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Una città educativa per un futuro migliore

 

Incontro con Don Luigi Ciotti

Ex Alunni Istituto Magistrale in collaborazione con l'Associazine INSIEME

6 novembre 2005

 

 

Testo di Aldo Platarota

La cultura è uno dei motori essenziali dello sviluppo sociale e civile di un popolo, per cui investire risorse per realizzare una "città educativa" basata su proprio patrimonio umano, ricco di connotati intellettuali, religiosi e morali, significa promuovere una cultura alta che ha come obiettivo uno "migliore qualità della vita". A spronare ad un impegno in tal senso quanti credono in un progetto, che abbia come orizzonte un futuro migliore per la nostra città, è l'Istituzione Teresiana e l'Associazione degli ex alunni delle Magistrali.

Sono ormai tre anni che chiamano a raccolta in questo periodo, quanti operano nel mondo della scuola, delle professioni e delle associazioni di volontariato per dibattere e riflettere su un tema che possa servire da molla per mettere in campo idee e iniziative a favore della collettività. Quest'anno è stato scelto il tema: "Una città educativa per un futuro migliore". A relazionare è stato chiamato don Luigi Ciotti, una personalità di grande rilievo nazionale. Un prete semplice, ma sanguigno; un vulcano di idee e di opere, che incanta e coinvolge. Numerose sono le sue iniziative: Presidente nazionale dell'Associazione Liberal, fondatore del Gruppo Abele, organizzatore di centri per famiglie, ispiratore di cooperative per giovani disoccupati per la raccolta differenziata di rifiuti. Un suo gruppo ha costruito una fabbrica dove si producono e vendono in tutta l’Italia giochi per i parchi pubblici. E’ una bandiera del recupero della devianza e della lotta contro la mafia. Ad ascoltarlo nell'aula magna del Liceo Scientifico, il 6 novembre, c'erano oltre 300 persone.

 

       

 

       

Prima di dare la parola a don Ciotti, si sono susseguiti degli interventi introduttivi. La dott.ssa Maria Antonietta Salvati, che ha coordinato i lavori e il dibattito, illustra le finalità che si prefigge l'Istituzione Teresiana a Rossano, dove opera da oltre 50 anni e mette in risalto le numerose iniziative sociali intraprese a favore dei ragazzi. Il preside del Liceo, prof. Giovanni Labonia, fa gli onori di casa, dichiarandosi onorato di ospitare un così importante convegno.

La prof.ssa Alessandra Mazzei, assessore al Turismo, a nome dell'Amministrazione, si dichiarata disponibile a supportare ogni iniziativa socio-culturale, utile per Rossano, e sostiene che alla base della "Città educativa" ci deve essere sempre il confronto e la programmazione.

Il prof. Aldo Platarota, a nome dell'associazione ex-alunni, ringrazia don Ciotti per aver accolto l'invito ed elogia la sensibilità e l'interesse dei presenti al convegno, nonostante gli impegni domenicali. Mette in risalto il lavoro proficuo e silenzioso dei membri dell'Istituzione teresiana, in particolare della prof.ssa Obdulia Panera, ed ha invitato tutti a collaborare per crescere insieme.

Il compito di introdurre la relazione di Don Ciotti è assolto dalla prof.ssa Elvira Bauleo, ex preside del Magistrale "S. Pio X" la quale subito richiama alla necessità dei valori e del rispetto dell'uomo, in particolari nella nostra terra di Calabria, che sta vivendo un momento di emergenza, (uccisione de Vice presidente della Regione, Francesco Fortugno), di carenza di democrazia (il dilagare della violenza) e una caduta di legalità i (disoccupazione, vite precarie). Bisogna allora cogliere le opportunità. "Senza mete non si va da nessuna parte", e continua: Occorre pretendere pace e giustizia, ma è essenziale la partecipazione di tutti, specie dei giovani. Importante è sicuramente il ruolo dell'istruzione e dell'educazione perché, per camminare verso l'orizzonte di una società nuova, è determinante esercitare i diritti umani, ampliando i settori della solidarietà e integrando i deboli, attraverso progetti educatavi di una pedagogia inclusiva. La prof.ssa Bauleo infine ha sintetizzato in tre punti le possibili I soluzioni all'emergenza in Calabria: ridare speranza; accrescere la stima per la vita e l'impegno della classe politica; attuare una forte, vasta e decisa purificazione etica, in tutti gli ambienti.

La dott.ssa Salvati quindi presenta don Ciotti, che esordisce con una frase ad effetto: "Sono contento di essere con voi, ma non aspettatevi verità perché, ho solo una laurea in scienze confuse". In questa società complessa, mi considero un "analfabetà" perché voglio conoscere e capire. È necessario sempre cogliere il positivo, neutralizzare la negatività che ci viene propinata rutti i giorni dai telegiornali.

