COVADONGA
(Giugno 2007).- Novantaquattro anni dopo aver lasciato Covadonga, San
Pedro Poveda vi è ritornato per fermarvisi. Lì rimane, accogliendo i
pellegrini dalla sua cappella nel Santuario, nella quale è stata
collocata la sua immagine, opera dell’artista asturiano Vicente
Santarùa. L’Arcivescovo di Oviedo il 3 giugno l’ha benedetta.
Davanti
a centinaia di fedeli l’Arcivescovo, Carlos Osoro Sierra ha
ringraziato l’Istituzione Teresiana, Associazione di fedeli iniziata
dal Poveda nel 1911, per "lo sforzo di mantenere la presenza di
questo testimone di Dio qui fra noi". L’Istituzione ha sostenuto
la spesa di questa immagine del Santo, che fu canonizzato da Giovanni
Paolo II a Madrid, il 4 maggio 2003.
"Oggi
è un giorno storico", ha detto l’Arcivescovo, ringraziando lo
scultore per "questa bella opera di un asturiano che ha captato chi
è Pedro Poveda".
Mons
Osoro ha affermato che era sicuro che "la presenza di questo santo
qui, attirerà grazie abbondanti per l’Istituzione Teresiana e per la
Chiesa".
La
cerimonia ha avuto luogo al termine di una Eucaristia solenne, durante
la quale rappresentanti dell’Istituzione Teresiana provenienti da
quattro continenti hanno rinnovato davanti alla Santina quello che viene
conosciuto come il ‘voto di Covadonga’, a compimento del desiderio
di San Pedro Poveda.
Alcuni
momenti prima che l’Arcivescovo benedicesse l’immagine di San Pedro
Poveda, lo scultore Vicente Santarùa ha spiegato la sua opera: "un
progetto che ho dovuto leggere nella sua vita, riga per riga", ha
detto emozionato.
"Queste
righe ho fatto in modo che si riflettessero non solo nel volto, nelle
mani e nella parte ornamentale, ma anche nella struttura estetica di
movimento e nel codice di spazi e vuoti che tutto questo comporta",
ha spiegato.
L’artista
è già conosciuto per sculture come quella del cineasta Woody Allen,
del 2003, nella strada centrale Milicias Nacionales di Oviedo, che
rappresenta "una persona rilassata e attonita nel contemplare
Oviedo". L’ispirazione è nata a seguito dei commenti dell’attore
sulla città, durante la sua visita a Oviedo per ricevere il premio
Principe de Asturias. Un’altra scultura, del 2006, rappresenta il Papa
Giovanni Paolo II, in bronzo marino, come pellegrino che porta come
bastone un palo come quello che gli aveva regalato un pastore durante la
sua visita nelle Asturie.
Per
scolpire San Pedro Poveda, Santarùa studiò in ogni suo particolare la
cappella laterale destra della Basilica, il suo gioco di luci, ed ha
spiegato ai fedeli che "l’immagine si posa su una colonna che
sorge dal fondo della pietra. Nella parte superiore, lungo il capitello,
una scritta dice: Madre mia di Covadonga salvaci. Nello stesso
capitello c’è la colomba mariana e la palma di martire del Poveda,
due simboli che permettono di "mettere a fuoco e associare la fede
che San Pedro cercò di riflettere da Covadonga".
La
scultura policroma rappresenta il Santo vestito con gli ornamenti di
canonico in uso alla sua epoca. Attraverso il movimento delle pieghe del
mantello, la vista si eleva e arriva alla mano destra che tiene,
appoggiati al cuore, gli Statuti dell’Istituzione Teresiana, con una
croce che ha nel centro la Vergine di Covadonga. Lo sguardo e il volto
del Santo sono rivolti al cielo, come se ricevesse l’ispirazione dall’alto.
Fa
parte del complesso scultoreo ideato dall’autore, un ostensorio messo
davanti, con una reliquia del Santo. E’ sostenuto da alcune mani. Una
grande stella, simbolo di Maria, con altre piccole stelle che
simboleggiano l’Istituzione Teresiana, circondano la reliquia di San
Pedro Poveda. L’urna è sostenuta da quattro angeli. Chi si avvicina a
contemplarla può vedere il volto della scultura riflesso sul cristallo
che protegge la reliquia.
Per
l’autore, "questo insieme, con la luce che lo circonda,
costituisce il cosmo teologico dell’opera". Egli considera che in
questa cappella "San Pedro Poveda sta difendendo la cattedra di una
missione universale".
La
breve cerimonia della benedizione dell’immagine è stata accompagnata
dal canto ‘Siete Santi di Dio’, cantato dalla schola cantorum
di Covadonga. L’Arcivescovo Osoro ha esortato i fedeli a predisporsi
spiritualmente e ha letto l’orazione di benedizione.
Con
la benedizione, la cappella è stata inaugurata per il culto e
predisposta per la venerazione del Santo.
In
occasione di questo avvenimento, la Direttrice Generale dell’Istituzione
Teresiana ha ricordato che quest’anno si celebra il cinquantesimo
anniversario della morte di Josefa Segovia, collaboratrice del Poveda e
continuatrice della sua Opera, dopo la morte del fondatore martire nel
1936.
"Il
ricordo di Josefa Segovia si raccorda con l’intuizione originaria a
cui ella diede impulso e sviluppo…" ha ricordato Loreto Ballester,
in una lettera in cui afferma che "rendere presente oggi Josefa
Segovia in questo pellegrinaggio a Covadonga, ci sfida a continuare a
vivere con fedeltà l’idea buona di Pedro Poveda".
Testo
e foto, ARACELI CANTERO
Traduzione
Maria Cimino
Testo
e foto originali nella pagina Web dell'Istituzione
Teresiana