impulso al laicato, che nel 1911 iniziava a Oviedo le Accademie Teresiane per la formazione di donne che avrebbero svolto la loro professione nell’insegnamento statale, e in altri ruoli di cui si avvertiva l’impellente necessità nella società.

A Josefa Segovia, direttrice dell’Istituzione Teresiana dal 1919, che nel 1923 presentò l’Opera a SS Pio XI per l’approvazione pontificia, toccò il compito di rendere realtà questo cammino nuovo, così come affermò il Fondatore: "In te è incarnato lo spirito dell’Istituzione Teresiana". La sua figura di donna, in un tempo di silenzio come sono i primi tre decenni del secolo XX, è pioniera di quelle che escono dall’ambito familiare a quello pubblico e mostra che la donna può apportare una nuova maniera di stare nel mondo e nella Chiesa. E questo nuovo modo di vivere una sequela appassionata di Cristo, allo stile di Teresa di Gesù, anche se secoli più tardi, è cammino di santità.

   Lei è educatrice e lo fu anche Josefa Segovia. Quali tratti indicherebbe fra le doti di educatrice di Josefa Segovia?

- Loreto Ballester: La dimensione educatrice è qualcosa di connaturale in lei, forma parte del suo essere. Con una straordinaria capacità di comunicazione, tutto in lei, il suo sguardo, i suoi gesti le sue parole vive, trasmettevano "senso", risvegliavano nuove energie, formavano.

Era donna del concreto, del vicino, e allo stesso tempo, il suo fare, il progettare apportava direzionalità. Accoglieva nel suo cuore affettuoso, e allo stesso tempo lanciava, progettava, dirigeva. Si distingueva per la qualità delle sue relazioni, con la capacità singolare di far sentire ad ogni persona, e ad ogni popolo e cultura, la dignità più profonda donata da Dio e Padre di misericordia. Con questa forza, chiedeva anche coerenza di vita, formazione solida, responsabilità sociale, fede formata e vissuta. Sempre elevava e invitava a elevare, partendo da uno sguardo profondo e positivo, le persone e le situazioni, e accompagnava nel cammino.

Così agiva con la sua famiglia, con le studentesse universitarie di Madrid, con le maestre delle Scuole rurali, di cui era Ispettrice. Anche con molti sacerdoti, con i quali ebbe profonda comunicazione. Per questo la sua personalità attraeva, affascinava, lasciava un’orma profonda. Un’orma che sempre orientava, favoriva l’incontro con Dio.

   Josefa Segovia fu pioniera di un femminismo "sui generis", che non la spinse a competere, ma piuttosto a dimostrare le sue qualità come intellettuale, dirigente senza tutele, dopo la morte del fondatore, di una associazione laicale, internazionale. Questo ha fatto sì che le donne dell’Istituzione Teresiana siano oggi, come molti affermano, una forza trasformatrice, lì dove realizzano la loro missione. La promozione delle donne: E’ questo un tratto fondamentale del suo carisma personale?

- Loreto Ballester: Sì. Possiamo dire che questo è un tratto fondamentale del carisma teresiano. Poveda sceglie come referente per la sua Istituzione una donna, profondamente radicata in Dio, che cerca il rinnovamento e la rivitalizzazione delle strutture nelle quali vive Teresa di Gesù. La propone come modello alle giovani professoresse che, con esso, cominciano l’avventura educativa delle Accademie, ambiti di vita e di formazione delle giovani che iniziavano i loro studi di Magistero e all’Università. Josefa Segovia, a cui P.Poveda affida la direzione dell’Accademia di Jaén, appena terminati gli studi nella Scuola Superiore del Magistero di Madrid, possiede questo "quid" così singolare.