Sono 40 anni, ricorda, che ho fondato il Gruppo Abele, quando ancora non c'era la droga come oggi, e i giovani venivano rinchiusi in carcere o inviati negli ospedali psichiatrici. Nel centro ve ne sono 4 mila, di cui ben il 60 % sono adulti e sposati. Il mondo degli adulti è quello che consuma più sostanze. Abbiamo il problema di aiutare le persone che all'apparenza sembrano normali, ma che vivono il disagio. Ho formato un gruppo di giovani che vengono al Centro per disintossicarsi dal consumismo!

I giovani si sentono avvelenati dal consumismo e, come il vizio del fumo, non riescono ad uscirne. I giovani sono disorientati e delusi. La parola più usata dei giovani che si suicidano è "scusate". Si sentono soli e abbandonati. Occorre allora uno sforzo da parte di tutti. I genitori invece di dare, dovrebbero concedere e darsi. I giovani hanno bisogno di relazioni familiari durature, di impegnarsi nel sociale, di credere nella giustizia, di darsi alla politica, intesa, secondo Paolo VI, come" la più alta forma di carità". I politici onesti lavorano per il bene comune. Il giudice Levatino, ucciso dalla mafia, diceva: "Non basta essere credenti, bisogna essere credibili". Il politico deve dare speranze. I giovani hanno voglia di partecipare. Per parole di Paolo Borsellino: "Ho tanta paura, ma ho anche tanto coraggio". Il coraggio si consolida nella convivenza che si nutre di legalità e solidarietà. Ma soprattutto attraverso rieducazione e la creazione di città sicure, città vivibili, dove si intrecciano le relazioni sociali. La relazione è un mezzo per crescere, che si sviluppa con fatti concreti, dando spazio ai vissuti e alle emozioni. Le emergenze attuali sono la Calabria, Napoli, Palermo, ma per eliminarle, non basta parlarne solo. alcuni giorni, è necessaria la "continuità". Questa parola la scriverei sui muri dei palazzi del potere, delle scuole, delle chiese.

In questa vostra terra, ospitale e bella, come se la ricorda anche mio padre, che ha 95 anni, vi sono molte positività. Dobbiamo aiutare e aiutarci. "Ho molta paura", ha sottolineato don Ciotti, con la sua voce calma e la lucidità che gli proviene dall'esperienza, della retorica che tutti i giorni si riversa sui giovani. Occorre eliminare l'inganno delle parole (pace, legalità, giustizia,ecc) perché sono vane, se non sono applicate nelle nostre azioni quotidiane. I giovani più che il futuro, sono il presente, per cui è necessario creare strumenti e percorsi. Non possiamo rimanere insensibili all'idea che il 60% dei giovani in Calabria sia disoccupato. Il lavoro è un bisogno dal quale nasce il diritto. I giovani hanno bisogno di essere capiti e amati. Vivono in un mondo virtuale, dove possono scambiare la realtà con la fantasia.

I loro scenari ideali sono spesso: il piacere, la bellezza, fa forza, il potere, il denaro, l'apparire. Il terreno fertile della mafia. Nessuno dice che la realtà è più spesso povertà, dolore, gioia, sacrificio. Don Ciotti chiude qui. Il vulcano si placa, e un lungo scroscio di applausi sottolinea le sue idee sempre supportate da esempi spesso commoventi.

Don Ciotti risponde a tutte le domande, completando ancora di più il suo pensiero. Sottolinea la necessità di mettere lo "stupore" al centro della vita. Mai la routine. Incita a fare sempre qualcosa in più. Richiama a forme di collaborazione di tutti e incita all'assunzione di responsabilità e sperimentazione della democrazia da parte dei giovani, attraverso la solidarietà. Il problema della mafia, ha ricordato, non è un problema solo del Sud, ma di tutta l'Italia, perché è ovunque c'è caporalato, prostituzione, droga. Il riciclaggio del denaro sporco è più a Nord che al Sud.

Concludendo, don Ciotti vuole lasciare un ricordo e regala a tutti 4 chiavi per affrontare tutte le emergenze dei giovani: portarli ad incontrare le persone ed affrontare i problemi; accompagnarli nel cammino della vita, non portarli; assicurare la nostra presenza di adulti; partire sempre dai loro bisogni (affetto, comunicazione, capacità) e non dai problemi. La messa dell'arcivescovo mons. Andrea Cassone conclude una giornata, storica.

 

 

 

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