Prima di
dare la parola a don Ciotti, si sono susseguiti degli interventi
introduttivi. La dott.ssa Maria Antonietta Salvati, che ha coordinato i
lavori e il dibattito, illustra le finalità che si prefigge l'Istituzione
Teresiana a Rossano, dove opera da oltre 50 anni e mette in risalto le
numerose iniziative sociali intraprese a favore dei ragazzi. Il preside
del Liceo, prof. Giovanni Labonia, fa gli onori di casa, dichiarandosi
onorato di ospitare un così importante convegno.
La
prof.ssa Alessandra Mazzei, assessore al Turismo, a nome
dell'Amministrazione, si dichiarata disponibile a supportare ogni
iniziativa socio-culturale, utile per Rossano, e sostiene che alla base
della "Città educativa" ci deve essere sempre il confronto e la
programmazione.
Il prof.
Aldo Platarota, a nome dell'associazione ex-alunni, ringrazia don Ciotti
per aver accolto l'invito ed elogia la sensibilità e l'interesse dei
presenti al convegno, nonostante gli impegni domenicali. Mette in risalto
il lavoro proficuo e silenzioso dei membri dell'Istituzione teresiana, in
particolare della prof.ssa Obdulia Panera, ed ha invitato tutti a
collaborare per crescere insieme.
Il
compito di introdurre la relazione di Don Ciotti è assolto dalla prof.ssa
Elvira Bauleo, ex preside del Magistrale "S. Pio X" la quale
subito richiama alla necessità dei valori e del rispetto dell'uomo, in
particolari nella nostra terra di Calabria, che sta vivendo un momento di
emergenza, (uccisione de Vice presidente della Regione, Francesco Fortugno),
di carenza di democrazia (il dilagare della violenza) e una caduta di
legalità i (disoccupazione, vite precarie). Bisogna allora cogliere le
opportunità. "Senza mete non si va da nessuna parte", e
continua: Occorre pretendere pace e giustizia, ma è essenziale la
partecipazione di tutti, specie dei giovani. Importante è sicuramente il
ruolo dell'istruzione e dell'educazione perché, per camminare verso
l'orizzonte di una società nuova, è determinante esercitare i diritti
umani, ampliando i settori della solidarietà e integrando i deboli,
attraverso progetti educatavi di una pedagogia inclusiva. La prof.ssa
Bauleo infine ha sintetizzato in tre punti le possibili I soluzioni
all'emergenza in Calabria: ridare speranza; accrescere la stima per la
vita e l'impegno della classe politica; attuare una forte, vasta e decisa
purificazione etica, in tutti gli ambienti.
La
dott.ssa Salvati quindi presenta don Ciotti, che esordisce con una frase
ad effetto: "Sono contento di essere con voi, ma non aspettatevi
verità perché, ho solo una laurea in scienze confuse". In questa
società complessa, mi considero un "analfabetà" perché voglio
conoscere e capire. È necessario sempre cogliere il positivo,
neutralizzare la negatività che ci viene propinata rutti i giorni dai
telegiornali.
Sono 40
anni, ricorda, che ho fondato il Gruppo Abele, quando ancora non c'era la
droga come oggi, e i giovani
venivano rinchiusi in carcere o inviati negli ospedali psichiatrici. Nel
centro ve ne sono 4 mila, di cui ben il 60 % sono adulti e sposati. Il
mondo degli adulti è quello che consuma più sostanze. Abbiamo il
problema di aiutare le persone che all'apparenza sembrano normali, ma che
vivono il disagio. Ho formato un gruppo di giovani che vengono al Centro
per disintossicarsi dal consumismo!
I giovani
si sentono avvelenati dal consumismo e, come il vizio del fumo, non
riescono ad uscirne. I giovani sono disorientati e delusi. La parola più
usata dei giovani che si suicidano è "scusate". Si sentono soli
e abbandonati. Occorre allora uno sforzo da parte di tutti. I genitori
invece di dare, dovrebbero concedere e darsi. I giovani hanno bisogno di
relazioni familiari durature, di impegnarsi nel sociale, di credere nella
giustizia, di darsi alla politica, intesa, secondo Paolo VI, come" la
più alta forma di carità". I politici onesti lavorano per il bene
comune. Il giudice Levatino, ucciso dalla mafia, diceva: "Non basta
essere credenti, bisogna essere credibili". Il politico deve dare
speranze. I giovani hanno voglia di partecipare. Per parole
di Paolo Borsellino: "Ho tanta paura, ma ho anche tanto
coraggio". Il coraggio si consolida nella convivenza che si nutre di
legalità e solidarietà. Ma soprattutto attraverso rieducazione e la
creazione di città sicure, città vivibili, dove si intrecciano le
relazioni sociali. La relazione è un mezzo per crescere, che si sviluppa
con fatti concreti, dando spazio ai vissuti e alle emozioni. Le emergenze
attuali sono la Calabria, Napoli, Palermo, ma per eliminarle, non basta
parlarne solo. alcuni giorni, è necessaria la "continuità".
Questa parola la scriverei sui muri dei palazzi del potere, delle scuole,
delle chiese.
In questa
vostra terra, ospitale e bella, come se la ricorda anche mio padre, che ha
95 anni, vi sono molte positività. Dobbiamo aiutare e aiutarci. "Ho
molta paura", ha sottolineato don Ciotti, con la sua voce calma e la
lucidità che gli proviene dall'esperienza, della retorica che tutti i
giorni si riversa sui giovani. Occorre eliminare l'inganno delle parole
(pace, legalità, giustizia,ecc) perché sono vane, se non sono applicate
nelle nostre azioni quotidiane. I giovani più che il futuro, sono il
presente, per cui è necessario creare strumenti e percorsi. Non possiamo
rimanere insensibili all'idea che il 60% dei giovani in Calabria sia
disoccupato. Il lavoro è un bisogno dal quale nasce il diritto. I giovani
hanno bisogno di essere capiti e amati. Vivono in un mondo virtuale, dove
possono scambiare la realtà con la fantasia.
I loro scenari ideali
sono spesso: il piacere, la
bellezza, fa forza, il potere, il denaro, l'apparire. Il terreno fertile
della mafia. Nessuno dice che la realtà è più spesso povertà, dolore,
gioia, sacrificio. Don Ciotti chiude qui. Il vulcano si placa, e un lungo
scroscio di applausi sottolinea le sue idee sempre supportate da esempi
spesso commoventi.
Don
Ciotti risponde a tutte le domande, completando ancora di più il suo
pensiero. Sottolinea la necessità di mettere lo "stupore" al
centro della vita. Mai la routine. Incita a fare sempre qualcosa in più.
Richiama a forme di collaborazione di tutti e incita all'assunzione di
responsabilità e sperimentazione della democrazia da parte dei giovani,
attraverso la solidarietà. Il problema della mafia, ha ricordato, non è
un problema solo del Sud, ma di tutta l'Italia, perché è ovunque c'è
caporalato, prostituzione, droga. Il riciclaggio del denaro sporco è più
a Nord che al Sud.
Concludendo,
don Ciotti vuole lasciare un ricordo e regala a tutti 4 chiavi per
affrontare tutte le emergenze dei giovani: portarli ad incontrare le
persone ed affrontare i problemi; accompagnarli nel cammino della vita,
non portarli; assicurare la nostra presenza di adulti; partire sempre dai
loro bisogni (affetto, comunicazione, capacità) e non dai problemi. La
messa dell'arcivescovo mons. Andrea Cassone conclude una giornata,
storica.