La sua esperienza personale e quella che le diede il suo contatto con alunne e con maestre, in qualità di ispettrice dell’Insegnamento primario, i dibattiti ideologici del suo tempo fecero approfondire in lei l’urgenza di contribuire di più e con mezzi migliori al risveglio culturale e sociale delle donne. Pensava che per ottenerlo bisognava azzardarsi a rompere con un modo riduttivo di intendere il destino delle donne e impostare una preparazione che permettesse di modificare questo destino. Lei stessa realizzò studi di livello superiore, per i quali si contava, allora, a mala pena con precedenti e con modelli femminili. Fu questa inquietudine personale, condivisa con altre professioniste dell’educazione che la indusse a implicarsi nei progetti educativi iniziati da Pedro Poveda nel 1911, incorporandosi nell’Istituzione Teresiana.

Come Direttrice della medesima, dal 1919 fino alla sua morte, incoraggiò un associazionismo femminile che potesse favorire l’implicazione e il protagonismo delle donne in diversi ambiti della società, attraverso l’esercizio professionale e la partecipazione alla vita pubblica. Contribuì ugualmente alla creazione di centri che appoggiassero l’accesso e la presenza di un numero crescente di donne giovani all’educazione superiore, cosa che rese possibile durante la sua vita in numerose province spagnole e in venti paesi di quattro continenti. Donne con preparazione accurata, capaci di dialogare e di proporre, nelle quali l’esperienza della fede si compagina con una profonda preparazione culturale e scientifica: era questo il programma che presentava come bagaglio per il protagonismo a cui dovevano sentirsi chiamate nella vita sociale, nel lavoro, nella famiglia, nei propri itinerari biografici.

Al principio le iniziative dell’Istituzione Teresiana furono dirette a molte donne decise a orientare le loro vite con prospettive più ampie di quelle offerte dall’ambiente sociale della loro epoca.

Oggi le circostanze sono cambiate in numerosi paesi rispetto alla situazione della donna, e dove questo non si è ancora realizzato, questo stesso obiettivo si accompagna ai progetti che sviluppa. E non lascia di partecipare - nei fori accademici, nei dibattiti sociali, e con interventi in realtà concrete – ai nuovi cammini che bisogna percorrere perché le donne possano, restando se stesse, essere considerate e riconosciute nei loro apporti e nelle loro dinamiche specifiche.

La visione e la missione dell’Istituzione, per donne e uomini, continua ad avere, rispetto alla donna, l’orizzonte espresso da una precedente direttrice dell’Istituzione, Angeles Galino: "Poveda - scrive nel 2002 – affronta il problema femminile da due punti principali: l’educazione e il lavoro (…), però ha fatto qualcosa di meglio, ha interpellato la donna, ha messo nelle mani delle donne la direzione della ricerca e la scoperta della loro propria identità."

   A Josefa Segovia toccò dopo la morte di San Pedro Poveda, raccogliere un’associazione colpita dalla guerra e portarla a molti paesi. Crede che Josefa Segovia abbia previsto un mondo futuro più globalizzato, in cui è necessario il dialogo fra razze, popoli, culture, generazioni?

- Loreto Ballester: "Globalizzato" è un termine molto recente, che corrisponde a parametri del nostro momento storico, tuttavia l’orizzonte a cui rimanda, in quanto a diversità, e alle possibili maniere di viverla, sì, possiamo dire che Josefa Segovia lo intuì.

Gli studi realizzati al suo tempo, la sua mente aperta, il contatto con persone di diversi contesti, i viaggi che realizzò in vari paesi dell’Europa, America, Medio Oriente (Terra Santa), la sua partecipazione a incontri e congressi di cultura e spiritualità, e, in un altro senso, mi permetto di dire che anche la sua personale esperienza di Dio e il suo vissuto ecclesiale, ci parlano di questo.

Il suo impegno personale e l’impulso dato all’Istituzione Teresiana mostra la sua visione di un mondo più interdipendente, aperto ad altre culture, ad altre razze e popoli, bisognoso di dialogo, di collaborazione, e della ricchezza generata da un "fare" in cui intervengono persone adulte e giovani, nel quale si intrecciano esperienza ed entusiasmo, riflessione e creatività, senso della realtà e capacità di rischio.

