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Chi
era Victoria Díez?
Victoria nacque
a Siviglia l’11 novembre del 1903, in una Spagna divisa dalle
polemiche tra "liberali" e "conservatori". Era
figlia unica di una modesta famiglia. Ben presto cominciò a farsi
carico delle necessità della famiglia alternando i suoi obblighi di
studentessa con l’aiuto domestico.
Poiché era figlia
unica e fisicamente piuttosto fragile, i suoi genitori, la madre in
particolare, la circondavano di grandi attenzioni fino ad essere
iperprotettivi.
Presto si delineò in
lei il conflitto interiore tra il suo senso di dovere verso la famiglia
e il suo anelito missionario. La voce di Dio diventa un’ossessione:
Che posso fare per compiacerti il più possibile? Annota nel suo diario.
"Più" diventa una parola cardine nel vocabolario di Victoria.
Nel 1925 partecipò a
una conferenza sullo spirito educativo di S. Teresa
di Gesù e ne fu profondamente colpita. Fu una risposta alla sua
inquietudine di andare sempre oltre. Più tardi, ricordando quel
momento, lo chiamò la "sera dell’incontro".
Dopo la sua adesione
all’istituzione Teresiana, Victoria ebbe la sua prima nomina: Cheles,
e nel 1928 fu trasferita ad Hornachuelos: un paese che la metteva di
fronte a una sfida: non andare in cerca di cose impossibili, ma al tempo
stesso non accontentarsi di quello che c’era.
Seppe organizzare e
dare impulso all‘azione Cattolica, programmò corsi serali per donne
che lavoravano, riuscì ad aprire per la sua scuola un nuovo locale,
istituì rapporti con le famiglie
delle sue alunne, ottenne aiuto per chi aveva bisogno, organizzò il
catechismo per i ragazzi, fu
presidente del Consiglio Comunale e lottò perché
fossero riconosciuti i diritti umani...
La morte non poteva
essere una sorpresa per Victoria. Fin dal suo arrivo a Hornachuelos
aveva avuto il presentimento che la morte l’avrebbe colta lì.
L’11 agosto 1936 due
uomini armati si presentarono a Victoria chiedendole di seguirli alla
sede del Comitato per fare una dichiarazione. Non tornò più.
All’alba del 12
agosto, dopo una penosa marcia di 12 km per sentieri sassosi, con 17
uomini giunse finalmente al luogo della morte. Victoria, unica donna,
assistette all’esecuzione dei suoi compagni prima di trovarsi faccia a
faccia con la decisione suprema.
Salvarsi sarebbe stato
facile. Bastava una semplice dichiarazione, un grido di negazione della
propria fede e sarebbe tornata a casa sua... In realtà non le era
possibile. Con un atto simile avrebbe rinnegato tutta
la sua vita, la
sua stessa identità. Non posso dire quello che mi chiedete – disse
– Io dico quello che sento: Viva Cristo, viva la Madre mia!
Sembrò che il rumore
degli spari non riuscisse a spegnere l’eco del suo grido d’amore.
12 agosto 1936:
Victoria muore come testimone della fede, nella miniera del Rincón, nei
dintorni di Hornachuelos, Córdoba, Spagna
Il 10 ottobre del 1993 è
beatificata a Roma, da Giovanni Paolo II.
La
sua festa si celebra il 12 agosto
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