Risulta molto eloquente che in uno degli ultimi nastri registrati che si conservano di lei, riflette precisamente su questo tema.. Mette in rilievo la necessità del dialogo della diversità, della comunicazione intergenerazionale e, con una apertura e con una visione quasi profetica, riflette a fondo su quello che noi denominiamo pluralismo multiculturale e multietnico. Senza alcun dubbio, il tipo di preparazione umana, culturale e spirituale che lei propose, le esperienze di vita che lei sviluppò, come chiave di una vita "pienamente umana e tutta di Dio", chiamata a vivere come i primi cristiani, paradigma chiaro del Fondatore, parlano chiaramente di persone con visione e volontà di costruire, integrando criticamente la multiculturalità.

   Si dice che gli ambiti in cui visse Josefa Segovia erano caratterizzati da un caldo ambiente familiare, come il miglior ambiente caldo per coltivare educatori. Quali sarebbero i tratti teresiani, o se vuole povedani, di questo ambiente di famiglia?

- Loreto Ballester: Fin dall’inizio della sua attività educativa, Pedro Poveda si interroga circa "la fisionomia delle Accademie". Fisionomia che è "lo spirito esteriorizzato" aggiunge lui, e per descriverlo unisce due parole cariche di significato: fortezza e amore.

Fermi, con quella fortezza che rende possibile il sacrificio, la pace, e al tempo stesso, soavi, amabili, come il sale che mentre preserva e cura, dà sapore. Queste sono le persone per cui predispone la formazione e questi sono gli ambienti capaci di configurare persone alle quali egli mira, nell’orizzonte di pienezza che Dio offre all’esistenza umana.

Ambienti umani nei quali ciascuno è chiamato a dare quanto può e a ricevere quanto ha bisogno di ricevere... Dove ciascuno ha il suo posto, come nello svolgersi di una famiglia naturale. Sono ambienti in cui tutto ciò che costituisce la persona entra in gioco e nei quali si sviluppa il meglio di ciascuno, in cui si genera fiducia, allegria, visione positiva della vita. Ambienti di naturalezza e autenticità, di accoglienza incondizionata e di ricordo permanente delle mete e dei valori che uniscono. Per questo sono ambienti di comprensione e di esigenza, di festa e di impegno.

Sicuramente anche oggi, come successe a Josefa Segovia e alle prime collaboratrici, ci viene da domandare a Pedro Poveda come acquistare questo spirito e questa fisionomia. La sua risposta fu: il segreto sta nel porre Dio nel cuore. E i nostri sforzi e le nostre ricerche continuano ad essere anche oggi le strade che aprono alla comunicazione, all’incontro di ogni essere umano, di ogni gruppo umano, con quel Dio che attraverso noi, come in Gesù, vuole continuare a incontrarsi con l’umanità di questo secolo.

 

   Loreto Ballester

Roma, domenica 25 dicembre 2005.

Lo scorso 19 dicembre Benedetto XVI autorizzò il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi a pubblicare il decreto di virtù eroiche di Maria Josefa Segovia Moròn, prima direttrice dell’Istituzione Teresiana. La persona che ora ricopre quella carica, Loreto Ballester, fa per "Zenit" una lettura del personaggio e comunica il significato di questo nuovo passo verso il riconoscimento che la Chiesa fa della santità di questa donna singolare.

     Loreto Ballester Raventòs, di 61 anni, è Ordinaria di Chimica inorganica nell’Università Complutense di Madrid, realizza programmi di investigazione e rinnovamento didattico. E’stata professoressa invitata o ha trascorso periodi di ricerca, in Inghilterra, Italia, Repubblica Ceca e Bulgaria. Dal 2000 è direttrice dell’Istituzione Teresiana.

  
  
  
  
 

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